Sono passati 50 anni dalla cessione di Alfa Romeo dall’IRI al Gruppo Fiat. Il passaggio avvenne nel 1986. Le finanze aziendali del “biscione” non erano delle migliori e i bilanci accusavano delle sofferenze. Diciamo che erano in affanno, pure in virtù degli alti costi di produzione, che comprimevano i margini e rendevano meno competitiva l’offerta.
In questo scenario maturò la vendita dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale, che ne deteneva il controllo (con Romano Prodi sul ponte di comando), al gruppo automobilistico guidato da Gianni Agnelli. Fiat ebbe in Ford un rivale nell’acquisto, ma vinse la contesa. Anche grazie ai suoi buoni uffici. Così Alfa Romeo rimase italiana.
Qualche tempo dopo l’accordo giunse sul mercato la splendida 164, disegnata da Pininfarina e sviluppata sullo stesso pianale utilizzato da Fiat Croma, Lancia Thema e Saab 9000. Il modello piacque, perché univa alla bella estetica delle doti dinamiche e prestazionali all’altezza, in un quadro di comfort e abitabilità in linea con le aspettative. Se avesse avuto la trazione posteriore avrebbe sfondato, ma i suoi numeri furono comunque buoni.
Per Alfa Romeo sembrava la svolta, nell’indirizzo strategico, ma purtroppo fu un’illusione. I ricordi del nobile passato rimasero lontani, fatta eccezione per qualche colpo di luce. La coupé SZ e la roadster RZ furono delle prove di coraggio, ma non fecero grandi numeri. Era prevedibile. Andò bene con la 156, il cui lancio avvenne nel 1997. Fu un’auto di successo, per il suo stile e le sue doti. Da lei discende, sul piano spirituale, la Giulia, nuova prova di bravura del marchio, non avallata dal successo di mercato che avrebbe meritato.
Nel mese di gennaio del 2001, quando avvenne la nascita di Stellantis, Alfa Romeo entrò nella sua galassia, per la fusione tra i gruppi Fiat Chrysler Automobiles e PSA (Peugeot Société Anonyme). Quest’ultimo includeva nella sua costellazione marchi come Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall;
Sotto la nuova egida presero forma modelli Alfa Romeo come la GT, la 159, la Brera, la 8C Competizione, la Giulia, la 33 Stradale, giusto per citare alcune di quelle che si sono ritagliate uno spazio nella storia. Oggi abbiamo deciso di passare in rassegna le auto del “biscione” a nostro avviso più coinvolgenti sul piano emotivo, fra quelle nate dopo la cessione dell’IRI. Se lo gradite, seguiteci nel viaggio alla loro scoperta.
Alfa Romeo SZ ed RZ

La SZ ha un look muscolare. I suoi tratti sbilenchi e tozzi esprimono un carattere deciso. Sicuramente è un’auto che si fa notare, ma non è bella. L’esuberante personalità della carrozzeria farebbe pensare a prestazioni stellari, ma il livello energetico è inferiore a quanto si creda.
Sotto il cofano anteriore alberga un motore V6 Busso da 2.959 centimetri cubi di cilindrata, che eroga 210 cavalli di potenza massima, a 6.200 giri al minuto, con un picco di coppia di 25 kgm a 4.500 giri al minuto. Ne deriva un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 7 secondi netti. La punta velocistica si fissa a 245 km/h.
Per fortuna l’handling è di ottimo livello, grazie al coinvolgimento di Giorgio Pianta, che mise a disposizione la sua sapienza. Ne deriva un piacere di guida degno di nota, godibile a cielo aperto nella versione RZ, che replica le dinamiche stradali della coupé, perdendo solo un pizzico di vigore e di leggiadria. In cambio, però, regala un’estetica migliore e le emozioni della guida en plein air.
L’Alfa Romeo SZ non cede alle lusinghe delle leziosità stilistiche, perché vuole mostrare soltanto i muscoli. Del resto, punta a distinguersi dalla massa, con un carattere espressivo forte. Prodotta dal 1989 al 1991, in circa 1.000 esemplari, questa sportiva non ha una buona sintonia con l’eleganza. Si vede che il suo obiettivo non è il Concorso di Villa d’Este. I lineamenti del corpo spaccano gli animi: c’è chi li ama e chi li odia. Nessuno, però, mette in dubbio la sua carica identitaria.
Assemblata presso lo stabilimento Zagato di Terrazzano di Rho, la vettura di cui ci stiamo occupando ebbe per denominazione originale la sigla “ES 30” (Experimental Sports). Presto fu soprannominata “Il Mostro”, per ragioni molto chiare, legate alla veste scenica molto aggressiva e poco aggraziata. Si fatica a credere che il taglio della sua carrozzeria possa garantire una buona scorrevolezza dei flussi d’aria, ma il coefficiente di resistenza aerodinamica (Cx) di 0.30 dice proprio questo. Il lavoro in galleria del vento, evidentemente, diede i suoi frutti.
8C Competizione e Spider

Questa è l’auto più scultorea ed esteticamente gradevole prodotta dalla casa del “biscione” negli ultimi decenni. Anche se le sue dinamiche stradali non sono da prima della classe, ha un fascino stellare, che la proietta direttamente nel mondo dei sogni, senza alcuna pratica burocratica intermedia. Il cuore, infatti, non ha bisogno di carte e marche da bollo: sa per cosa pulsare.
La veste stilistica sviluppata dal designer tedesco Wolfgang Egger per il Centro Stile Alfa è sublime, da ogni prospettiva di osservazione, ma non c’è dubbio sul fatto che le migliori rese visive giungano dal frontale e dal 3/4 anteriore. Anche il profilo laterale è al top. Dietro va un po’ meno bene, come presa scenica, ma anche qui l’eccellenza creativa è ai massimi livelli. I flussi estetici sono impeccabili e non emergono elementi di stonatura. L’armonia, qui, è la norma.
Non meno avvincente è la meccanica. A dominare la scena, con note di grande nobiltà, ci pensa il motore di origine Ferrari accolto sotto il cofano anteriore. Si tratta di un fantastico V8 da 4.7 litri di cilindrata, in grado di sviluppare 450 cavalli di potenza massima, con sonorità inebrianti. Le performance in linea retta sono di alta gamma, con uno scatto da 0 a 100 km/h in 4 secondi netti e una velocità massima di 292 km/h.
Questa supercar, poi declinata anche in versione Spider, rappresenta una delle espressioni più nobili della storia moderna della casa milanese. Prodotta a partire dal 2007, l’Alfa Romeo 8C Competizione è un gioiello in tiratura limitata, finito nel garage di pochi eletti, col marchio del “biscione” stampato nel cuore.
Alfa Romeo 4C

Questa vettura ha riportato lo spirito sportivo del “biscione” su una coupé a 2 posti secchi, dopo anni di assenza dallo specifico filone. L’ultima creatura della specie, firmata dalla casa automobilistica milanese era stata la 8C Competizione. Da lei l’Alfa Romeo 4C si differenziava per una minore nobiltà, ma anche per una superiore efficienza dinamica.
Diverso, inoltre, il posizionamento del motore, qui disposto alle spalle dell’abitacolo. Niente di paragonabile col V8 dell’altra in termini di blasone, ma i 240 cavalli espressi dal suo 4 cilindri sovralimentato da 1.750 centimetri cubi di cilindrata erano più che sufficienti ad imprimere una spinta da supercar, complice il peso alla bilancia inferiore ai 900 kg.
Un dato straordinario, quest’ultimo, reso possibile soprattutto dall’uso di una monoscocca in fibra di carbonio, sviluppata insieme a Dallara. La ricerca della leggerezza, messa a frutto dai tecnici, si traduce in un livello prestazionale paragonabile, nello scatto breve, a quello della Ferrari 360 Modena, nonostante i 400 cavalli espressi dalla splendida berlinetta emiliana. Per coprire la pratica dello 0-100 km/h, alla 4C Competizione bastano infatti 4.5 secondi, come sulla “rossa”. La velocità massima è di 258 km/h.
Portata al debutto quando le lancette del tempo segnavano l’anno 2013 ed uscita di listino già da un pezzo, questa vettura continua a piacere. La produzione fu curata da Maserati, nel suo stabilimento di Modena. Fra i punti di forza del modello, la finezza dinamica, che inebria. Ottimo il lavoro svolto dal cambio a doppia frizione a 6 marce, con paddle dietro il volante, che aiuta il pilota a scaricare al meglio l’energia propulsiva sulle ruote posteriori. Suggestive le forme, specie nello specchio di coda.
Giulia GTAm

Questa è una belva col look da berlina, ma altamente vitaminizzata. Sembra un’auto scappata da uno dei campionati turismo più celebri al mondo. Nel doparla, i progettisti della casa milanese non hanno avuto paura ad uscire fuori dalle tristi reti del “politicamente corretto”, anche sul piano estetico.
L’Alfa Romeo Giulia GTAm mostra i muscoli con orgoglio e li esibisce in ogni centimetro di carrozzeria. Qui la presenza del “cuore sportivo” emerge sin dal primo colpo d’occhio. La sua non è semplice estetica, ma essenza. Sulla “belva” milanese ogni forma di cosmesi è bandita. C’è solo tanta sostanza….e che sostanza.
Insieme alla sorella GTA, la Giulia GTAm raccoglie l’eredità della Giulia Gran Turismo Alleggerita del 1965, una delle vetture Alfa Romeo più vincenti della storia. L’efficienza è il suo mantra, perché qui si bada al sodo. Stretta la connessione col mondo delle corse, sottolineata dalla proficua sinergia con il team svizzero Sauber Engineering.
La parentela con l’universo racing si coglie nelle appendici aerodinamiche e nelle soluzioni tecniche scelte per questa vettura. Anche i materiali sono di impronta agonistica, con abbondanti distese di fibra di carbonio e altri ingredienti leggeri. I cerchi da 20 pollici sono un’ulteriore traccia della liason: questa scelta è tipica delle monoposto di Formula 1.
Sotto il cofano anteriore dell’Alfa Romeo in esame pulsa un motore V6 biturbo da 2.9 litri di cilindrata, con 540 cavalli al servizio del piacere. Lo scatto da 0 a 100 km/h viene archiviato in appena 3.6 secondi. Il sound è da pelle d’oca, grazie anche allo specifico scarico disegnato da Akrapovic.
Alfa Romeo 33 Stradale

Il nome riprende quello della omonima vettura del 1967, disegnata con sublime grazia da Franco Scaglione. Di quella riprende il design, traslandolo nella modernità. Ne derivano evidenti richiami visivi in un corpo meno fluido ed armonico della progenitrice, ma comunque di grande effetto scenico. Resta il fatto che la bellezza delle due opere non è comparabile. Troppo alti i livelli raggiunti dalla nonna per poter pensare di replicarli.
La nuova Alfa Romeo 33 Stradale cattura comunque gli sguardi e tocca le giuste corde emotive nell’apparato sensoriale dei cultori del “biscione” (e non solo). Questa è un’auto milionaria, destinata a pochi eletti, dalle possibilità economiche indubbiamente grandi. Solo 33 gli esemplari prodotti. Un omaggio anche questo, al nome del modello. La loro vendita si è consumata già prima del debutto ufficiale.
L’esclusività e il know-how tecnologico hanno fatto da sirena per i grandi collezionisti, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione, anche nella prospettiva patrimoniale. Figlia di nobili processi artigianali, la coupé di cui ci stiamo occupando gode della spinta di un motore V6 biturbo da 3 litri di cilindrata, in grado di sviluppare una potenza massima di oltre 620 cavalli.
In alternativa è stato offerto un powertrain 100% elettrico da oltre 750 cavalli, ma credo che in questa veste l’auto sia sbocciata in una sola unità. Qui contano le emozioni e la propulsione alla spina non le dà. Con l’endotermico, l’Alfa Romeo 33 Stradale di nuova generazione brucia in meno di 3 secondi il passaggio da 0 a 100 km/h. La velocità massima si spinge a quota 333 km/h.
Tutte le Alfa Romeo post IRI (F1 comprese)

1987-1998: 164
1989-1994: Spider “Ultima” (Duetto)
1989-1991: SZ 1982: 182
1983: 183T
1984: 184T
1985: 185T
1990-1999 1992-1993: RZ
1992-1998: 155
1994-2000: 145
1995-2000: 146
1995-2005: GTV
1995-2006: Spider
1997-2005: 156
1998-2007: 166 1992: 155 GTA
1993-1997: 155 V6 TI
1998-2001: 156 D2
2000-2009 2000-2010: 147
2003-2010: GT
2005-2011: 159
2005-2010: Brera
2006-2010: Spider
2007-2010: 8C Competizione
2008-2018: MiTo 2002: 156 GTA Super 2000
2003-2007: 156 Super 2000
2003-2007: 147 GTA CUP
2010-2019 2013-2019: 4C
2010-2020: Giulietta
2016-in corso: Giulia
2016-in corso: Stelvio
2020-2029 2022-in corso: Tonale
2023-in corso: 33 Stradale
2024-in corso: Junior
Fonte lista auto: Wikipedia
