Nei giorni scorsi ha fatto rumore l’invito da parte di Stellantis ai propri fornitori piemontesi a seguirla in Algeria dove il gruppo automobilistico sta investendo forte nel nuovo stabilimento sorto nella provincia di Orano che a regime dovrebbe produrre oltre 90 mila auto all’anno. Ovviamente ai sindacati la cosa non è piaciuta per niente con la Fiom che ritiene inaccettabile l’invito dell’azienda fatto ai fornitori. Anche il mondo politico non ha accolto con favore questa iniziativa da parte del gruppo automobilistico del presidente John Elkann.
La Fiom ritiene inaccettabile e contraddittorio l’invito di Stellantis all’indotto torinese di venire in Algeria
“Rimango senza parole. Si annuncia ai media che l’Italia è strategica, che Torino è centrale, che ci saranno investimenti, e poi si convoca la filiera della componentistica per proporre di andare a pagare lavoratori in Algeria in condizioni che definirei di semischiavitù”. Così Michele De Palma, segretario generale della Fiom, commenta l’incontro tenutosi a Torino per illustrare alle aziende del settore auto le opportunità legate agli investimenti di Stellantis in Algeria.
“Io dico a questo governo nazionalista, e preciso che io non lo sono: non possiamo spostare produzioni in Algeria o in altri Paesi dove non sono garantiti i diritti sindacali, i salari minimi e le norme ambientali”, ha aggiunto De Palma. “E tutto questo accade mentre in Italia l’indotto automotive, in gran parte legato a Stellantis, attraversa una crisi gravissima. Azienda e governo devono intervenire con misure concrete per sostenere e rilanciare il settore auto nel nostro Paese”.

Sul fronte politico, la vicenda Stellantis-Algeria diventa un caso parlamentare. Le opposizioni, dal Movimento 5 Stelle al Partito Democratico, chiedono un’informativa urgente al ministro Adolfo Urso, denunciando una strategia che privilegia investimenti all’estero – Stati Uniti, Marocco e Sud America – a discapito dell’Italia. La deputata Chiara Appendino parla di una «fuga di investimenti» che rischia di marginalizzare ulteriormente il Paese.
