La Lancia Beta Montecarlo Turbo Gruppo 5 aggiungeva molto pepe all’omonima coupé ad alimentazione atmosferica portata al debutto dalla casa torinese al Salone di Ginevra nel marzo 1975. In questa veste da gara prese forma quando le lancette del tempo segnavano l’anno 1978. Si trattava di una vettura della categoria Silhouette creata per partecipare al Campionato Mondiale Marche. L’obiettivo? dare un apporto felice all’immagine sportiva del marchio.
Della vettura di serie, oltre al nome, la versione Gruppo 5 conservava solo la cellula centrale, la posizione del motore e parte degli stilemi esterni resi molto più estremi anche dall’accurato studio aerodinamico. Per dar vita alla Lancia Beta Montecarlo Turbo “scesero in pista” gli stessi uomini dell’area tecnica che avevano reso imbattibile la Stratos.

A Riccardo Patrese, noto pilota italiano di Formula 1, venne assegnato il compito di collaudare e mettere a punto la vettura. I successi giunsero a coronamento degli sforzi, consegnando due titoli iridati alla casa piemontese, quando le lancette del tempo segnavano gli anni 1980 e 1981. La Lancia Beta Montecarlo Turbo seppe dare forma ai sogni di quanti la vollero e di quanti concorsero fattivamente al suo progetto, al suo sviluppo e alla sua gestione in pista.
Gli apparentamenti visivi col modello di partenza erano dettati dal regolamento del Gruppo 5, che li imponeva, per le connessioni con la scocca di serie volute dal capitolato normativo. Per il resto, ampio spazio alla creatività, senza limiti di sperimentazione. Le categorie previste erano un paio: sotto e sopra i due litri di cilindrata, limite che faceva da spartiacque.
Gli accurati studi e la ricerca eseguita in galleria del vento da Pininfarina consentì di plasmare la carrozzeria nella nuova veste, per farla alleare meglio coi flussi d’aria, in funzione delle performance estreme. Al fine di aggiungere note di leggerezza, l’abito della Lancia Beta Montecarlo Turbo venne realizzato con materiali compositi e resine artificiali.

All’ingegnere Gian Paolo Dallara fu assegnato il compito di sviluppare un nuovo telaio. Non poteva essere fatta scelta migliore in questo ambito. Il tecnico emiliano puntò su una monoscocca portante in acciaio e alluminio, cui erano ancorati dei telaietti ausiliari anteriori e posteriori. Uno di questi supportava il motore, al cui sviluppo presero parte personaggi come l’ingegnere Nicola Materazzi, padre qualche anno dopo della mitica Ferrari F40.
Per l’unità propulsiva la scelta cadde su un nuovo cuore a 4 cilindri in linea, da 1.43 litri, che riusciva a sviluppare, grazie alla sovralimentazione, una potenza massima di 480 cavalli a 7.200 giri al minuto. Con il coefficiente moltiplicatore previsto per le unità turbocompresse si sfiorava così il tetto dei 2.0 litri, mantenendosi appena sotto tale limite.

Il motore della Lancia Beta Montecarlo Turbo, nelle sue declinazioni più estreme ossia con il boost maggiore, riusciva ad erogare fino a 540 cavalli, espressi con forza travolgente. Dell’unità propulsiva furono sviluppate anche versioni più generose sul fronte della cubatura, per competere nella categoria superiore, in modo da togliere punti alle Porsche, in ottica campionato.
Il debutto della vettura torinese nel Campionato Mondiale Marche avvenne il 6 maggio del 1979, alla 6 Ore di Silverstone, con Riccardo Patrese e Walter Röhrl in equipaggio. I due assi del volante furono costretti presto al ritiro, per un guasto tecnico, ma nel corso dell’anno il pacchetto della Lancia Beta Montecarlo Turbo iniziò a funzionare per il verso giusto, regalando belle soddisfazioni.
La gestione in pista fu affidata a Daniele Audetto, ex direttore sportivo Ferrari. Poi fu il turno di Cesare Fiorio, che guadagnò, in epoca successiva, lo stesso ruolo presso la scuderia del “cavallino rampante”. Tanti i piloti di grido che si alternarono al volante della Lancia Beta Montecarlo Turbo, estraendo dal mezzo il meglio del suo potenziale. I due titoli nel Campionato Mondiale Marche, guadagnati nel 1980 e 1981, furono il degno sigillo di tanta eccellenza. Nel video possiamo ammirare il modello, mentre danza fra i cordoli della pista di Monza. Buona visione e…buon ascolto!
Fonte | Stellantis
