La Lancia Florida è un’auto poco conosciuta al grande pubblico, ma ha segnato un sentiero creativo per la casa torinese, che si è giovata del suo approccio sperimentale per i modelli di produzione successiva. Questa fuoriserie prese forma con alcuni prototipi, diversamente configurati, in tiratura molto ridotta. Complessivamente furono 5 gli esemplari prodotti.
Nei tratti della loro carrozzeria si coglie lo stile di Pininfarina, vocato all’eleganza e alla ricercatezza dialettica, in un quadro di grande identità visiva. Il debutto del primo modello della serie avvenne nel 1955. Due anni dopo si chiuse questa parentesi creativa, con l’ultima interpretazione della ristretta famiglia di concept car, passata in rassegna nel nostro post.
Base di lavoro fu la Lancia Aurelia, sulla cui struttura vennero elaborati i corpi grafici e gli allestimenti dei due step del modello, ciascuno dei quali plasmato in una manciata di unità, per giungere alla cifra produttiva esposta in precedenza. Il nome Florida rendeva omaggio al mito d’oltreoceano e si richiamava all’omonimo stato USA, per mettere in risalto l’inclinazione alla Dolce Vita della proposta e la sua connessione al sogno americano.
Quest’ultimo era percepibile in alcune scelte stilistiche, perfettamente inserite in un corpo grafico dal gusto marcatamente italiano. Dai 2 prototipi in esame derivarono, in epoca successiva, le Lancia Flaminia berlina e coupé. Il loro apporto fu quindi tangibile, in termini di indirizzo creativo, sulla gamma della casa automobilistica torinese dei tempi a seguire.
La presentazione della Lancia Florida 1^ serie avvenne nel mese di settembre del 1955. Sono passati 70 anni da quel momento, ma l’esercizio creativo di Pininfarina continua a suscitare interesse. Come vetrina per il vernissage fu scelto il Salone di Torino, dove in passerella fu messa la versione coupé, che seppe ritagliarsi la sua quota di ribalta mediatica. Poco dopo fu il turno della versione berlina a quattro porte, caratterizzata da soluzioni dialettiche improntate alla modernità.
Una piacevole ondata di leggerezza visiva giungeva dall’assenza del montante B, che snelliva la fiancata e le viste angolari del modello. La pulizia formale di questa versione della Lancia Florida di prima generazione trovava supporto nel profilo piatto, interrotta solo dalla nervatura che distendeva la sua tensione ottica nella parte superiore dei passaruota. Nella configurazione berlina furono realizzati 3 esemplari della specie. Rimase un pezzo unico la coupé a 2 porte, ancora più confinata nel ruolo di esercizio stilistico ad alto indice di creatività.
La spinta era affidata, in entrambi i casi, ad un motore V6, progettato da Francesco de Virgilio. Nel 1957 fu svelata la Lancia Florida II, ossia di 2^ generazione, in esemplare unico e con allestimento coupé. Anche qui mancava il montante centrale, diventato uno dei suoi elementi identificativi. La causa della leggerezza visiva veniva avallata dai finestrini senza cornice, adatti ad una concept car come questa, che poteva concedersi qualche gradevole deragliamento dal tema della stretta funzionalità, il cui ruolo diventa invece preponderante nei modelli di normale produzione.
L’unità propulsiva chiamata ad animarne la danze era anche in questo caso a 6 cilindri. Possiamo parlare di un frazionamento di grande nobiltà, capace di andare a segno per il suo funzionamento rotondo e fluido, oltre che per le gradevoli note di scarico, degne di un’auto di alta gamma. Questo cuore, da 2.266 centimetri cubi di cilindrata, era in grado di sviluppare una potenza massima di 87 cavalli, a 4.800 giri al minuto.
Pur essendo una concept car, non era a matrice statica. Per dirla in altre parole, la Lancia Florida II non era una scultura da salotto, ma un mezzo pensato realmente per muoversi su strada, con una buona qualità dell’esperienza dinamica. Un conforto a questo assunto giunge dall’uso personale che ne fece Battista Farina, autore del suo stile per Pininfarina, azienda da lui fondata quando le lancette del tempo segnavano l’anno 1930. A questa vettura si richiamarono diversi elementi stilistici della successiva Lancia Flaminia Coupé, che tradusse la concept car in un prodotto del listino ordinario, orientato all’alto di gamma.