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Maserati in affanno: cosa sta succedendo al Costruttore del Tridente?

Non sono mesi facili quelli che sta trascorrendo Maserati in quest’ultimo periodo, perlomeno quello che va da fine 2023 alle scorse ore

Maserati Grugliasco
L'ex stabilimento Maserati di Grugliasco | Foto di Torinoggi.it

Non sono mesi facili quelli che sta trascorrendo Maserati in quest’ultimo periodo, perlomeno quello che va da fine 2023 alle scorse ore. Il Costruttore del Tridente è puntualmente sulla bocca di tutti per diverse vicende, non particolarmente felici, che sta attraversando; condizioni che lecitamente portano a chiedersi cosa sta succedendo a Maserati e verso quale futuro va il nobile costruttore modenese.

Le fasi che stanno conducendo a diversi chiari cambi di passo sono molteplici. Si parte dalle note questioni che hanno coinvolto lo stabilimento ex Bertone di Grugliasco, nel torinese, che Stellantis aveva messo in vendita a fine dicembre scorso come fosse un qualsiasi appartamento ad uso civile. A fine anno Maserati dichiarava, inoltre, un corposo calo di vendite nell’ordine di 49 punti percentuali in meno rispetto a quanto fatto registrare l’anno prima (a dicembre 2022, appunto). Tra importanti ricorsi agli ammortizzatori sociali, la notizia di queste ore è legata ad un importante piano di esuberi incentivati che coinvolgono ingegneri e tecnici specializzati dello storico stabilimento di viale Ciro Menotti a Modena. Andiamo con ordine.

Maserati: Grugliasco addio, Levante ciao

Come accennato già, la prima fase di un processo di revisione al ribasso nell’orbita Maserati si è percepita con l’ultimo turno di lavoro conclusosi alle ore 16:00 in punto dello scorso 23 dicembre 2023; quel “Polo del Lusso” fortemente voluto da Sergio Marchionne a Grugliasco chiudeva le porte, assieme agli operai rimasti prontamente ricollocati a Mirafiori. Dopo 11 anni di permanenza fra le strutture dell’Avvocato Gianni Agnelli Plant di Grugliasco Stellantis decideva di porre in vendita ogni cosa su un sito internet destinato alla vendita di immobili. Come un qualsiasi appartamento.

Si concludeva così un’epoca, come sottolineato da molti, con la chiusura di uno stabilimento in cui trovavano posto oltre 2.000 lavoratori rimasti all’ultimo in 7; un luogo importante per la crescita del Costruttore Modenese che grazie alle Ghibli e Quattroporte, realizzate lì, aveva potuto moltiplicare per dieci i propri volumi di vendita rispetto ai dati registrati in precedenza. Erano 55.000 le unità prodotte a Grugliasco nel 2017, appena 8.000 a fine 2023 secondo quanto ammesso da FIM-CISL.

Oggi nel torinese, presso lo stabilimento di Mirafiori, si producono le nuove GranTurismo e GranCabrio, Levante non più. Il primo SUV del Costruttore del Tridente ha infatti concluso le operazioni produttive a Mirafiori lo scorso 31 marzo successivamente a una comunicazione da parte di Stellantis che aveva portato, a inizio febbraio scorso, a diversi giorni di proteste da parte degli operai che chiedevano garanzie sul proprio futuro. La Levante garantiva un contributo non indifferente nella gestione dei volumi produttivi a marchio Maserati proposti a Mirafiori; secondo quanto espresso dalla UILM, il reparto carrozzerie assemblava almeno 25 esemplari al giorno sin dal suo lancio fissato nel 2016. Successivamente allo stop della produzione del SUV, la produzione giornaliera a marchio Maserati presso lo stabilimento di Mirafiori scende a 8 unità prodotte fra GranTurismo e GranCabrio. Le sigle sindacali, a suo tempo, avevano chiesto la necessità di ragionare su nuove fasi produttive e quindi sull’introduzione di nuovi modelli a listino utili per rivedere al rialzo i valori produttivi; richieste finite però in un nulla di fatto.

Inaugurazione Grugliasco
L’inaugurazione dello stabilimento di Grugliasco a gennaio del 2013

In questo modo Mirafiori è interessata da un corposo ricorso alla cassa integrazione per circa 3.000 dipendenti coinvolti, almeno fino al prossimo 20 aprile, sia sulle linee dove viene prodotta la Nuova 500 Elettrica sia su quelle che interessano la produzione a marchio Maserati.

Un 2023 chiuso con un calo di vendite nell’ordine del 49% rispetto al 2022

A tali considerazioni si è aggiunto poi un 2023 conclusosi con numeri in drastico calo. A fine 2023 Maserati registrava infatti un calo nella produzione pari al 49% rispetto al 2022, con il polo produttivo torinese che è stato in grado di assemblare solamente 8.680 veicoli tra GranTurismo, GranCabrio, Levante, Ghibli e Quattroporte. Un dato in deciso calo se si prende ad esempio il valore pari a 55.000 unità registrate a fine 2017, già citato più sopra.

Ne deriva che il lancio delle varianti elettriche Folgore della GranTurismo e GranCabrio, prodotte a Mirafiori a partire da quest’anno, difficilmente riuscirà a rivedere i valori produttivi posti in essere a fine 2023 verso condizioni di miglioramento difficilmente visualizzabili all’orizzonte. La nuova Maserati Quattroporte, che secondo i piani del costruttore dovrebbe essere solo ed esclusivamente elettrica, comincerà poi ad essere prodotta solamente a partire da fine 2025 dopo che il Tridente aveva comunicato evidenti ritardi e rimandi su tale modello. In tema di ricavi, il terzo trimestre del 2023 si era concluso con 500 milioni di euro in netto calo rispetto ai 600 milioni di euro del medesimo trimestre del 2022. Condizioni difficili che il costruttore aveva motivato puntando il dito sulle difficoltà riscontrate nel mercato cinese che per il Tridente rappresenta un mercato particolarmente importante in tema di vendite, dove si registra infatti il 22% delle vendite globali.

Nel frattempo, lo scorso gennaio scorso, Maserati ha dovuto fare ricorso alla cassa integrazione pure per lo stabilimento di Modena dove a fine 2023 il costruttore aveva prodotto 1.244 unità della sportiva MC20. Sono oltre 220 i dipendenti a cui è stata erogata la cassa integrazione fra quelli operanti presso lo storico stabilimento di viale Ciro Menotti, due anni dopo dall’ultima volta quando però la motivazione era quella di dover riconvertire lo stabilimento. Ciò in virtù di quel drastico calo degli ordini citato in precedenza. Condizione che però non aveva convinto le sigle sindacali che avevano ammesso come il Polo Modenese di casa Maserati avesse rispettato tutti gli obiettivi, in tema di produzione degli ultimi due anni. Allo stesso tempo l’annunciato Atelier, utile per la personalizzazione dei modelli, che doveva essere inaugurato proprio a Modena a fine 2023 veniva posticipato di almeno un altro anno.

Sono 173 gli esuberi a Modena, di cui 150 incentivati

La notizia più recente in merito a Maserati, in relazione allo stabilimento modenese, è invece quella di queste ore. Si parla infatti di un dato relativo ad almeno 173 esuberi, 150 dei quali verrebbero incentivati dal costruttore e da Stellantis. Un dato che secondo la FIOM-CGIL potrebbe anche porre fine al progetto di ricerca e sviluppo intrapreso solo qualche anno fa con l’Innovation Lab; non è infatti un caso che circa 130 dipendenti compresi in questi dati siano ingegneri e progettisti, ai quali si aggiunge altro personale impiegato da Stellantis (23 dipendenti). Allo stesso tempo, però, Maserati ci ha tenuto anche a confermare l’arrivo nel 2025 di un nuovo modello elettrico da produrre proprio a Modena; tuttavia le sigle sindacali si chiedono se un solo nuovo modello possa essere in grado di apportare benefici sui livelli produttivi. I dubbi rimangono quindi alla base, considerando anche che Stellantis impiega a Modena un organico di circa 600 dipendenti.

Maserati Modena
Dipendenti in sciopero a marzo 2024 davanti lo stabilimento Maserati di Modena | Foto di CGIL Modena

Secondo alcune informazioni, le figure individuate per gli esuberi dichiarati sarebbero quelle di chi è vicino alla pensione o di chi ha già in essere altre offerte di lavoro; l’incentivo prevede 6 mensilità pagate per chi è già in possesso dei requisiti per la pensione, mentre per chi li maturerà entro quattro anni riceverà durante i primi 24 mesi un importo utile per raggiungere il 90% della retribuzione lorda assieme al trattamento della Naspi. Per i 24 mesi successivi viene invece previsto un importo lordo del 70% della retribuzione lorda, da sommare a un ulteriore dato che equivale ai contributi previdenziali da versare. Per chi non è vicino alla pensione, l’incentivo verrà differenziato in base all’età.

In definitiva, a Grugliasco e Mirafiori prima e a Modena adesso, la condizione che affligge Maserati (e forse un po’ tutti i marchi che operano in stabilimenti italiani del Gruppo Stellantis…) appare più critica e complessa che mai. Anche in accordo con numeri di vendita decisamente poco trionfalistici. A marzo Maserati ha registrato un calo delle vendite pari al 25,6%, in accordo con 349 veicoli immatricolati, ovvero un dato che nel primo trimestre dell’anno crolla del 23,7% guardando ai soli 802 veicoli consegnati. A Modena intanto si lavora per 15 giorni ogni due mesi sulla MC20; nel frattempo, dopo 15 anni, il prossimo 12 aprile è in programma uno sciopero unitario dei lavoratori Stellantis a Torino.

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