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Stellantis: continua il braccio di ferro con il sindacato UAW

Il conflitto tra UAW e Stellantis sembra arrivato in un vicolo cieco a pochi giorni dalla scadenza del contratto collettivo

Stellantis

Stellantis, il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra PSA e FCA, è in conflitto con il sindacato UAW (United Auto Workers), che rappresenta i lavoratori americani del gruppo. Il sindacato chiede un aumento dei salari e una riduzione delle differenze di costo del lavoro tra i vari marchi del gruppo.

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Il conflitto tra UAW e Stellantis sembra arrivato in un vicolo cieco

Il costo del lavoro di Stellantis è infatti molto variabile a seconda dei marchi e dei luoghi di produzione. Secondo uno studio del Center for Automotive Research (CAR), il costo orario medio del lavoro di Stellantis negli Stati Uniti è di 55 dollari, contro 63 dollari per General Motors e 61 dollari per Ford. Ma questo costo medio nasconde forti disparità tra i vecchi dipendenti di FCA, che guadagnano circa 50 dollari l’ora, e quelli di PSA, che guadagnano circa 60 dollari.

Il sindacato UAW, che ha firmato un contratto collettivo con FCA nel 2019, prima della fusione con PSA, vuole approfittare dei buoni risultati finanziari di Stellantis per rinegoziare le condizioni salariali dei suoi iscritti. Il gruppo ha infatti realizzato un utile netto di 5,9 miliardi di euro nel primo semestre 2023 e ha un margine operativo lordo rettificato dell’11,4%.

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Shawn Fain critica il desiderio di Stellantis di ridurre il numero di congedi per i futuri dipendenti, di tagliare i benefici della copertura medica e le previste modifiche alla retribuzione. Denuncia una precarietà dei lavoratori del gruppo, come la volontà di Stellantis di alzare la soglia per il ricorso ai precari. Per non parlare del tema sempre delicato delle pensioni e del loro finanziamento.

Stellantis, dal canto suo, vuole mantenere la sua competitività e la sua redditività di fronte alla concorrenza e alla transizione verso l’elettrificazione. Il gruppo ha annunciato un piano di investimento di 30 miliardi di euro nei veicoli elettrici e ibridi entro il 2025. Il gruppo vuole anche armonizzare i costi del lavoro tra i suoi diversi marchi e regioni, evitando aumenti salariali troppo elevati.

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Per giustificare le sue decisioni, Stellantis si affida al discorso ben rodato di Carlos Tavares che continua a dire che l’elettrificazione dei veicoli voluta dagli stati implica una riduzione dei costi fissi . Una riduzione dei costi che deve essere significativa perché il veicolo elettrico sta diventando inaccessibile per molti clienti.

La lotta tra Stellantis e l’UAW potrebbe dunque entrare in un vicolo cieco, con il contratto collettivo attuale che scadrà a settembre 2023. Il sindacato potrebbe ricorrere allo sciopero per fare pressione sul gruppo, come ha fatto nel 2019 con General Motors. Il gruppo, invece, potrebbe cercare di delocalizzare una parte della sua produzione verso paesi a basso costo.

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Stellantis logo

Segnaliamo che Stellantis ha chiuso la seduta del 20 agosto a 16,35 euro, in calo dello 0,74% rispetto alla chiusura precedente. Da inizio anno, l’azione ha guadagnato il 23 per cento, superando la performance dell’indice CAC 40 (+18 per cento) e del settore auto europeo (+14 per cento). Tra gli analisti che seguono l’azione, il consenso è prevalentemente positivo, con un obiettivo di prezzo medio di 21,32 euro e una raccomandazione di acquisto.

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