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Fiat Chrysler: respinta la richiesta di sanzioni per distruzione di prove

La Fiat Chrysler Automobiles si è vista respingere la domanda di risarcimento avanzata contro due conducenti per distruzione di prove.

Fiat Chrysler

Fiat Chrysler Automobiles (FCA) vede respinta la richiesta di sanzionare due querelanti, che dopo le accuse si sono sbarazzati delle prove documentali. Il verdetto risale proprio agli scorsi giorni, a seguito di una causa legale durata circa un paio d’anni.

Fiat Chrysler: battaglia persa (in parte) con due automobilisti americani

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La causa legale avviata dagli automobilisti, Kevin Nestor e Jeff Withrow, verteva su pompe del carburante difettose in alcuni dei veicoli del gruppo automobilistico. Nello specifico, la parte incriminata era la pompa di iniezione del carburante Bosch CP4. Kevin Nestor possiede una Jeep Grand Cherokee e Jeff Withrow una Dodge Ram. Entrambe hanno alimentazione diesel e sono state fabbricate dalla divisione americana di FCA.

Così i guidatori si erano rivolti al tribunale distrettuale del Michigan, sostenendo di essere stati danneggiati dalla bassa qualità costruttiva. Il design del CP4 si sarebbe rivelato fragile e incompatibile con il gasolio distribuito negli Stati Uniti. Delle lacune sulle quali, sempre stando alla loro tesi, Fiat Chrysler era già al corrente nel momento di vendere i veicoli, senza, però, averne mai fatto menzione.

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Per tale ragione Nestor e Withrow avevano citato in giudizio FCA, accusandola pure di frode, violazione della garanzia implicita di commerciabilità e violazione degli atti statali di protezione dei consumatori. Rappresentavano, in aggiunta, proprietari e utenti di Ram e Jeep del Distretto della Columbia e di altri 49 Stati.

La domanda era composta da centinaia di pagine con oltre 110 rilevazioni. Tuttavia, a seguito della causa intentata, Nestor aveva gettato via i documenti sull’acquisto e la manutenzione della Jeep, si apprende dalle carte del tribunale. Inoltre, la moglie aveva buttato una ricevuta per l’acquisto di carburante, effettuato appena tre giorni prima.  

Di conseguenza, Fiat Chrysler ha cercato rivalsa sui querelanti. Il Costruttore ha esortato dei provvedimenti a loro carico, in quanto le motivazioni addotte non facevano affidamento su prove concrete. La tesi degli assistenti legali ha trovato in parte concorde il giudice chiamato ad esprimersi in materia, che ha rispedito al mittente l’accusa della parte avversa. Ma non è arrivata la sentenza sperata per quel che riguarda la richiesta di sanzioni, poiché il magistrato non ha riconosciuto nel comportamento della malafede.

Fonte: Bloomberg

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