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Exor saluta Piazza Affari: da 6 euro i titoli ne valgono ora 60

Lasciando Piazza Affari, Exor chiude con un rally notevole: nel corso di oltre un decennio, il valore dei titoli è cresciuto sensibilmente.

John Elkann Exor
ELKANN JOHN

Exor dice addio a Piazza Ferrari, dopo oltre un decennio ininterrotto di presenza nel mercato borsistico italiano. L’uscita di scena avviene a seguito di una trasformazione storica e un’infinità di operazioni che hanno ridefinito l’impero della famiglia Agnelli. Successivamente agli annunci effettuati nei mesi passati, la potenza industriale ha definito effettivo il delisting delle azioni ordinarie da Euronext Milan. I titoli Exor andranno avanti a essere quotati unicamente su Euronext Amsterdam.

Insomma, termina qui il percorso a Piazza Affari. In diverse occasioni il numero uno della società, John Elkann, ha sottolineato il periodo di permanenza, superiore ai dieci anni, nel raccontare la storia della holding e della sua metamorfosi. Che, per chiunque abbia deciso di effettuare un investimento, ha avuto il suo tornaconto. Come ricorda spesso l’imprenditore, per ogni euro destinato ne sono stati percepiti 10. D’altro canto, i dati lo attestano senza concedere possibilità di replica agli scettici.

Exor: l’andamento dal 2009

John Elkann

Exor, sorta nel marzo 2009 dalla fusione di Ifil, Ifi e ulteriori realtà della dinastia Agnelli, in Borsa vedeva i titoli valere meno di 6 euro nel momento di nascere. Ora lascia Piazza Affari con una quotazione di 60 euro circa. Nel 2009 il Nav di Exor ammontava a 3,1 miliardi, mentre l’ultima semestrale indica lo stesso dato attestarsi a 25 miliardi e mezzo di euro.

A livello di composizione, il portafoglio era dieci anni fa concentrato per il 62 per cento in quattro grandi pilastri: guidava Stellantis con il 29 per cento, seguita da Sgs con il 19 per il cento, C&W con il 9 per cento e Intesa Sanpaolo con il 5 per cento; il rimanente 38 per cento proveniva da ulteriori partecipazioni. Attualmente, appena una delle 4 società appartiene alla famiglia di Exor, ovverosia Fiat, soggetta però a una rivoluzione, creando diversi partecipazioni, di cui quattro chiave: Stellantis, Ferrari, Iveco Group e Cnh Industrial.

John Elkann

Intanto, Partner Re, gruppo di riassicurazione Usa che, come rilievo nel portafoglio, fino all’ultima semestrale costituiva il secondo investimento dietro Ferrari, è passato di mano alla francese Covea. Quest’ultima operazione è andata in porto con una plusvalenza monstre: un guadagno netto di 3,2 miliardi di dollari che porta le disponibilità liquide complessive a 9 miliardi di euro.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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