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3 Alfa Romeo dell’era moderna dal sound strepitoso

Alcune opere del “biscione” emozionano in tutte le dimensioni sensoriali ed anche sul piano sonoro sono al top.

Alfa Romeo Giulia GTAm premio Auto Bild 2021

Alfa Romeo ha realizzato molte auto coinvolgenti, specie negli anni più romantici della sua storia. Per trovare dei modelli in grado di entusiasmare, però, non bisogna necessariamente spostare troppo indietro le lancette del tempo. Anche nell’era moderna la casa del “biscione” ha tirato fuori dal cappello delle vetture capaci di toccare le giuste corde sensoriali. Oggi ne abbiamo raccolte alcune, focalizzando l’attenzione sul sound: un elemento apparentemente secondario, ma che per gli amanti delle belle auto ha un ruolo di primaria importanza. Se lo gradite, seguiteci alla loro scoperta.

Alfa Romeo 8C Competizione

Questa berlinetta a due posti secchi, con motore anteriore e trazione posteriore, regala emozioni a profusione. Il suo ciclo produttivo ha preso le mosse nel 2007. Per gli amanti del marchio è stata altamente benefica, perché ha risvegliato l’orgoglio dei tempi migliori. Qui si respira in pieno la magia del “biscione”. L’estetica è al top, come il gruppo propulsivo.

Innamorarsi dell’Alfa Romeo 8C Competizione è un fatto quasi naturale. Il merito è in buona parte ascrivibile allo stile della carrozzeria, frutto dell’estro creativo di Wolfgang Egger. Nel definirne le forme, il designer tedesco è stato felicemente ispirato. Posando lo sguardo sui volumi di questa creatura si coglie una parentela ideale con la 33 Stradale, dovuta all’impeccabile miscela di tratti sinuosi, ma il suo lessico espressivo si coniuga al futuro. In totale è stata prodotta in 500 esemplari.

Parlare di una bella tiratura limitata è quasi riduttivo. Qui si è al cospetto di un’auto sportiva interpretata in modo artistico. Il lungo cofano anteriore sembra mordere l’asfalto, con piglio felino, mentre la coda sfuggente racconta la sua spinta in avanti. Suggestivo il profilo laterale, ma è la vista di 3/4 anteriore a premiare ancora meglio la qualità dell’esecuzione stilistica. La presentazione come concept car avvenne al Salone di Francoforte del 2003, ma furono necessari alcuni anni prima di portarla in listino.

Un’auto col DNA giusto

Progettata in collaborazione con Maserati, la 8C Competizione prese forma negli stabilimenti produttivi della casa del “tridente”, a Modena. Preziosa la consulenza di Dallara Automobili. Il motore è Made in Maranello. Si tratta di un V8 aspirato da 4.7 litri di cilindrata, di derivazione Ferrari, in grado di sviluppare una potenza massima di 450 cavalli a 7000 giri al minuto e una coppia massima di 470 Nm a 4750 giri al minuto.

Fra i suoi punti di forza, la grinta sportiva e la grande elasticità. Il tutto condito da melodie meccaniche molto caratteristiche. Il timbro di voce dell’Alfa Romeo 8C Competizione entra nel cuore dalla porta principale. Alcune note sono simili a quelle della Maserati GranTurismo S, dotata dello stesso propulsore, solo leggermente depotenziato. Notevoli le prestazioni, specie in relazione ai suoi anni: accelerazione da 0 a 100 km/h in 4 secondi netti, da 0 a 400 metri in 12.4 secondi, velocità massima di 292 km/h.

La trasmissione prevede uno schema transaxle. Il cambio è di tipo robotizzato a 6 rapporti, con comandi al volante. Attraverso i paddle, il fortunato conducente dell’Alfa Romeo 8C Competizione può gestire la potenza del suo gioiello a quattro ruote, ricavandone emozioni di livello superiore. In modalità sport le cambiate avvengono in 175 millesimi di secondo. Notevoli le qualità dinamiche, rese possibili anche dalla robustezza del telaio. Un dato è piuttosto esplicativo: l’accelerazione laterale massima registrata è di 1.02 g. Niente male, vero? Le sospensioni, sia davanti che dietro, sono a ruote indipendenti con quadrilateri deformabili, per assecondare al meglio l’azione. A garantire il giusto mordente in frenata ci pensano dei dischi autoventilanti e forati sulle quattro ruote.

Alfa Romeo Giulia GTAm

Nobile interpretazione del “biscione”, si ispira a un appassionante modello della sua storia. Rappresenta una delle massime espressioni del marchio in termini di stile, meccanica e piacere di guida. L’Alfa Romeo GTAm è una berlina quasi da pista, ma ci si può andare al bar in centro, per un aperitivo o per un caffé. Il piacere di guida, su questa vettura, è assicurato. Ottime anche le ricompense emotive sul piano sonoro. Il look, poi, è da corsa, come il carattere del resto.

La belva milanese è un “giocattolo” che regala scariche di adrenalina a dir poco straordinarie. Insieme alla sorella GTA, raccoglie l’eredità della Giulia Gran Turismo Alleggerita del 1965, che gli appassionati ricordano benissimo per il tenore delle performance. Quella vettura non è diventata certo per caso una della più vincenti della storia del “biscione”.

Le soluzione tecniche ed aerodinamiche dell’Alfa Romeo Giulia GTAm sono mutuate dal mondo delle corse. Il fatto che al suo sviluppo abbia concorso il team Sauber Engineering sta a confermarlo. Basta guardare l’imponente ala posteriore per averne una prima contezza visiva. L’esteso uso di carbonio e materiali ultraleggeri rafforza ulteriormente il legame con i bolidi da pista, che emerge in tutte le dimensioni espressive.

A sottolineare ancora di più il legame con l’universo del motorsport ci pensano i cerchi da 20″ con attacco monodado; una soluzione che impera in Formula 1. Nessuna berlina stradale, tranne lei, fa ricorso a una configurazione del genere. Come sulle monoposto da Gran Premio, anche su questa vettura lo studio aerodinamico è stato gestito con particolare cura, per garantire adeguati livelli di deportanza.

Presenza scenica e forza dinamica

L’Alfa Romeo Giulia GTAm si concede alla vista con un look davvero muscolare. Impossibile passare inosservati, anche in virtù del sound emozionante regalato dal suo motore a benzina V6 biturbo da 2.9 litri di cilindrata, frutto di una stretta collaborazione con la Ferrari. Al servizio del piacere ci sono 540 cavalli di razza, che spingono in modo forsennato.

Il passaggio da 0 a 100 km/h viene archiviato in soli 3.6 secondi, con il Launch Control attivato. Roba da supercar. Non poteva esserci un modo migliore per onorare i 110 anni del “biscione”. L’handling è di alta gamma, grazie anche al peso ridotto di 100 chilogrammi rispetto alla già velocissima Quadrifoglio. Ad evidenziare la matrice racing del modello ci pensano il roll-bar e il portacaschi, che rimpiazzano la panca posteriore. Soluzioni specifiche sono state sviluppate per l’aerodinamica, l’assetto e l’efficienza dinamica, conferendo al modello un carattere unico ed entusiasmante.

Gli studi in galleria del vento non si sono limitati alle appendici deportanti, ma hanno interessato anche il sottoscocca, opportunamente carenato. Le carreggiate allargate rispetto alla Quadrifoglio hanno concorso al miglioramento del comportamento stradale, come pure lo sviluppo di un setup specifico delle sospensioni (a doppio braccio oscillante quelle anteriori, multilink indipendenti sul posteriore). Notevoli la velocità di inserimento e percorrenza in curva. Le emozioni al volante sono assicurate e non temono il confronto con alcune blasonate supercar a due posti secchi.

Alfa Romeo 156 GTA

Non è un’auto recentissima, essendo stata lanciata nel 2002, ma ancora oggi riesce a toccare le giuste corde sensoriali. Il suo sound è prezioso ed emoziona quasi quanto quello delle opere più potenti e recenti del marchio milanese. L’Alfa Romeo 156 GTA è una berlina sportiva a tre volumi col DNA migliore. Certo, le performance, in termini assoluti, non sono paragonabili a quelle delle proposte più recenti, ma la sua capacità di inebriare resta al top.

Come abbiamo riferito in un’altra circostanza, si tratta di un’auto sanguigna dell’era analogica, che elargisce felici stimoli emotivi. Questi non invecchiano e non passano mai di moda: basta saperli regalare. L’Alfa Romeo 156 GTA ci riesce alla perfezione. Tanto di cappello agli uomini della casa milanese che hanno concorso alla sua progettazione. Anima viva del modello è un motore V6 aspirato da 3.2 litri di cilindrata, di origine Busso, che mette sul piatto una potenza massima di 250 cavalli, con un picco di coppia di 300 Nm.

Questo si traduce in uno scatto da 0 a 100 km/h in 6.3 secondi e in una velocità massima di 250 km/h. Sono cifre importanti, specie se rapportate al suo periodo storico, ma non bastano a rappresentare al meglio la qualità dell’esperienza dinamica regalata dalla vettura. Per esempio non sono sufficienti a trasmettere le note vibranti del suo cuore, con alesaggio da 93 mm e corsa da 78 mm, che esprime l’energia meccanica con un tono di voce molto coinvolgente.

Musicalità coinvolgenti

Anche se costretta al compromesso della trazione anteriore e “vittima” di un evidente sottosterzo, l’Alfa Romeo 156 GTA sa ripagare il guidatore e gli eventuali passeggeri con brividi sensoriali di alta gamma, figli del vigore prestazionale e di un sound di taglio racing. Quel timbro di voce è vera poesia per gli appassionati. Il degno frutto del suo cuore, rotondo e generoso nell’erogazione, che è entrato per sempre nella storia.

Ai freni a disco di derivazione Brembo, con diametro da 305 millimetri all’anteriore (poi diventati 330 millimetri) e da 276 millimetri al posteriore, il compito di rallentare efficacemente le danze di questa superba berlina di qualche anno fa.

Il telaio era di ottima fattura e regalava adeguate doti di resistenza torsionale e flessionale. La sua struttura sopportava bene la cavalleria a disposizione. Se ci fosse stata la trazione posteriore, il comportamento dinamico sarebbe stato di ben altro tenore, in termini di coinvolgimento sensoriale. Sul fronte sospensioni, i tecnici della casa automobilistica milanese scelsero un quadrilatero alto davanti e un evoluto MacPherson dietro.

Dell’Alfa Romeo 156 GTA ci fu pure una versione Sportwagon (la station wagon per intenderci), lanciata nel settembre 2001 al Salone di Francoforte. Preferisco di gran lunga la berlina a tre volumi, ma è un’opinione strettamente personale. Alcuni esemplari di GTA (acronimo di Gran Turismo Alleggerita) furono sottoposti a un trattamento rinvigorente dall’Autodelta. Gli interventi portarono la cilindrata a 3.7 litri e la potenza a quota 400 cavalli: roba da supercar.

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