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Auto senza chip da Taiwan e cablaggi dall’Ucraina: globalizzazione ko

Rivoluzione in pochi mesi. Auto senza chip da Taiwan e cablaggi dall’Ucraina: globalizzazione ko. Retromarcia dalla delocalizzazione

Auto senza chip

Tutto nasce con la pandemia del 2020. I fornitori di chip, a Taiwan, salutano le Case auto e vendono solo a big dell’elettronica: computer, smartphone e altre tecnologie vanno a mille, e generano più profitti quando tutti stanno a casa per i lockdown. Ma poi il settore auto rinasce, perché la vettura era, resta e sempre sarà la chiave vincente per muoversi nel mondo. Tuttavia, Taiwan ha deciso: microprocessori alle aziende che producono elettronica di consumo, per l’auto non c’è niente. A questa prima legnata, segue la seconda: con l’invasione di Putin, dall’Ucraina non arrivano più cablaggi. Da Kiev e dintorni, arrivava pure il neon per i semiconduttori. Altri dolori per le industrie automotive.

Auto senza chip e cablaggi: globalizzazione ko

Questa è la terribile sconfitta di chi ha spinto a più non posso per la globalizzazione sfrenata. La delocalizzazione per risparmiare. Scavalcando i Paesi del cuore dell’Europa. Nel silenzio della politica dell’UE. D’improvviso, si parla di autarchia. Una retromarcia clamorosa per l’economica e per l’automotive. Si deve produrre in casa. Ma per rivoluzionare il settore servono tempo, investimenti, cambio di mentalità.

Pandemia e guerra Russia-Ucraina come molle per la trasformazione burocratico-economica dell’Unione Europea. Bisognerà vedere se politica e aziende di grosso calibro sono pronte. Sul tavolo, anche la dipendenza dell’UE verso la Cina per le miniere di cobalto in Africa. E verso la Russia per il nichel e per il palladio. Di qui, passa l’auto elettrica.

Non è neppure pensabile di passare, per esempio, da Taiwan a Tokyo. Perché le soprese sono sempre dietro l’angolo: il forte terremoto che ha colpito nei giorni scorsi il Giappone rischia di mandare ancor più in affanno la fornitura globale di chip per l’automotive. Il produttore di chip Renesas Electronics, uno dei principali fornitori di chip automobilistici controlla una quota pari al 25% del mercato globale: ha sospeso la produzione in due impianti di semiconduttori e ha parzialmente interrotto la produzione in un terzo.

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Previsione pessime per l’auto

Morale: la divisione dell’agenzia Standard & Poor’s che si occupa del settore ha ridotto di 5 milioni di unità la sua previsione sulla produzione globale del biennio 2022-2023, quest’anno dovrebbero uscire dalle catene di montaggio di tutto il mondo 81 milioni di veicoli. Secondo un’analisi di IHS Markit, i costi medi delle batterie per vetture elettriche sono aumentati aumentati fino a 7.000 dollari per veicolo sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina. La politica UE come reagirà?