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Pomigliano d’Arco e Alfa: la storia dalle origini alla Tonale

Con l’annuncio della Tonale, un modello Alfa Romeo tornerà a essere costruito presso lo stabilimento produttivo di Pomigliano d’Arco.

Stabilimento di Pomigliano d'Arco

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Solo le parole di un maestro della musica come Antonello Venditti possono descrivere il rapporto tra Alfa Romeo e lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. Dieci anni dopo la decisione di togliere di scena la 159, il Biscione rifà capolino nel centro produttivo con la Tonale. L’annuncio del Gruppo Stellantis ci dà lo spunto per concederci un tuffo nel passato, alla svolta decisiva del 1972 quando dal centro nei dintorni di Napoli uscì la prima Alfasud: un nome ma anche un simbolo socio-politico del Sud. In realtà, la storia del complesso affonda ancora prima le sue origini e ora ve la raccontiamo.

Stabilimento di Pomigliano d’Arco: le origini

L’idea di creare un impianto a Pomigliano d’Arco fu del neonato IRI nel lontano 1938. Si commissionò al Biscione la fondazione di un Centro Industriale Aeronautico nel Meridione, con abbinato un piccolo aeroporto, in grado di realizzare motori tecnologicamente evoluti per l’epoca. Funzionava magnificamente, al punto da ricevere una commessa di propulsori dalla Daimler-Benz, tra i più impiegati dalle società tedesche. Purtroppo, però, un pesante bombardamento nel maggio 1943 comportò l’abbattimento di oltre il 70 per cento della struttura, provocandone la chiusura.

La ripresa delle attività ebbe luogo nel 1952, quando venne ultimata la ricostruzione della città e dello stabilimento. A partire da allora l’Alfa Romeo, contestualmente alle commesse dei gruppi aeronautici, si occupò della costruzione di veicoli commerciali e industriali. La riorganizzazione instillò nella classe dirigente il desiderio di introdurre una vettura di fascia piccola, maggiormente votata alle esigenze degli italiani. Per non competere con Fiat, si scelse di stringere un’intesa insieme alla Renault per produrre su licenza la R4, destinata al mercato nazionale: vide così la luce la Renault 4 Alfa Romeo.

La svolta di Pomigliano d’Arco è opera di Giuseppe Luraghi, presidente di Alfa Romeo, che dispose il rifacimento della fabbrica per trasformarlo in un centro automobilistico in piena regola, da affiancare a quelli di Arese e del Portello. L’iniziativa ebbe pure ragioni sociali: per lui investire nel Meridione era un tentativo di limitare la migrazione in massa verso il Nord, risolvendo i problemi a esso associati. La prima pietra del nuovo sito venne posata il 28 aprile 1968, per un progetto complessivo di poco più 300 miliardi di lire, spesi in larga parte dalla Cassa del Mezzogiorno e del Banco di Napoli.

L’Alfasud

Nel 1972 ebbe avvio la realizzazione dell’Alfasud, la capostipite delle macchine a trazione anteriore del Biscione: in 12 anni usciranno quasi 900 mila esemplari. Nell’83 le linee partirono con la fabbricazione dell’altrettanto fortunata 33. Ma dall’accordo con Nissan ne derivò pure la costruzione dell’Arna; una mossa scellerata in chiave economica. Già in serie difficoltà, l’IRI fu obbligata nel 1986 a cederne la proprietà alla Fiat. Pertanto, gli operai si fecero peraltro carico dell’assemblaggio della Autobianchi Y10. Le casse comunque sanguinavano sempre e presto si lasciò perdere anche lo sviluppo della Fiat Tipo.

La prima metà degli anni Novanta non segnalò alcun progresso: mentre la Fiat se ne avvaleva per la seconda generazione della Lancia Delta, le proposte targate Alfa Romeo (155, 145 e 146) non suscitarono interesse. Poi il rilancio con la 156, decretata Auto dell’Anno 1998, e all’alba del Duemila arrivano ulteriori delusioni, con i modelli 147, GT e 159 che non lasciano traccia.

Tra il 2010 e il 2011 ha luogo uno scossone: prima Fiat passa il controllo dell’impianto di Pomigliano d’Arco alla controllata Fabbrica Italia Pomigliano, poi esce di scena la 159 e quindi Alfa Romeo. Nel 2013, quando la proprietà torna a FCA, il centro riceve la Medaglia d’oro nel World Class Manufacturing, procura dei qualifica dei processi delle organizzazioni manifatturiere. Intanto, la Fiat Panda diventa qui di casa e lo sarà almeno fino al 2026. Adesso è tempo di ricucire lo strappo con mamma Alfa Romeo: l’attesa Tonale avrà il delicato compito di rilanciare le sorti del marchio.

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