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Stellantis: in un anno +44% in Borsa, sorridono gli Agnelli e Peugeot

Sorridono i maggiori azionisti di Stellantis con il titolo salito del 44% in un anno

Stellantis Loghi

Ad un anno dalla sua nascita il gruppo Stellantis ha visto una rivalutazione delle sue azioni in Borsa che hanno fatto registrare +44 per cento dal loro lancio. Una notizia davanti alla quale sorridono, come è logico, i suoi principali azionisti (la famiglia italiana Agnelli e quella francese Peugeot, lo Stato francese e i cinesi di Dongfeng. 

Stellantis: in un anno il titolo in borsa è salito del 44% per la gioia delle famiglie Agnelli e Peugeot

Stellantis è partita con forza. Nel primo semestre dello scorso anno ha guadagnato quasi 7 miliardi di euro, ha incrementato le vendite e gli introiti sono cresciuti del 46 per cento, a 75,3 miliardi, e nei primi nove mesi dell’anno il fatturato è salito del 20,6 per cento a 107,8 miliardi, grazie all’aumento delle vendite.

Nel suo primo anno di vita Stellantis ha lanciato più di 10 nuovi prodotti e ha accelerato la sua trasformazione tramite elettrificazione e software, comprese le alleanze (LG, Samsung, Amazon, BMW, tanto per citarne alcune), annunciando investimenti per oltre 30 miliardi di euro fino al 2025. Ovviamente bisognerà aspettare fino al 1 marzo per conoscere maggiori dettagli sul suo futuro, perché è allora che il gruppo guidato dal CEO Carlos Tavares presenterà il suo piano strategico a lungo termine.

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Stellantis: in un anno il titolo in borsa è salito del 44% per la gioia delle famiglie Agnelli e Peugeot, dello Stato francese e dei soci cinesi

Per quanto riguarda i principali azionisti di Stellantis, la famiglia italiana Agnelli, attraverso la Exor, possiede il 14,4 per cento di Stellantis. Segue la famiglia francese Peugeot con il 7,2 per cento. Invece lo Stato francese ha il 6,2 per cento che però è stato ceduto alla semi – pubblica Bpifrance (controllata al 49,3% da Caisse des Depots et Consignations ed Epic, che è anche ente governativo) e infine i cinesi di Dongfeng dispongono del 4,5 per cento del gruppo automobilistico.

Insomma se per il momento per le case automobilistiche italiane non ci sono stati grandi cambiamenti in concreto se non promesse per il futuro, lo stesso non si può dire per i maggiori azionisti del gruppo che hanno sicuramente beneficiato di questa fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e PSA che si è concretizzata esattamente un anno fa.

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