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Stellantis: le parole di Tavares hanno allarmato i sindacati

I sindacati condividono le parole del CEO di Stellantis, e riversano le problematiche sul governo

Su Stellantis sono molte le notizie che circolano e molte di queste non sono buone. In ultimo ci sono le esternazioni del CEO Carlos Tavares, che si è dimostrato contrario alla elettrificazione forzata ed ha accusato le istituzioni di aver lasciato sola l’azienda senza prevedere aiuti tali da spingere la grande rivoluzione della transizione green.

Parole quelle del CEO del colosso dell’Automotive nato dalla fusione tra PSA ed FCA, che hanno segnato anche le parti sociali. I sindacati hanno di fatto sposato in pieno o quasi, le esternazioni di Tavares, che mettono in luce i tanti problemi delle varie fabbriche italiane del Gruppo.

 

Stellantis Italia, i problemi restano tanti e diffusi

I risultati delle vendite di questo 2021 sono contrastanti,anche perchè il segno positivo rispetto al 2020 lascia il tempo che trova. Andrebbe rimarcato il fatto che il 2020 è stato il primo anno di pandemia e che la crisi si è materializzata in pieno proprio quell’anno, per poi segnare una lenta ripresa quest’anno.

I numeri del mercato, per quanto riguarda Mirafiori per esempio,sono stati spinti dalla Fiat 500 Bev. Ma la transizione elettrica non può puntare solo questo. Inevitabile poi richiamare alle parole di Tavares che ha detto che in assenza di interventi del governo, sotto forma di incentivi verso l’elettrificazione, le conseguenze per le fabbriche italiane potrebbero essere diverse. Una specie di allerta quella che ha pronunciato Tavares, che i sindacati hanno recepito e avallato.

Va specie il fatto che nell’ultima manovra di Bilancio del governo italiano, non ci siano tracce di misure, dotazioni e provvedimenti per l’Automotive.

La rivoluzione elettrica deve essere agevolata dai governo e questo Stellantis e i sindacati lo sanno

fca mirafiori grugliasco

Viene quindi  registrata la completa assenza di incentivi da parte del governo italiano. E anche da Torino e dal  polo produttivo di Mirafiori, i dubbi e le incertezze sono molteplici. Nonostante il segno piùin termini di produzione per Mirafiori nel corso del 2021, si rischia che questo miglioramento finisca presto. Le parole del leader della Fiom Cgil di Torino, Edi Lazzi, non fanno altro che confermare le parole del CEO Tavares.

Anche perché se Mirafiori secondo i vertici aziendali di Stellantis diventerà il polo dell’elettrificazione, è altrettanto vero che è stata cessata la fabbrica di Grugliasco. Il 2021 infatti oltre che per i numenri ottimi della Fiat 500 elettrica passerà agli annali comel’anno in cui Stellantis ha deciso di chiudere i cancelli della fabbrica ex Bertone di Grugliasco. Una fabbrica che fu rilevata dal compianto Sergio Marchionne che la vedeva come ilpolo del lusso di FCA, con le sue Maserati.

Maserati che adesso andranno a finire a Mirafiori, notizia questa che secondo i sindacati va presa con le dovute cautele.

Cosa ne pensano le sigle sindacali più rappresentative

“Nell’ultimo anno a Torino è stata chiusa una fabbrica e si sono persi 1700 posti e non si può andare avanti così. Le auto bisogna farle e soprattutto farle a Mirafiori, altrimenti non avremo mai volumi sufficienti alla saturazione degli impianti e dell’occupazione”

Le parole del segretario della Fiom Edi Lazzi non lasciano spazio a dubbi riguardo le richieste che vengono fatte a Stellantis. Servono veicoli da produrre.Solo così il polo produttivo piemontese potrà tornare a pieno regime a produrre auto senza andare a ridurre anche il personale. Perché ai sindacati gioco forza sono i rischi occupazionali ad interessare. E senza auto da produrre i primi a rischiare sono i lavoratori.

Perché le parole di Tavares, anche se non lo ha mai detto esplicitamente, mettono a rischio il futuro dei lavoratori. E naturalmente non solo di Mirafiori, ma in qualsiasi altra fabbrica italiana di Stellantis.

Ciò che si vive a Mirafiori infatti, si vive pure a Pomigliano d’Arco, a Cassino, a Termoli, a Melfi e perfino in Abruzzo, alla Sevel di Atessa in provincia di chieti dove si producono furgoni.

La politica industriale di Stellantis, il primo marzo la presentazione, ma il governo deve fare da supervisore

L’appuntamento tanto atteso è per la presentazione del piano industriale di Stellantis. Appuntamento fissato per il prossimo primo marzo 2022. Anche questa notizia fuoriesce dalle parole del CEO Carlos Tavares. Ma sempre il manager portoghese parlando di conseguenze per le fabbriche italiane ha spinto i sindacati a preoccuparsi. E quindi, a tornare a chiedere anche allo Stato, misure e sostegno a questa  transizione verso l’elettrico.

Naturalmente non bastano gli incentivi, che tra l’altro, come detto prima, sono anche assenti. Servono politiche a 360 gradi da parte del governo. I punti salienti delle richieste dei sindacati infatti, partono dagli incentivi all’acquisto di auto elettriche da offrire ai clienti, ma finiscono anche sui punti di ricarica delle auto e sul costo dell’energia elettrica.

Che l’Italia come produttore di auto appare indietro in materia di veicoli a trazione elettrica, è evidente. Ma lo è altrettanto il fatto che il nostro Paese, ha carenze di colonnine di ricarica ed ha un costo dell’energia elettrica che non ha eguali negli altri Stati.

“Gli incentivi sono solo una gamba del discorso. L’altra riguarda quante risorse intende investire il governo e in che cosa. Penso alle infrastrutture del territorio con la diffusione delle paline che possono spingere la gente a comprare auto elettriche.  Ma anche la limitazione del costo dell’energia, necessaria per la ricarica, utilizzando risorse rinnovabili e non certo il nucleare, come si sente dire in questi giorni”

La finanziaria è chiusa, ma il 2022 è appena entrato, si può intervenire

Se le parole di Edi Lazzi sono eloquenti in materia di richieste verso l’esecutivo italiano, non sono le sole. Per esempio, il segretario dei metalmeccanici della Cisl suggerisce di mettere mano alle norme nel corso del 2022.

Infatti secondo Davide Provenzano, segretario provinciale di Fim Cisl, anche se la manovra di Bilancio è ormai passata e senza interventi, il terreno perduto può essere recuperato ad anno in corso.

“Ciò che non è stato inserito nella Finanziaria, quanto a incentivi per l’elettrico, andrà recuperato in qualche maniera nel corso del 2022”

La preoccupazione per Mirafiori è tanta quindi, nonostante la Fiat 500 elettrica e le future Maserati, sempre elettrificate che sembra saranno prodotte in Piemonte. Ma le preoccupazioni restano elevate anche perché a Termoli, non si hanno ancora certezze sull’avvio dei lavori per la fabbrica di batterie per auto elettriche che sorgerà in Molise. Della terza Gigafactory europea di Stellantis, se si esclude l’assegnazione allo stabilimento di Termoli in Molise, non ci sono altre notizie.

E lo stesso che si verifica a Melfi, in Basilicata. Nello stabilimento che normalmente sforna più della metà di tutte le auto prodotte in Italia dall’azienda, dovrebbero essere prodotte ben 4 nuove vetture elettriche multi marca. Intanto, se in Piemonte hanno chiuso una fabbrica intera, nello stabilimento lucano di Località San Nicola di Melfi, in provincia di Potenza, hanno chiuso una linea produttiva.

Adesso ne funziona una sola, dove tutte insieme ed in ordine sparso e già criticato da sindacati e lavoratori, si producono le Fiat 500 X e le sue Jeep, Renegade e Compass. Delle fantomatiche nuove 4 auto elettriche nessuna notizia e nessun accenno ufficiale. In attesa che arrivi finalmente il mese di marzo entro il quale Tavares e i soci dovrebbero presentare dettagliatamente il loro piano industriale anche e soprattutto per le nostre fabbriche.

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