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Le 3 Alfa Romeo più emozionanti delle forze di polizia

Spesso i poliziotti e i carabinieri hanno usato delle Alfa Romeo, compagne delle loro imprese.

Quando si pensa alle Alfa Romeo delle forze dell’ordine, il pensiero corre naturalmente alla vecchia Alfa Romeo Giulia (Tipo 105), prodotta dalla casa milanese dal 1962 al 1977. Nell’immaginario collettivo, è lei la Pantera o la Gazzella per antonomasia. A rafforzare questa connessione mentale ci ha pensato anche l’universo del cinema, che ne ha celebrato le gesta durante l’azione in divisa, in molte pellicole.

Tuttavia, nella disponibilità di Polizia e Carabinieri ci sono stati altri modelli del “biscione” in grado di esprimere una maggiore carica emotiva, almeno in relazione al periodo storico di appartenenza. Sono modelli dall’indole vigorosa e, in un paio di casi, molto prestazionali in senso assoluto. Se volete conoscerli, vi invitiamo a seguirci nel nostro viaggio alla loro scoperta. Non pretendiamo che la lista da noi allestita sia dogmatica, quindi siamo certi che altri avrebbero inserito modelli diversi. L’occasione può essere quella giusta per sondare i vostri gusti sul tema. Allacciate le cinture, mettete in moto…e via!

Alfa Romeo 1900

Questa vettura fece fare un salto di qualità alla flotta della Polizia di Stato. Affidabile e prestante nelle sue versioni più spinte, si offriva allo sguardo con forme leziose e muscolari. Nel 1952 alcuni esemplari finirono nella disponibilità della Polizia Stradale. Il colore nero scelto per la carrozzeria le faceva sembrare delle Pantera, pronte a divorare l’asfalto. Ecco l’etimologia del termine.

L’Alfa Romeo 1900 era una berlina a quattro porte nata negli anni dal 1950 al 1959. Fu la prima vettura del marchio veramente di serie. Prese forma nella nuova catena di montaggio del Portello. Erano tempi dinamici per il “biscione”. Nel neonato Campionato del Mondo di Formula 1, la Tipo 158 “Alfetta” da Gran Premio fece piazza pulita dei rivali, conquistando la vittoria in tutte le gare che la videro protagonista nel 1950. Il titolo piloti andò a Nino Farina, che si ripeté l’anno successivo, sempre al volante del bolide rosso, figlio di un progetto longevo e di grande qualità.

In questo scenario, l’Alfa Romeo 1900 si impose all’interesse del pubblico per le sue credenziali ed anche per il fatto di essere stata la prima auto della casa milanese prodotta in serie su una catena di montaggio. La prima con monoscocca. Un modello innovativo, quindi, sotto molti punti di vista, che non sfuggì all’attenzione dei vertici delle forze dell’ordine. Peccato soltanto che la scelta motoristica, per ragioni di ottimizzazione produttiva, cadde su un quattro cilindri.

Motore di buon calibro

Giuseppe Busso, cui va il merito del suo progetto, seppe renderlo degno della tradizione del marchio, con soluzioni raffinate come la testata in lega leggera, le camere di scoppio emisferiche e la distribuzione a due alberi a camme in testa comandati da catena.

Questo cuore da 1884 centimetri cubi di cilindrata, dissetato da un carburatore monocorpo Weber, erogava una potenza massima di 80 cavalli a 4800 giri al minuto, con un picco di coppia di 13.3 kgm a 3000 giri al minuto. L’Alfa Romeo 1900 TI, opzione scelta dagli uomini in divisa, faceva meglio, perché aveva un’anima ancora più sportiva. Tale variante ricevette in dote il motore della Sprint, che erogava 100 cavalli di potenza massima a 5500 giri al minuto.

Qui c’era un carburatore doppio corpo Solex. Il rapporto di compressione era più alto ed anche le performance guadagnavano vigore. La velocità massima toccava quota 170 km/h. Niente male per l’epoca, specie in relazione al ridotto frazionamento. Il fatto che diversi piloti la scelsero per portarla in gara è sintomatico della sua tempra caratteriale. Tanti i successi di classe raccolti in quegli anni. Gli esemplari messi al servizio della Polizia Stradale avevano degli adattamenti ad hoc, ma non riguardavano la meccanica.

Alfa Romeo 2600 Sprint

Fra le auto in divisa, uno spazio di primo piano spetta all’Alfa Romeo 2600 Sprint. Questo modello fu usato dai reparti della Polizia Stradale, che avevano bisogno di auto potenti per gli inseguimenti a ritmo sostenuto. Il merito della sua tempra andava in gran parte al motore a 6 cilindri in linea da 2584 centimetri cubi, che erogava 145 cavalli di potenza massima, a 5900 giri al minuto. La coppia massima toccava quota 18.8 kgm a 2000 giri al minuto. Il tutto su un peso a vuoto di 1370 chilogrammi.

Questo si traduceva in una buona verve prestazionale, solo in parte testimoniata dalla velocità massima di 200 km/h. La meccanica era la stessa della 2600 Spider, ma qui il carattere si faceva più spumeggiante. Un contributo alle sue dinamiche giungeva dal passo, accorciato a 2580 mm rispetto alle declinazioni, diciamo, più in giacca e cravatta.

Sull’Alfa Romeo 2600 Sprint la potenza veniva scaricata a terra con l’ausilio di un cambio manuale a 5 marce, dalla tipica manovrabilità sportiva. Ai quattro freni a disco il compito di smorzarne il ritmo, ove questo servisse. Il modello aveva le credenziali giuste per affrontare gli impegni agonistici, ma prese parte solo a poche gare, nelle mani di piloti privati, senza un supporto ufficiale.

La volle il Viminale

Come dicevamo, alcuni esemplari della specie furono acquistati dal governo per la Squadra Volante. Una di queste Pantere, scelte dal Ministero degli Interni, è oggi custodita nel museo delle auto storiche della Polizia di Stato. L’Alfa Romeo 2600 Sprint prese forma nelle linee produttive dal 1962 al 1966.

Il suo progetto stilistico portava la firma di Giorgetto Giugiaro, per conto di Bertone. Il fascino muscolare e raffinato dei volumi tradiva la nobiltà della matita. Si vede che dietro quelle linee si celava un autore di grandi doti creative. Stranamente non tutti apprezzarono: alcuni volevano qualcosa di meno convenzionale. Buona l’esecuzione dell’abitacolo, che ripeteva la felice miscela cercata nella trama della carrozzeria. Volendo si potevano aggiungere l’aria condizionata, i vetri elettrici e i rivestimenti in pelle, per elevarne ulteriormente la classe.

L’Alfa Romeo 2600 Sprint era un’auto di alta cilindrata, che per anni non trovò un rimpiazzo nel listino de marchio del “biscione”. Purtroppo il mercato non ebbe una calda accoglienza per lei. Gli alti costi di acquisto e di esercizio non deponevano a suo favore. Alcuni, poi, non amavano lo stile dell’Alfa Romeo 2600 Sprint, ritenuta poco coraggiosa. Questo pesò sul suo destino commerciale.

Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio

L’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio dei Carabinieri è il fiore all’occhiello della flotta della Benemerita. Come abbiamo riferito in un altro post, si può dire che sia un’arma dell’Arma. È una berlina a tre volumi, legata ad una lunga e nobile tradizione, che regala performance da pista ed emozioni uniche. Rappresenta un alto punto di congiunzione fra ingegneria ed emozioni.

I lineamenti sono sportivi ed eleganti: l’auto è piena di muscoli, ma li mostra con classe. Si vede che è nata in Italia. Guardandola si coglie al volo la connessione con la migliore tradizione del marchio. Il suo è un cuore sportivo del più alto lignaggio. Si tratta di un V6 da 2.9 litri, interamente in alluminio e con due turbine, che eroga una potenza massima di 510 cavalli a 6500 giri al minuto, su un peso di 1580 chilogrammi. Il picco di coppia segna il valore di 600 Nm.

L’unità propulsiva, molto sonora, deriva dalle tecnologie e dalle competenze tecniche della Ferrari. Credo non servano ulteriori commenti per capire la sua eccellenza. Il quadro prestazionale è al vertice, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 3.9 secondi. La velocità massima si spinge nel territorio dei 307 km/h.

Al motore straordinariamente potente e ultraleggero può essere abbinato un cambio manuale a 6 rapporti oppure con un cambio automatico ad 8 rapporti, che permette di cambiare marcia in soli 150 millisecondi in modalità Race. Oltre che mediante la leva sul tunnel centrale, i passaggi possono essere eseguiti tramite le palette in alluminio (paddle) sul piantone dello sterzo.

Vola ed emoziona

L’Alfa Romeo Quadrifoglio regala una precisione di guida chirurgica, perché l’handling fa parte dell’essenza Alfa Romeo. Quest’auto è passione allo stato puro. Ogni particolare è stato progettato per trasmettere un piacere di guida senza compromessi. La perfetta distribuzione dei pesi e l’uso intelligente della tecnologia concorrono allo splendore del suo comportamento dinamico.

Due gli esemplari di Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio in servizio con la divisa dei Carabinieri. La loro consegna avvenne nel 2016 al Comando Generale dell’Arma, in presenza dei ministri dell’interno e della difesa, del comandante generale della Benemerita e dei vertici di FCA. Destinate prevalentemente a servizi speciali, queste vetture del “biscione” in livrea istituzionale mettono la loro sportività al servizio di interventi particolari, come il trasporto di organi e sangue, oppure di importanti cerimonie istituzionali.

Tra le dotazioni specifiche si segnalano il defibrillatore, speciali unità portatili di raffreddamento, sistema Odino, dispositivi supplementari di emergenza, porta arma lunga e torce led ricaricabili collocate nell’abitacolo. Molto riuscito l’abbinamento dei volumi della carrozzeria con la livrea dei Carabinieri.

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