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Crisi dei chip auto: almeno 2 anni per tornare alla normalità

Secondo il Boston Consulting Group, serviranno tra 2 e 4 anni per una normalizzazione della crisi dei chip auto

Fra i disastri della pandemia, c’è la crisi dei chip. Taiwan rifornisce di microprocessori soprattutto i giganti dell’elettronica, trascurando l’automotive. Grave errore dei Gruppi auto quello di delocalizzare la produzione di semiconduttori. Ora, ci sono tagli fortissimi alla produzione di macchine, visto che i chip sono alle base delle vetture moderne. Specie elettriche, con guida assistita, con guida autonoma, con sistemi di ausilio di vario genere. Secondo il Boston Consulting Group, serviranno tra 2 e 4 anni per una normalizzazione della crisi dei chip auto.

Chi ne ha tratto vantaggio? Tesla. Ha usato propri chip. Non dipendendo da nessuno, ha prodotto a tutto spiano. Ben sapendo, ma questa non è una critica, che invece gli altri Gruppi auto avevano difficoltà a reperire semiconduttori. Adesso, il settore automotive UE e USA si muove. Cerca di divenire indipendente. Ma servono investimenti mastodontici in un settore delicatissimo, con anni e anni di attesa. Soldi da sborsare proprio nel mentre che le Case devono impegnarsi allo strenuo per fare le costosissime auto elettriche.

Spesso, le vetture sono pronte, ma restano nei piazzali, invendute: sono senza chip. In attesa che arrivino i semiconduttori. Con tempi di attesa per le macchine nelle concessionarie.

Crisi dei chip auto: il gigante che risolve il problema

C’è un secondo scenario. Può arrivare un gigante che risolve il problema. Un’azienda che può permettersi il meglio in termini di dipendenti e collaboratori, che ha modo di investire senza patemi sul lungo termine. Qualcuno che si cali nell’arena e combatta contro i fornitori di Taiwan. Per esempio, un colosso cinese.

Magari, potrebbe spuntare un nuovo chip progettato e prodotto da Alibaba, il re dell’eCommerce. La Cina vuole primeggiare nella fornitura di batterie per auto elettriche. Già che c’è, si può mettere anche in battaglia nel settore dei microprocessori. Così, USA e UE dipenderebbero in parte dalla Cina per le batterie delle elettriche e per i semiconduttori: doppio colpo per la supremazia del Grande Dragone.

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