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In casa Stellantis la crisi dei chip è peggio del COVID

A fornire i dettagli su una condizione sicuramente preoccupante per Stellantis è il segretario nazionale di FIM CISL, Ferdinando Uliano

Stellantis

Ormai da diversi mesi il comparto dell’auto deve fare i conti con la crisi dei chip. Chiaramente anche Stellantis non fa eccezione e le criticità emerse in tale direzione non sono da sottovalutare. La questione è stata riportata ad una posizione da protagonista dalla FIM CISL che rappresenta la prima organizzazione sindacale presente all’interno di Stelllantis.

A confermare le forti problematiche legate alla crisi dei chip ci pensano ancora una volta i numeri che producono dati confortanti solamente per lo stabilimento di Mirafiori, lasciando il resto degli stabilimenti ad una posizione di forte arretramento in termini di valori percentuali. D’altronde i dati produttivi forniscono un riscontro positivo solo se paragonato al 2020 con un buon 14,2% in più, ma decisamente negativo se il raffronto si fa col 2019 dove il calo è pari al 16,3%. Il grido di allarme di Ferdinando Uliano è riferito anche ai livelli produttivi che riguardano i veicoli commerciali: “per la prima volta troviamo il segno meno anche per i furgoni, cosa mai successa negli ultimi 12 anni. Entro fine anno assisteremo a una produzione totale di Stellantis, in Italia, inferiore a quella del 2020”, ha infatti ammesso.

La crisi con cui fa i conti anche Stellantis non è destinata a terminare presto

D’altronde la crisi dei chip non è destinata a terminare nel breve periodo. Alcune stime dicono che anche per buona parte del 2022 tutto dovrebbe rimanere decisamente simile a quanto sta accadendo oggi. Anche di questo si parlerà domani nel tavolo fra Stellantis, sindacati e Governo Nazionale.

È chiaro quindi che le previsioni dei sindacati non sono certamente confortanti e le stime di Stellantis dicono che la produzione risulterà inferiore di circa 1,4 milioni di vetture rispetto alle analisi messe in pratica in precedenza. “L’uragano dei semiconduttori sta causando interruzioni della produzione che pesano più del blocco del 2020. Le previsioni sono che una situazione del genere andrà avanti per tutta la prima metà del 2022”, ha aggiunto ancora Ferdinando Uliano.

Nei primi nove mesi dell’anno Stellantis ha prodotto circa 319mila vetture in Italia, con una diminuzione del 46% nel terzo trimestre rispetto a quanto fatto registrare nel medesimo periodo del 2020. Le problematiche maggiori dovute alla crisi dei chip si sono ravvisate soprattutto a Pomigliano d’Arco dove oggi trova sede la produzione della Fiat Panda e tra qualche mese quella dell’Alfa Romeo Tonale. La produzione è scesa del 65% nel terzo trimestre in accordo con una quindicina di giorni di attività sui circa 50 previsti di solito.

“È praticamente impossibile che si arrivi ad eguagliare il numero di vetture prodotte lo scorso anno, la situazione dei chip sta diventando più seria e avremo ulteriori pesanti chiusure. Una situazione simile potrebbe presto verificarsi anche alla Sevel”, ha aggiunto Uliano. “La sofferenza riscontrata nei primi 6 mesi del 2021, si è aggravata nell’ultimo trimestre causando numerosi blocchi produttivi i semiconduttori stanno determinando dei blocchi produttivi che stanno colpendo più del lockdown del 2020. L’unico stabilimento che non subisce fermate nell’ultimo trimestre è il polo produttivo torinese; in particolare la produzione della Nuova 500 Elettrica, che non può fermarsi per i vincoli sul Co2, per evitare le salatissime sanzioni”.

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