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Stellantis riorganizza la filiera della componentistica

In casa Stellantis proseguono riforme e revisioni secondo visioni puramente care al CEO del gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA, Carlos Tavares

Stellantis

In casa Stellantis proseguono riforme e revisioni secondo visioni puramente care al CEO del gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA, Carlos Tavares. Il portoghese amministratore delegato del Gruppo aveva già ragionato sulle future possibilità derivanti dagli stabilimenti italiani già durante le visite condotte all’indomani della formalizzazione dell’accordo fra i due colossi dell’auto.

Ora però Stellantis vuole rivedere la catena che utilizza nell’approvvigionamento dei componenti: negli ultimi tempi infatti FCA aveva esternalizzato la realizzazione dei pezzi utili all’intera filiera produttiva preservando capitali e costringendo i fornitori a investimenti via via superiori. Ora però la possibilità ragionata da Carlos Tavares prevede un netto cambio di passo, all’indietro. Il programma potrebbe infatti prevedere che la maggior parte della lavorazione delle componenti debba ritornare ad essere messa in pratica in casa, col fine ultimo di dare una sferzata ai costi accessori e allo stesso tempo producendo un aumento dei livelli occupazionali in modo da ridurre le ore di cassa integrazione.

L’indiscrezione

A riportare l’indiscrezione è la sezione torinese del Corriere della Sera che pare abbia già visionato alcuni documenti che accerterebbero tali volontà in relazione ai componenti realizzati in metallo e quelli prodotti in plastica. Stellantis avrebbe già inviato tali documenti alle aziende italiane impegnate nella filiera e come si legge sul Corriere: “i pezzi difficili da realizzare in proprio sono evidenziati in rosso; quelli che richiedono aggiustamenti o spese di adeguamento dei macchinari come il cambio degli stampi sono segnalati in giallo; quelli che si possono realizzare «in house» sono cerchiati in verde. All’attenzione di Stellantis ci sarebbero decine e decine di componenti per cui sarebbe ipotizzabile un rientro, di qui a fine anno, intorno al 20-30% dell’attuale produzione affidata all’esterno”.

Pare poi che la sezione italiana di Stellantis abbia già chiesto ai fornitori sconti sulle commesse sulla scia di quanto già messo in pratica da altri grandi costruttori, a cominciare dai tedeschi di Audi, Volkswagen e BMW. Tuttavia, secondo quanto ammesso ancora dal Corriere della Sera, “nei primi tre mesi del 2021 sarebbe già stato riportato negli stabilimenti italiani di Stellantis il 10% della componentistica e le imprese della filiera coinvolte da questa novità avrebbero ovviato all’inconveniente richiamando a loro volta alcune lavorazioni prima lasciate a subfornitori e artigiani”.

In Italia la filiera che gestisce la componentistica del comparto automotive vale oggi oltre 49 miliardi di euro, potendo contare su 2.198 imprese e oltre 264mila addetti che peraltro per il 60% del totale sono compresi fra Piemonte e Lombardia. Per il 54% dei casi si tratta di imprese a carattere famigliare che mettono in pratica un export attorno al 41% del totale. Se il piano di Stellantis andrà realmente in porto, l’intera filiera dovrà subire una ovvia riorganizzazione puntando magari sulle possibilità di aggregazione che in accordo con le recenti imposizioni sull’elettrico potrebbe voler dire malumori e tensioni crescenti.

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