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Indotto Stellantis Melfi il punto debole della situazione

Un focus sula situazione dell’indotto di Melfi, la parte più fragile del polo produttivo lucano.

Lo stabilimento Stellantis di Melfi, cioè quelo che una volta era FCA  (Fiat Chrysler Automobiles) o ancora prima SATA (Società Automobilistica Tecnologie Avanzate), è a detta di tutti il più importante sito produttivo del settore Automotive italiano. Ed è il fiore all’occhiello della neonata Stellantis, colosso del settore Automitive nato a seguito di fusione/acquisizione tra Peugeot (PSA, che ha pure Citroen e Opel tra i marchi principali) e Fiat Chrysler Automobiles.

Oltre a Stellantis il polo produttivo sito a Melfi, in provincia di Potenza, capoluogo della Basilicata, ha un vasto indotto. In pratica, si tratta di tante piccole industrie che lavorano, nella stragrande maggioranza dei casi, sulle commesse di Stellantis. Dall’assemblaggio alla componentistica, sono molteplici le attività che Stellantis delega alle piccole aziende dell’indotto. Ed è proprio l’indotto quello che oggi più preoccupa dal punto di vista occupazionale. Infatti sono i piccoli che rischiano seriamente di finire tagliati dalle politiche di contenimento delle spese di produzione di cui il CEO di Stellantis, Carlos Tavare ha parlato fin dai giorni immediatamente successivi alla fusione.

L’indotto è importante quanto la fabbrica di Stellantis

Sul sito Sassilive.it, da sempre attento alle vicissitudini dei lavoratori del polo produttivo di Località San Nicola a melfi, c’è un articolo che è un focus proprio sull’indotto, con la voce anche degli operai che lavorano si nel polo produttivo di Stellantis, ma non direttamente assunti presso la casa madre.

Sono circa 3.000 i lavoratori addetti all’indotto, per un totale di 25 aziende, tutte di medie e piccole dimensioni. Si tratta di una delle grandi differenze che l’Italia presenta rispetto alla Francia per quanto riguarda Stellantis, perché oltr’alpe anche l’indotto è fatto da aziende di dimensioni rilevanti e non da piccole realtà che di fatto senza le commesse di Stellantis rischierebbero di chiudere i battenti per sempre.

L’occasione di questo focus sull’indotto è stata la riunione dell’attivo della FIm Cisl Basilicata, prima riunione dopo il 15 giugno scorso, data che tutti conoscono come quella in cui i Ministri Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando hanno riunito i vertici di Stellantis e i sindacati per un summit sul futuro di Stellantis in Italia.

“Oggi diamo la parola ai lavoratori dell’indotto perché in gioco non c’è solo il futuro di Stellantis ma anche quello delle 25 aziende e dei circa 3 mila lavoratori che ruotano intorno a Stellantis”, questo ciò che ha detto Gerardo Evangelista, segretario generale della Fim Cisl Basilicata.

Cosa si dice dell’indotto di Melfi

Per la prima volta al centro di una assemblea o di un incontro finiscono gli operai delle 25 aziende dell’indotto e non i lavoratori direttamente assunti da Stellantis, o meglio da SATA prima ed FCA poi.

“Al momento c’è un situazione di incertezza che riguarda soprattutto i lavoratori a somministrazione o a chiamata, per questo ci vuole chiarezza anche sul futuro di queste aziende e di questi lavoratori che costituiscono un anello essenziale del sistema. Più in generale c’è da capire come Stellantis intende affrontare questa fase di incertezza dovuta sia alla pandemia sia alla carenza di semiconduttori e come intende accompagnare lo stabilimento di Melfi e il suo indotto nella fase del full electric”, queste le parole di Evangelista, che chiede all’azienda di chiarire anche il futuro dell’indotto, oltre a dare certezze che superino le problematiche di oggi, cisto che la cassa integrazione è ancora diffusa e visto che le carenze di microchip che sono alla base, almeno stando alle dichiarazioni dell’azienda, delle fermate, restano ancora evidenti.

All’assemblea della Cisl ha preso parola anche il neo segretario della Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo.

 “Abbiamo una priorità nel brevissimo periodo, ovvero scongiurare lo sblocco dei licenziamenti che significherebbe un bagno di sangue per migliaia di famiglie, in questa fase bisogna accelerare e sbloccare gli investimenti, non i licenziamenti”, così si è espresso Cavallo.

Parole che qualcuno avrebbe preferito venissero proferite al summit del 15 giugno scorso, quando l’azienda ha confermato di voler puntare su Melfi promettendo di portare nel 2024 in Basilicata la produzione di 4 nuovi veicoli elettrici e di ragionare sul portare a Melfi una nuova fabbrica di batterie elettriche, la famosa terza Gicafactory di Stellantis in Europa, dopo quelle in Francia e Germania già previste e confermate.

“È positivo che Stellantis punti ancora su Melfi, ma ora il governo deve fare da garante affinché gli impegni assunti dal management vengano rispettati”, così ha rimarcato Cavallo che poi ha chiamato a rapporto pure i vertici politici regionali che secondo il sindacalista, dovrebbero “rendere permanente il tavolo tecnico sull’Automotive come sede in cui costruire le giuste sinergie tra le istituzioni locali e le parti economiche e sociali su questioni concrete come trasporti, infrastrutture, innovazione e formazione perché il futuro di questo polo industriale passa anche da un sistema pubblico in grado di assecondare i processi di crescita e di innovazione che caratterizzano un settore altamente competitivo come l’Automotive”.

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