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Ferrari: quali i suoi punti di forza nel futuro elettrico?

Il futuro è difficile da decifrare, ma si può capire cosa è necessario su una Ferrari elettrica, che purtroppo arriverà.

Ferrari SF90 Spider: il posteriore
La SF90 Stradale vista da dietro

La nascita di auto elettriche particolarmente potenti e veloci sta cambiando i riferimenti numerici delle performance, ormai lanciate verso cifre marziane. Anche la Ferrari deve fare i conti con il mutato scenario, che pone degli interrogativi. La casa di Maranello, al momento, non ha in listino un’auto totalmente elettrica, che arriverà più avanti negli anni. Gli appassionati, alla sola idea di una “rossa” senza motore endotermico rabbrividiscono. Comprensibile il loro stato d’animo, che è anche il mio.

Più facile accettare l’elettrificazione proposta coi modelli ibridi, considerati un buon compromesso. La loro presenza sarà sempre più massiccia nella gamma. Modelli come LaFerrari, LaFerrari Aperta, SF90 Stradale, SF90 Spider sono entrati nel cuore di quasi tutti i cultori del marchio, ma le supercar 100% elettriche sono un’altra cosa e incidono pesantemente su una tradizione motoristica invidiata in tutto il mondo, che ha portato gli uomini di Maranello a creare una serie infinita di capolavori, già a partire dal piccolo V12 di 1.5 litri della 125 S, prima vettura del marchio del “cavallino rampante”.

Gettare alle ortiche un simile patrimonio, che andrebbe tutelato dall’Unesco, sarebbe un peccato mortale. La sua sopravvivenza dipenderà molto dai provvedimenti legislativi, non certo dalla scelta dei clienti, che amano le “rosse” anche per gli allunghi e per le loro musicalità meccaniche, capaci di incantare grandi musicisti e direttori d’orchestra come Herbert von Karajan. Difficile fare delle previsioni. Vedremo cosa accadrà, ma sappiamo già cosa preferisce il cuore.

La Ferrari nell’era elettrica

Ferrari SF90 Spider
Emozioni in pista ad Imola con Leclerc (da video Ferrari)

Pensando alla prima Ferrari 100% elettrica, attesa in un futuro non lontanissimo, dubitiamo che la casa di Maranello possa imporsi con la stessa “facilità” di oggi sul terreno della potenza e dell’erogazione, anche perché i fornitori delle unità propulsive a batteria sono pochi nel mondo e uguali per tutti. Difficile pensare a corsie preferenziali per un costruttore dai numeri contenuti, anche se di altissimo e inimitabile prestigio. Non sono neppure convinto che i vertici della Ferrari siano interessati a cercare numeri da razzi della Nasa. Dell’effetto “wow” hanno bisogno altri marchi, come volano del loro marketing.

Con la Rimac C Two e la Pininfarina Battista sopra i 1900 cavalli e con la Tesla Roadster che si prepara a dire la sua, insieme a diversi altri costruttori sconosciuti lanciati verso il primato della potenza, pensare di ragionare solo in termini di cavalleria per confermare il prestigio storico potrebbe essere una strada poco saggia. In un contesto del genere, forse, Ferrari farebbe meglio a differenziarsi su altri fronti.

Penso che la prima “rossa” elettrica, per quanto meno entusiasmante per noi appassionati rispetto alle altre auto del listino del “cavallino rampante”, dovrà essere regina di emozioni nel mondo a batteria. Questo potrebbe essere un suo punto di forza. Ecco perché dovrà inseguire la leggerezza, la precisione chirurgica della guida e l’eccellenza dell’handling. Uno dei limiti dinamici delle green car, nonostante il vantaggio del baricentro basso, è infatti dato dalle masse in gioco, davvero molto alte.

Non inseguire gli altri, ma differenziarsi

Un “cavallino rampante” fa sempre battere il cuore a 10 mila giri

Ridurre il peso può fare una grande differenza in termini di piacere dinamico, tema dove gli uomini di Maranello hanno un’esperienza invidiabile, in tutte le declinazioni del concetto. Questo è un valore aggiunto, di cui giovarsi, perché un know-how di lungo corso non può essere neutralizzato in un giro di gioco.

La bellezza e la coerenza delle proposte del marchio può essere un altro punto di forza della Ferrari 100% elettrica. Il fatto che, dal 1947 ad oggi, la casa di Maranello abbia prodotto una sequenza impressionante di capolavori d’arte può essere un ulteriore motivo di differenziazione. Quello che manca alle hypercar verdi, fatta eccezione per la Pininfarina Battista, è infatti l’armonia. Non parliamo poi del carisma delle “rosse”, che deriva da una storia unica, fatta di corse e vetture da sogno, che hanno scritto le pagine più belle dell’antologia automobilistica. Qui i costruttori della nuova era sono molto indietro.

Ecco perché Ferrari deve giocare al meglio questa carta, non sono in termini evocativi, ma anche di genetica della sua prima vettura elettrica, che deve vivere della monumentalità della tradizione, offrendola nella migliore modernità, per rimanere nel cuore della gente, come un riferimento assoluto, a prescindere dal fatto che la potenza massima erogata dal cuore elettrico sia o meno al top. Ferrari, in sostanza, per vincere la nuova sfida deve imporsi come regina di emozioni, di stile, di piacere di guida, di prestazioni in pista e su strada, di esclusività, di lusso e di romanticismo storico attualizzato.

Insomma, la Ferrari deve imporsi per il fascino, per gli aspetti sensoriali e per la nobile purezza della sua anima, che auto e marchi asettici ad alte cavallerie elettriche non hanno. Il desiderio più grande è, comunque, che il marchio del “cavallino rampante” possa continuare a fare vetture a motore endotermico anche in un futuro lontano, magari alimentate a biocarburanti, preservando la loro magia e risultando più sostenibili agli occhi di chi non vede alternative all’elettrico, anche tra i politici.

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