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Stellantis, dati in contrasto: salgono Cig e titolo in Borsa

Stellantis è un autentico colosso del settore Automobilistico e come tale ha mani ed interessi in diversi Paesi del Mondo e dell’Europa. Per il settore Automotive siamo in piena rivoluzione visto che tutto verte verso l’elettrico e verso il trasloco dalle alimentazioni tradizionali a combustione, a quelle a basse emissioni inquinanti. 

E Stellantis è una delle aziende che maggiormente punta all’elettrico, e solo il programma e gli investimenti hanno prodotto numeri ottimi per quanto riguarda il titolo in borsa. Numero che seguono il trend ottimale di tutto il settore Automobilistico soprattutto in Europa. Ma c’è un’altra cosa che cresce in Stellantis, e questa volta solo in Italia.

Parliamo della Cassa integrazione guadagni, con cui hanno a che fare da mesi i lavoratori italiani del gruppo, in ogni stabilimento Stellantis italiano, da Nord a Sud. E gli ammortizzatori sociali saranno la costante anche nei prossimi mesi estivi, a partire da questo giugno.

La cassa integrazione in crescita in tutta Italia per Stellantis

Sul problema cassa integrazione a Melfi si è detto tutto e il contrario di tutto. Ma la cassa integrazione non è solo in Basilicata, in quello che resta lo stabilimento dove si producono circa la metà delle auto di Stellantis in Italia, cioè nel polo industriale ex FCA di località San Nicola a Melfi. 

Infatti le fermate riguardano anche Pomigliano, Termoli e tutte le altre fabbriche, chi più chi meno. Ne ha parlato anche il mensile “Il Primato Nazionale”, che fa una eloquente analisi della situazione. 

Giugno come i mesi precedenti, lavoratori a casa

Una multinazionale che è il quarto produttore mondiale di veicoli, questo è Stellantis, azienda nata dalla fusione dei due maggiori produttori di auto italiani e francesi, cioè Fiat Chrysler Automobiles e Peugeot, Citroen e Opel, ovvero PSA. Grandezza del gruppo e risultati di mercato e in Borsa sono in controtendenza rispetto al continuo ricorso alla cassa integrazione che l’azienda adopera nei suoi stabilimenti da Nord a Sud in Italia. 

Una cosa inspiegabile se non fosse che di Cig di parla solo in Italia e che ha dietro una precisa motivazione. L’Italia è troppo costosa, questo ciò che pensano i vertici aziendali. Già a febbraio, l’amministratore delegato di Stellantis, il CEO Carlos Tavares, durante la sua prima visita agli impianti italiani, nel corso di un summit conoscitivo con le parti sociali, avrebbe individuato nei troppo elevati costi di produzione italiani, un problema serio.

È lì che si annida un fattore di debolezza italiano rispetto a quello che accade negli altri stabilimenti Stellantis nelle altre Nazioni dove il gruppo produce auto. A questo si deve aggiungere la carenza di componenti, nello specifico, di microchip, altro nodo al pettine, stavolta non solo italiano. E così che Stellantis ha deciso di proseguire chiedendo aiuto alla cassa integrazione.

A Melfi 1.000 dipendenti a giugno saranno oggetto delle fermate, cioè un operaio ogni sette a casa, con una rotazione che arriverà fino al 27 giugno. E sempre a Melfi, ad agosto si prevede la chiusura totale dello stabilimento, evidentemente per carenza lavoro, almeno stando alla versione dell’azienda. In altri termini, rispetto alla domanda di auto che il mercato fa recapitare, c’è troppa manodopera, ma solo in Italia però. 

Se la linea della Jeep Compass è ormai al capolinea, perché pare scontato che verrà chiusa, anche la linea dove confluirà la prima, cioè quella della Jeep Renegade e della Fiat 500X presenta quella che i sindacati reputano una situazione drammatica, quella cioè della mancanza di giornate lavorative.

Sui sindacati e sul loro operato monta la polemica

I sindacati più rappresentativi, quelli che si possono definire “aziendali”, continuano a chiedere incontri e a chiedere chiarimenti all’azienda, rei anche di non aver ancora annunciato il nuovo piano aziendale che resta quello ante fusione. Ma ci sono sindacati che per esempio, contestano la troppa accondiscendenza verso l’azienda da parte delle Sigle più rappresentative. 

Eppure proprio queste ultime sottolineano che il loro operato è riuscito a limitare i danni, perché a maggio la situazione è stata peggiore, dal momento che le fermate in Italia a giugno saranno basate su una più equa distribuzione tra i vari turni e tra i vari lavoratori. Una cosa che a Melfi non è servita per rasserenare gli animi e per smorzare quello stato di preoccupazione che sfocia nella agitazione dei lavoratori, tra presidi, manifestazioni e scioperi già effettuati o annunciati. 

Cosa accade negli altri stabilimenti Stellantis

Ma Melfi è solo la punta dell’iceberg di una situazione sempre più delicata in Italia. In questi giorni anche a Pomigliano ci sono il 36% dei lavoratori fermati e in Cassa integrazione. Eppure a Pomigliano è in programma l’avvio della produzione del SUV Tonale. Una produzione che dovrebbe scattare dopo la pausa estiva e che dovrebbe rilanciare le attività. Ma già è stata oggetto di un rinvio e conferme ufficiali su date e programmi non ce ne sono ancora.

Anche a Cassino fine a fine mese continua la cassa integrazione Covid così come a Grugliasco, tanto per citare un altro stabilimento italiano di Stellantis, la produzione è a singhiozzo. Ovunque la scusa è la carenza di microchip, che  con la pandemia di è accentuata. Troppa richiesta di questi componenti, che a dire il vero non riguardano solo il settore dell’Automotive, rispetto alla produzione e questo ha ingessato tutto. Infatti senza quelli che vengono definiti semiconduttori, piccoli apparecchi che servono per far funzionare lo schermo di un nuovo televisore piuttosto che quello di uno smartphone o anche il cruscotto della moderne autovetture, non solo Stellantis ma tutte le case automobilistiche hanno rallentato i processi produttivi.

Per qualcuno, anche se questa carenza è evidente, si tratta di una scusante a una situazione che da troppi mesi si protraeva. Infatti anche con FCA prima della fusione, il ricorso agli ammortizzatori sociali era sempre elevato. Forse il fatto che si andasse a costituire tramite la tanto contestata fusione, che per qualcuno è una autentica acquisizione da parte dei francesi, un colosso del settore, aveva dato adito a speranze che qualcosa cambiasse. Ma la situazione adesso sembra essere addirittura peggiorata.

La situazione adesso mette allarme da parte dei sindacati

Dopo i vari summit i sindacati erano ottimisti sul futuro, ottimismo che adesso sta sempre via via scemando. Per esempio, Antonio Spera, segretario UGL per il settore metalmeccanico ha sottolineato come “un confronto sul piano industriale in vigore e sulle nuove strategie vista la situazione difficile di tutto il settore è necessario”. E per la metà di giugno è in calendario un vertice tra i delegati di Stellantis e i sindacati (ma anche la politica dovrebbe essere presente), probabilmente a Torino.

In quella occasione si potranno ottenere risposte più esaustive su ciò che sta accadendo, con l’azienda che deve spiegare pure il perché in Italia si chiude e in altre Nazioni si investe e si amplia l’organico. Il riferimento è alle 500 assunzioni previste per lo stabilimento francese di Poissy, vicino Parigi, oppure ai nuovi manager che si in tende assumere negli USA, presso uno dei poli produttivi Chrysler a Auburn Hills.

Il rovescio della medaglia, il titolo in borsa cresce

Se la situazione degli operai è negativa, la fusione sembra aver fatto bene a chi ha quote di partecipazione nel gruppo. Il fatto che Stellantis sia al centro del passaggio della mobilità verso l’elettrico, con un programma che porterà ad un notevole incremento delle auto elettriche tra 2025 e 2030, ha fatto impennare il titolo in Borsa. A dire il vero a crescere è tutto il settore Automotive, e Stellantis non fa eccezione.

Bisogna spiegare ai lavoratori alle prese con le casse integrazioni il perché se un azienda sembra andare bene e produrre utili, questo non abbia ricadute positive su cicli produttivi, stabilimenti e condizioni di lavoro.

Un mistero della finanza, perché da una parte si parla di crisi e di necessità di tagliare, mentre da un’altra parte si passa a dividendi importanti.

“Stellantis persegue la missione della mobilità green e continua a lavorare per rendere l’elettrico più accessibile”, sono queste le dichiarazioni del CEO di Fiat & Abarth, Olivier Francois. Secondo il CEO, Stellantis è al lavoro per ampliare le offerte di elettrico, con una operazione che punta al contenimento dei costi delle auto elettriche e al conseguente implementamento della rete dei distributori di energia per le ricariche, vero nodo di tutta l’operazione dal momento che non ci può essere passaggio all’elettrico senza una capillare rete di colonnine.

Progetti ambiziosi che mal si sposano con la situazione che si vive nelle fabbriche naturalmente. Soprattutto alla luce del fatto che il titolo Stellantis in Borsa è salito di circa l’1,90%, così come tutto il settore Automotive è salito dello 0,30% fissando un nuovo primato.

È anche vero che il trend positivo di Stellantis dipende molto dall’incremento notevole della produzione nelle fabbriche del Nord America.

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