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Gigafactory Stellantis: Torino preme ancora per averla a Mirafiori

La terza Gigafactory che Stellantis ha in programma di realizzare fa gola all’Italia e soprattutto al distretto torinese dell’auto

La terza Gigafactory che Stellantis ha in programma di realizzare, dopo quelle confermate in Francia e Germania, fa gola all’Italia e soprattutto al distretto torinese dell’auto. Dopo che il Comune di Torino aveva effettivamente posto in essere un ragionamento specifico sulla possibilità di ottenere questa eventualità a Mirafiori, e dopo che il Ministro Cingolani aveva invece previsto un’eventualità da configurare al Centro o Sud Italia, ora a farsi sentire è anche Silvia Bodoardo docente di Chimica al Politecnico di Torino.

L’importanza di un hub utile alla realizzazione delle batterie destinate alle future EV dei marchi della galassia Stellantis è stata configurata proprio dalla professoressa Silvia Bodoardo che risulta anche coinvolta nell’European Battery Innovation: “se l’obiettivo è decarbonizzare la mobilità e uscire dal motore termico, l’italia non può restare fuori. Dunque, l’interesse di Stellantis e le opportunità del Recovery Plan possono essere il volano per questa scelta. Stato e azienda devono dialogare e trovare una soluzione, se vogliamo essere competitivi e sganciarci dal monopolio asiatico”.

L’importanza di un polo del genere

Lo sviluppo di un polo utile alla realizzazione degli accumulatori rappresenta una opportunità concreta di crescita e sviluppo non solo per Stellantis, ma anche per l’effettiva immissione di nuovi posti di lavoro che secondo stime potrebbero essere addirittura 800mila quelli stimati in tutta l’area dell’Europa.

La ricerca vede anche lo stesso Politecnico di Torino in primissima fila accanto ad altre università europee. A partire da quella di Uppsala con sede in Svezia: “operiamo in due master europei sulle batterie, con l’ateneo di Lisbona e la Aalto University in Finlandia. Esistono 7 bandi Ue per questo settore, nei quali portiamo contributi ed esperienza, e ci sono aziende che si sono già inserite, come Comau o Midac, ma anche altre opportunità dalle quali l’italia è rimasta fuori, mentre ha aderito la Turchia”, ha aggiunto la professoressa Bodoardo.

Interessante potrebbe risultare anche la gestione dei fondi del PNRR, escludendo inoltre le possibili disparità fra la propensione verso l’elettrico o verso l’idrogeno. Le soluzioni, in ogni caso, potrebbero risultare comunque interessanti entrambe: “non tocca a me giudicare. Ciò che dobbiamo avere chiaro è che l’idrogeno è una risorsa non immediata e che non servirà per le auto: si userà per i grandi camion e i treni. Per l’auto la scelta è l’elettrico e non solo perché Stellantis, come gli altri gruppi, ha fatto quella scelta”, ha aggiunto a Il Fatto Quotidiano la Bodoardo.

Quindi sulla possibilità della Gigafactory in Italia ha ammesso: “ancora una volta l’università non può interferire. Ma se si devono produrre batterie, sia chiaro: a Torino c’è già tutto. La ricerca del Politecnico, l’inserimento strutturale nei network europei per ricerca e supporto alla produzione. E c’è, infine, la storia della Fiat e di Mirafiori: dove oggi si produce la 500 elettrica. Se esiste davvero la volontà di fare, qui il percorso virtuoso è già concreto”.

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