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Stellantis: domani 15 maggio mobilitazione operai a Melfi

stellantis

Era nell’aria la mobilitazione e così sarà, perché domani mattina, come recita il volantino diffuso nello stabilimento Stellantis sito in Località San Nicola a Melfi, gli operai dell’ex FCA hanno deciso di muoversi.

L’appuntamento è per le ore 10 di domani 15 maggio davanti all’ingresso B dello stabilimento lucano. Il flash mob “operaisindacatistellatis basilicata” è stato indetto per domani perché occorre fare presto visto che di risposte alle situazioni poco chiare circa il futuro dello stabilimento ed il futuro della produzione, ne sono arrivate poche.

Sul sito “Basilicata24” c’è l’intervista ad alcuni tra gli operai promotori dell’iniziativa, con la quale chiedono anche ai sindacati di unirsi ad una mobilitazione che ha probabilmente come obbiettivo quello di iniziare davvero a far sentire la voce dei lavoratori.

Ecco cosa hanno detto i promotori dell’iniziativa, che non sarà l’unica dal momento che ne è stata calendarizzata già una nuova per il sabato successivo, stavolta indetta direttamente da Cgil, Cisl, Uil e dai sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm, Confsal, Ugl.

La parola agli operai, il 15 maggio mobilitazione a Melfi

I lavoratori che hanno organizzato e preparato il flash mob (anche se non andrebbe chiamato così perché non si tratta certo di un assembramento con obbiettivo una azione insolita), hanno diffuso un volantino con cui chiamano a raccolta tutti i lavoratori e gli interessati ala situazione precaria di Stelantis. Sul volantino e sui manifesti c’è chiaramente l’invito a tutti. “Sabato 15 maggio ore 10 – Stellantis ingresso B – Siete tutti invitati a partecipare”, questo il contenuto dei volantini e dei poster affissi nello stabilimento di Melfi.

 “Non possiamo guardare il futuro che ci passa davanti senza rivendicare i nostri diritti. Ma non siamo contro i sindacati e domani ai cancelli della fabbrica, nel rispetto delle misure anticovid, invitiamo tutti, senza bandierine, ad ascoltare le nostre storie”, così iniziano l’intervista i promotori dell’iniziativa. Una intervista che cerchiamo di riportare interamente perché è importante capire le istanze di questi lavoratori e il loro elevato grado di preoccupazione.

Infatti si tratta di lavoratori giovani, entrati in Fiat ( poi diventata FCA e dopo ancora Stellantis) dopo la riforma del lavoro prodotta dal governo Renzi e conosciuta come Jobs Act. E non è un caso che siano loro quelli più preoccupati, dal momento che, usando un termine oggi di largo uso per via del Covid, sono i fragili, non di salute ma dal punto di vista lavorativo. E molti di loro sono lavoratori dell’indotto, alle dipendenze di piccole imprese dove non ci sono nemmeno le tutele che molti lavoratori assunti direttamente da Fiat hanno.

Parliamo di quell’indotto che è finito nel mirino di quelle che paiono essere le nuove politiche aziendali post fusione di FCA con PSA, cioè del nuovo gruppo conosciuto come Stellantis. Nuove politiche che mirano a contenere i costi, a portare all’interno molte delle attività adesso affidate all’esterno e, anche se nessuno dei vertici aziendali lo dirà mai, a prevedere se necessario, anche tagli occupazionali.

L’indotto paga il prezzo più elevato

“A pagare il prezzo più alto sono proprio quelli dell’Indotto, perché a cento di loro non è stato più rinnovato il contratto. E aspettano”, così si sono espressi i lavoratori che poi hanno sottolineato come le continue fermate, gli stop e le interruzioni portano molti operai a non accumulare nemmeno le giornate comunemente utili per maturare benefit quali la tredicesima per esempio, o i premi di produttività o ancora le ferie.

E non poteva mancare un accenno polemico nei confronti dei sindacati che a dire degli intervistati, decidono tutto ed accettano di tutto nei vari incontri a cui sono invitati, senza sentire la base che sono gli operai e senza far capire nulla a questi ultimi.

E la situazione ribolle e rischia di esplodere perché alle problematiche prima esposte si aggiungono le continue voci, mai smentite in via ufficiale, di tagli, esuberi e riduzione delle linee produttive.

I giovani lavoratori contestano pure il fatto che le decisioni vengono prese a Torino, a molti Km di distanza da Melfi, ed invece dovrebbe essere la sede di Stellantis in Basilicata quella dove definire il futuro di molti lavoratori, perché a Torino la situazione dello stabilimento ex FCA di Melfi può arrivare distorta.

“Il nostro futuro non si decide a Torino ma a Melfi. Perché il nostro futuro si deve decidere a porte chiuse nei tavoli con la proprietà a Torino? Perché in pochi, tra segretari e affini, devono decidere tutto per noi e poi farci trovare davanti al fatto compiuto? Perché queste assemblee tra delegati in cui non si capisce di cosa di discute e soprattutto non capiamo cosa decidono, quali azioni concretizzano davvero?” , questi i quesiti che i lavoratori si fanno e che domani saranno al centro della iniziativa al cancello dello Stabilimento.

E sembra che l’iniziativa stia riscuotendo successo come gli stessi promotori confermano.

“Non pensavamo di avere tante adesioni. Col passare delle settimane e poi dei mesi, davanti all’andamento ondivago della neonata Stellantis, il fronte degli operai che si interrogano sul futuro si è allargato. Negli ultimi giorni in molti si sono detti concordi con le nostre domande. E con le risposte che abbiamo chiesto a sindacati che in alcuni momenti sono apparsi fermi, statici, attendisti. Qui si gioca il futuro di tutti, bisogna far sentire forte la propria voce. Ci contattano padri di famiglia, anche operai molto più grandi di noi. E ci dicono di farci sentire, che sono d’accordo”, così si sono espressi i giovani lavoratori, in una intervista tra l’accusa (anche contro i sindacati) e lo sfogo, con alla fine l’invito alla partecipazione, senza sfoggiare bandierine di appartenenza politica e sindacale, perché secondo loro tutti i lavoratori sono sulla stessa barca.

 “Non più i sindacati che chiamano a raccolta i lavoratori, ma noi stessi che richiamiamo l’attenzione dei nostri rappresentanti apparsi un po’ troppo timidi negli ultimi tempi. Sia chiaro, non siamo contro i sindacati. Non è questo il punto. Ma per una volta chiediamo di essere ascoltati davvero e di non recitare la parte di meri burattini, numeri di matricola nelle mani di qualcuno”, così hanno concluso i ragazzi.

E i sindacati partono alla carica per il sabato successivo

Se gli operai chiamano a raccolta i sindacati sabato 15 maggio, cioè domani, i sindacati fanno lo stesso per il sabato successivo. Altra mobilitazione, stavolta in maniera classica, con i sindacati a chiamare gli operai a raccolta e non come quella di domani che segue la via inversa.

Sabato 22 maggio i sindacati della triplice, Cgil, Cisl e Uil, insieme a tutte le sigle dei rappresentanti dei lavoratori del settore metalmeccanico, cioè Fim, Fiom, Uilm, Confsal, Ugl , indicono un presidio davanti allo stabilimento di Melfi. Ne da notizia il sito “TRM Network” che riporta il comunicato ufficiale ed unitario di tutte le sigle sindacali.

Anche per sabato 22 maggio l’appuntamento è all’ingresso B dello stabilimento Stellantis a Melfi, alle ore 10. Un presidio indetto “a difesa dei livelli occupazionali, della capacità produttiva e delle condizioni di lavoro di Stellantis e dell’ area industriale di San Nicola di Melfi”, come si legge nel comunicato.

Anche in questo caso per correttezza e completezza di informazione riportiamo il comunicato ufficiale dei sindacati, che richiamano a molte delle cose dette anche dai ragazzi promotori del flash mob di domani.

“La fusione tra Fca e Peugeot non può essere considerata una semplice operazione economico-industriale tra grandi gruppi dell’auto. Si farebbe un grave errore di sottovalutazione. L’Italia, con la nascita di Stellantis, deve salvaguardare il know-how dell’industria automobilistica nazionale, pena un rischio concreto per il destino delle politiche industriali e di migliaia di lavoratori e di interi territori e distretti produttivi, tanto più che la fusione non interviene solo sugli stabilimenti di assemblaggio. Ci sono due filiere di fornitura che vanno a sovrapporsi con rischi sulla filiera di prossimità con gravissime conseguenze sull’indotto”, così inizia il comunicato stampa delle rappresentanze sindacali, con un chiaro riferimento anche da parte loro alle problematiche dell’indotto.

“Ci aspettiamo che il governo vigili sul rispetto da parte dell’azienda degli impegni assunti sugli investimenti e sul mantenimento dei livelli occupazionali nonché degli standard qualitativi del lavoro. La riduzione dei costi di produzione non può passare attraverso il peggioramento della sicurezza e dell’ organizzazione del lavoro, così come recita la sottoscrizione della linea di credito statale per oltre 5,6 miliardi di euro destinata alle attività nazionali del gruppo FCA”, così i sindacati hanno per l’ennesima volta chiamato all’azione il governo, soprattutto alla luce del fatto che già da giorni il Ministro delle Attività Produttive, Giancarlo Giorgetti ha manifestato la volontà di seguire con attenzione la vicenda Stellantis in Basilicata.

“Ricordiamo che gli impegni assunti riguardano il proseguimento dell’attuazione dei progetti industriali; l’avvio di investimenti ulteriori; l’impegno a non delocalizzare la produzione dei modelli di veicoli oggetto di industrializzazione nell’ambito del piano; il raggiungimento della piena occupazione entro il 2023. La necessità del tavolo nazionale,  che abbiamo chiesto nuovamente in questi giorni, è ancora più urgente dopo le dichiarazioni dell’ad Tavares in contemporanea con il confronto che abbiamo tenuto al Tavolo insediato in Regione, il quale ha annunciato che Stellantis è pronta per cambiamenti drastici e scelte coraggiose, un annuncio che richiede precisazioni”, queste le parole dei sindacati, che richiamano al Ceo di Stellantis reo di essere colui che sembra propenso a perseguire la strada rigorosa del contenimento dei costi favorendo, a detta di qualcuno, la produzione al di fuori dell’Italia dell’intero gruppo Stellantis.

I sindacati chiamano anche la politica all’intervento

Non poteva mancare da parte dei sindacati il richiamo all’intervento da parte della politica, senza ideologia ma per il bene dei lavoratori, in maniera trasversale.

“Abbiamo sollecitato la Regione Basilicata a realizzare un’alleanza tra le Regioni interessate (Basilicata, Puglia e Campania) e che i parlamentari delle tre Regioni interessate di maggioranza e opposizione intervengano con più forza nei confronti del presidente Draghi per convocare il tavolo nazionale su Stellantis e sulle scelte di politica industriale del settore auto. Ciò al fine di avviare un confronto immediato con i vertici di Stellantis e per chiarire, nell’ambito del piano industriale del gruppo, il ruolo dello stabilimento di Melfi e più complessivamente delle produzioni del Mezzogiorno e per mettere al centro della programmazione del Pnrr, per quanto riguarda il capitolo delle infrastrutture, il potenziamento del sistema dei trasporti e della logistica nell’ambito dei collegamenti della trasversale appenninica”, questo più nello specifico ciò che chiedono i sindacati, con una specie di rivendicazione del loro operato, lo stesso che come detto in precedenza da parte degli operai organizzatori della mobilitazione di domani, i lavoratori contestano.

“Abbiamo anche chiesto alla Regione di assumere misure per rendere più conveniente ed efficiente il sistema dei servizi a sostegno dell’area industriale di Melfi nell’ambito della riforma dei consorzi industriali, oggi elemento di debolezza in particolare per le aziende dell’indotto; di prevedere forme di incentivazione per attrarre nuovi investimenti nell’area industriale del melfese; di semplificare le procedure burocratiche in previsione del nuovo ruolo che l’indotto dovrà svolgere nel rinnovato modello produttivo di Stellantis; di sostenere il sistema dei trasporti e della logistica al servizio del polo automotive di Melfi”, così i sindacati allargano il campo, disegnando alcune soluzioni alle problematiche che loro stessi hanno sollevato negli incontri con i vertici aziendali e con gli Amministratori Pubblici e che vanno ben oltre i problemi di produzione ed occupazione ma che riguardano anche i servizi, la viabilità ed i trasporti di una zona, la Basilicata, arretrata da molti punti di vista.

E i sindacati nel comunicato rinfacciano al nostro governo la mancata iniziativa di entrare “a gamba tesa” in Stellantis, come ha fatto lo Stato francese che ha una partecipazione diretta nell’azienda.

“Siamo consapevoli che Melfi, pur rappresentando un’eccellenza nel panorama dell’industria automobilistica globale, rappresenta comunque un elemento del più complesso sistema produttivo del gruppo e come tale dovrà ricevere le giuste attenzioni per garantire gli attuali livelli occupazionali. Gli accadimenti recenti sembrano smentire quelle dichiarazioni e non vanno nella direzione di rispetto degli impegni sugli investimenti e il mantenimento dei livelli occupazionali. La partecipazione statale francese, non compensata da quella italiana, all’interno del gruppo Stellantis rischia di penalizzare gli impianti italiani. Il lungo silenzio dei governi Italiani rispetto ad un processo in atto su uno dei settori strategici del Paese deve interrompersi”, così anche i sindacati si dicono alquanto preoccupati.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la politica italiana dovrebbe essere chiamata a mettere in campo tutte le azioni necessarie a proteggere e, ancor più, a rilanciare lo sviluppo dell’automotive disinnescando il rischio di una grande frattura sociale che aumenterebbe, peraltro, diseguaglianze tra classi e territori. La zona industriale di Melfi con l’indotto Stellantis è il banco di prova di una reale volontà di questo governo di avere il Mezzogiorno come priorità delle politiche di sviluppo. E ciò può avvenire solo utilizzando tutte le risorse a disposizione, Pnrr compreso, per un organico piano di rafforzamento di tutti i siti produttivi dell’auto nel nostro paese cogliendo la sfida dei processi in atto di trasformazione della mobilità sostenibile, visto che in Italia circolano 20 milioni di veicolo a grande impatto ambientale”, così hanno concluso il comunicato, con una specie di appello alle istituzioni e ricordando l’appuntamento di sabato 22 maggio davanti all’ingresso B dello Stabilimento di Melfi per il presidio.

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