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Revisione patente per guida sotto l’effetto di droga: cos’è

Si tratta infatti di un provvedimento amministrativo non sanzionatorio: lo dice il Consiglio di Stato

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Revisione patente per guida sotto l’effetto di droga: cos’è? Si tratta di un provvedimento amministrativo non sanzionatorio. Obiettivo, garantire la sicurezza del traffico stradale. Lo dice il Consiglio di Stato, sezione prima, con parere 1842/2020; depositato il 17 novembre. In caso di guida sotto effetto di sostanze stupefacenti, accertata da indagini di laboratorio, la revisione della patente di guida non costituisce una sanzione amministrativa.

Revisione patente per guida sotto l’effetto di droga: ha i requisiti?

L’amministrazione può disporre la revisione della patente di guida se il comportamento del conducente ingeneri un dubbio: il guidatore, trovato con sostanze tossiche in corpo, ha i requisiti per stare ancora al volante? E se fosse una mina vagante? Vedi qui.

La revisione patente sere disposta dagli uffici della Motorizzazione o del Prefetto, quando ci sono dubbi sulla permanenza dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica alla guida. O quando il conducente perde tutti i punti sulla patente. Lo stabilisce l’articolo 128 del Codice della Strada.

Il guidatore “tossico” e altamente pericoloso si vede imposta una visita medica e/o un esame di idoneità tecnica. L’esito della visita medica o dell’esame di idoneità viene comunicato ai competenti uffici per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente.

Multe per droga: 1.500 euro

Comunque, chi guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con l’ammenda di 1.500 euro. C’è l’arresto da sei mesi a un anno. Più la sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente è raddoppiata. Con la sentenza di condanna, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.

Più la rivalsa Rc auto: la compagnia risarcisce i danni all’altro guidatore in caso di sinistro, ma poi ha diritto a farsi rimborsare al 100% dal conducente tossico.

Il grave problema, in Italia, è che bisogna dimostrare come l’automobilista abbia assunto droga proprio prima di guidare. Non basta il drogatest che provi la presenza di droga in corpo. Per integrare il reato, si devono realizzare le seguenti due condizioni: la guida di un veicolo in stato di alterazione psico-fisica; che tale stato sia correlato con l’uso di sostanze psicoattive.

Così, diventa difficilissimo fare sicurezza stradale e allinearsi agli altri Paesi europei in fatto di dimezzamento dei morti sulle strade. Così come è problematico aiutare chi ha dipendenze da droghe o farmaci pesanti e si mette alla guida.

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