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Le case automobilistiche potrebbero rinunciare all’infotainment realizzato in proprio

I sistemi di infotainment sempre più avanzati possono costringere i produttori di auto ad affidare il loro studio ad enti esterni

Giulia Infotainment

Salendo a bordo delle nostre moderne vetture, quasi non ci accorgiamo più della grande quantità di informazioni, schermi, sistemi e chi più ne ha più ne metta presenti a bordo. La differenza con vetture nate soltanto cinque o sei anni fa è notevole, tanto che ormai anche sulle più comuni utilitarie è possibile riscontrare allestimenti spesso rivolti a vetture di categoria superiore.

Insomma, l’abitacolo di ogni vettura sta diventando sempre più complicato. Non solo per il guidatore che molte volte si trova a dover studiare più pagine di manuale, manco dovesse pilotare un aereo, ma anche per le case automobilistiche che si trovano a fronteggiare sfide impensabili qualche decennio fa. Pare che molte fra loro potrebbero essere ora disposte a rinunciare agli aspetti tecnologici legati ai sempre più avanzati sistemi di infotainment per lasciare questo compito a terzi.

Cominciano a vedersi i primi segnali

Qualcosa che segue questa linea si sta cominciando a vedere già. Se la domanda degli utenti per la tecnologia e la connettività è oramai un dato inarrestabile, i cicli di sviluppo dei produttori hanno faticato spesso a tenere il passo. Le case automobilistiche hanno sempre tentato di richiedere competenze esterne per sviluppare i propri sistemi di infotainment.

Gli appariscenti schermi delle dimensioni di un tablet che sono diventati il ​​fulcro del design degli interni delle nostre vetture sono ora responsabili della gestione non solo delle funzioni radio e di navigazione di base, ma anche dei più svariati controlli, delle impostazioni del veicolo e persino dello streaming video. All’inizio le case automobilistiche si erano mostrate piuttosto riluttanti nel fornire a terzi le chiavi di questi settori, ma con l’aumento dei carichi di lavoro e di calcolo richiesti da questi nuovi elementi tecnologici si sono avvalse dell’aiuto di aiuti esterni.

I sistemi operativi forniti da grandi nomi come Android, BlackBerry e Linux vengono eseguiti in background e gestiscono il lavoro più “pesante”. La piattaforma software automobilistica di BlackBerry, ad esempio, è già alla base di oltre 175 milioni di veicoli realizzati da più di una dozzina di marchi, tra cui Audi, Ford, Hyundai, Porsche e Toyota. Il software può essere configurato per soddisfare esigenze specifiche ed essere ridisegnato per apparire più simile a quelli che sono i desideri degli attuali guidatori. E con il progredire della tecnologia, è probabile che gli aggiornamenti OTA diventeranno più diffusi per consentire alle interfacce di adattarsi a ciò che verrà dopo. Se guardiamo alla Polestar 2, ma anche ad altre vetture di casa Volvo, questa utilizza un sistema per l’infotaiment fornito direttamente da Google che rende la vettura configurabile come uno smartphone Android.  Volvo è stata la prima a farlo ma di certo non sarà l’ultima. Tuttavia chissà se oggi va bene così o se un po’ ci manca la guida dura e cruda di un tempo.

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