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Semavelox col giallo breve: occhio alla stangata

La denuncia dei dell’Unione Nazionale Consumatori: il sospetto è che i Comuni facciano cassa

semavelox

Semavelox col giallo breve: occhio alla stangata. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, lancia l’allarme Semavelox. Cosa sono? Un po’ semafori, un po’ autovelox. Entrambi con telecamera, uniti per dare multe.

Semavelox col giallo breve: il dubbio

C’è un vizietto di alcuni sindaci: piazzare il Semavelox e poi ridurre la durata del giallo sotto i 4 secondi. Possono farlo. Complice il vuoto normativo che non fissa la sua durata minima. Così, pensi di passare col verde, arriva il giallo dopo che un sensore dice che vai troppo veloce, speri di passare col giallo e invece scatta il rosso: multa.

Sanzione di 167 euro più il taglio di 6 punti-patente.

Altro vizietto: piazzare un autovelox e poi ridurre il limite di velocità in modo ingiustificato da 90 a 70 km/h o 50 km/h, tanto per fare cassa.

Inevitabile che a limiti di velocità assurdi, eccessivamente e immotivatamente bassi, corrispondano nel primo anno di installazione migliaia di multe nei confronti di cittadini che non sono pirati della strada.

Tutto senza la presenza di agenti delle Forze dell’ordine sul posto, tutto in automatico, tutto con notifiche a casa di automobilisti spesso ignari di aver commesso l’infrazione. Nel rispetto del Codice della Strada, che pare scritto su misura per i Comuni.

Più potere ai Prefetti per gli autovelox

Unico argine contro lo strapotere dei Comuni sono i Prefetti in tema di autovelox. Devono autorizzare l’installazione delle macchinette, a condizione che servano davvero per la sicurezza stradale e non per fare cassa.

Il ragionamento semplicistico è: vai piano e nessuno ti multerà. Ma il discorso è molto più ampio e complesso: servono limiti di velocità congrui, perché abbassare il limite a capocchia è un metodo da contrastare.

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