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Mattia Binotto e la necessità di attendere per tornare a vincere

Per Mattia Binotto prima di costruire un ciclo vincente bisogna attendere ancora un po’, ma nel frattempo analizza quello che non va in Ferrari

Binotto

La Ferrari torna a Monza dopo la cattiva affermazione di Spa-Francorchamps, Gran Premio al termine del quale il team principal Mattia Binotto si era affrettato ad ammettere che questa Ferrari naviga dentro una tempesta sebbene non si possa parlare di una vera e propria crisi. Nonostante ciò, Binotto non ha nascosto qualche preoccupazione o perlomeno ha provato a mettere le mani avanti quando ha detto che ci vorrà più di qualche anno per tornare ai vertici di una Formula 1 che sembra un tarlo dolorosissimo per una Ferrari in serie difficoltà provenienti da molteplici ambiti.

Bisogna quindi riuscire a capire se le precedenti parole di Mattia Binotto, ovvero quelle relative alla tempesta piuttosto che ad una crisi, rappresentano lo stato di fatto delle cose che appaiono più nere di sempre. O forse nascondono una crisi reale posta dietro a parole di comodo.

Anni per costruire un ciclo vincente

Se lo scorso anno la Scuderia aveva vinto per tre volte, piazzandosi in seconda posizione nel Mondiale Costruttori, quest’anno non è ancora arrivata una vittoria e probabilmente nemmeno arriverà. La Ferrari lotta infatti per posizioni che sinceramente poco hanno a che fare col blasone di un marchio di tale portata. In Belgio le due SF1000 non hanno raggiunto la Q3 in qualifica e non hanno nemmeno messo in saccoccia alcun punto, dati che hanno fatto precipitare la Ferrari al quinto posto nella classifica costruttori.

Per superare tale situazione e tornare quindi a vedere risultati di rilievo con una certa costanza, secondo Mattia Binotto, ci vorrà parecchio tempo. “Se guardiamo a tutti i cicli vincenti della Formula 1, ci sono voluti molti anni per realizzarli e costruirli. In Formula 1 nessuno possiede la bacchetta magica, ci vogliono soltanto pazienza e stabilità”.

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Mattia Binotto con Laurent Mekies

L’introduzione del nuovo regolamento tecnico, posticipato dal prossimo anno al 2022, offrirà alla Ferrari un’opportunità per colmare il divario con i suoi rivali. Nel frattempo la Formula 1 ha introdotto diverse restrizioni di sviluppo come misura rivolta al risparmio dei costi, cosa che renderà più difficile per la Ferrari fare rapidi progressi. Ma su elementi come la power unit nulla si potrà fare quest’anno: “il motore sarà congelato per tutta questa stagione, quindi non potremo far nulla. Lo stiamo però sviluppando per la stagione che verrà. Al momento sul banco di prova pare vada molto bene. Sulla monoposto ci sono ulteriori restrizioni, di conseguenza dobbiamo concentrarci sulle prossime stagioni ovvero al 2021 ma soprattutto al 2022. Per fare bene nel 2021 dobbiamo capire quali sono i punti deboli e risolverli” ha proseguito Mattia Binotto.

Gli errori sulla SF1000

Nel frattempo Mattia Binotto ha anche rilasciato un’intervista esclusiva al Corriere della Sera, a Daniele Sparisci e Giorgio Terruzzi, ammettendo alcuni dati che perlomeno in parte chiariscono i tanti problemi che affliggono la monoposto. Binotto non ci pensa un attimo a definire il suo più grande errore da team principal proprio aver sbagliato l’intero progetto della SF1000. La monoposto per il 2020, secondo Mattia Binotto, “era nata per ricercare maggiore carico aerodinamico poiché già disponevamo di un motore molto potente” ma i problemi della power unit sono emersi con le direttive tecniche che ancora una volta sono le imputate principali nella visione di Binotto “ci siamo ritrovati quindi con una grossa resistenza aerodinamica e pochi cavalli a disposizione. Sommando queste due cose sono nati tutti i problemi”.

Ma Binotto apre la strada a nuovi tecnici che dovrebbero giungere in Ferrari proprio in queste settimane, dice infatti che “in Formula 1 non ci si accontenta mai, c’è per questo sempre voglia di inserire nuovi elementi” e non ha nemmeno dubbi sugli uomini che comunque hanno realizzato le ultime monoposto “perché sono quelli che in questi ultimi cinque anni si sono avvicinati di più alle Mercedes potendo lottare anche per il Mondiale”.

Mattia Binotto non si sente solo, come è stato descritto in questi tempi complice le scarse dichiarazioni provenienti dai vertici del Cavallino Rampante: “è una cosa sbagliata. Non sono solo. Ricevo costantemente consigli anche se magari il loro stile è diverso da quelli a cui eravamo abituati. Ma non sono solo” sebbene Marchionne gli ha insegnato a “prendersi dei rischi e sfidare l’impossibile”.

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