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Il ritorno di quella particolare Alfa Romeo 33 Stradale in Blu Reale

Per anni questa Alfa Romeo Tipo 33 Stradale ha rappresentato l’unico esemplare verniciato in blu, tuttavia ha vissuto in collezioni private lontano da occhi indiscreti

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L’Alfa Romeo 33 Stradale è probabilmente uno dei più interessanti prodigi di Franco Scaglione. Una sintesi perfetta tra tecnica e creatività di uno dei pilastri del Biscione. La 33 Stradale è un capolavoro incredibile, innovativa per l’epoca e dallo stile pazzesco frutto di precise concezioni aerodinamiche votate alla funzionalità. Siamo nel 1964, anno in cui il presidentissimo dell’Alfa Romeo, Luraghi, decide di dedicare il marchio nuovamente alle corse automobilistiche. Punta tutto sull’acquisizione dell’Autodelta in modo da costituire una vera e propria Squadra Corse, d’altronde il rapporto con l’Autodelta di Carlo Chiti era già consolidato dalla realizzazione delle TZ che avevano entusiasmato in pista. Proprio nel 1964 comincia la genesi della 33.

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Luraghi voleva una vettura capace di competere in pista per accaparrarsi il consenso del pubblico in modo da potenziare l’attenzione mediatica verso il marchio del Biscione. La vettura era destinata al mondiale sport prototipi e anche alle affollatissime cronoscalate. L’Autodelta decide quindi di trasferire la sua sede a Settimo Milanese in modo da ricongiungersi, in termini di vicinanza fisica, all’Alfa Romeo ma anche all’impianto di Balocco per i test.

Nel 1965 il primo telaio

Solamente un anno dopo il primo telaio per la Tipo 33 è già all’Autodelta. La sua natura era concepita come un complesso tubolare ad H asimmetrica realizzata con specifiche leghe di alluminio, il traliccio integrava anche i serbatoi per il carburante.

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La sezione frontale una specifica struttura in magnesio sosteneva l’impianto sospensivo, i radiatori oltre che sterzo e pedaliera. Il motore e il cambio erano montati in posizione posteriore centrale secondo una disposizione longitudinale. La carrozzeria sfruttava la leggerezza della fibra di vetro, elemento che contribuiva a ridurre il peso fino ai 600 chilogrammi totali alla bilancia. Ma ci vollero quasi due anni prima di vederla competere in pista.

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I primi test vennero condotti sfruttando un motore a 4 cilindri da 1.570 cc, quello già adoperato dalla TZ2. Nel frattempo però si stava sviluppando un’unità rinnovata che permetteva una configurazione ad 8 cilindri a V e 2 litri di cilindrata capace di erogare 230 cavalli di potenza complessiva. Decisamente interessante l’appellativo “Periscopica” fornito alla prima 33 vista in pista: la denominazione deriva dalla presa d’aria posizionata in alto, sopra il roll-bar. Il debutto venne fissato presso la cronoscalata di Fléron, nei pressi di Liegi, con alla guida Teodoro Zeccoli che era il collaudatore dell’Autodelta.

Dopo qualche anno di corretta preparazione si arriverà al 12 marzo 1967, quando la 33 approderà nelle competizioni cominciando a vincere a più non posso sui tracciati più disparati: il tetto del mondo lo vede in pianta stabile col Campionato Marche agguantato nel 1975 e nel 1977.

La Stradale di Scaglione

La Alfa Romeo 33 Stradale è quindi opera del buon Scaglione, toscano, quasi ingegnere aeronautico con studi interrotti dal servizio di leva le condussero fino alla prigionia a Tobruch. Quando nel 1946 ritorna in Italia decide di divenire un abile stilista di vetture, passando da Pininfarina a Bertone fino ad esperienze maturate in autonomia. La variante Stradale della 33 da corsa possedeva 10 centimetri in più in termini di passo mentre il telaio era realizzato in acciaio, non più in alluminio: due differenze soltanto rispetto alla variante per le corse.

Alfa Romeo 33 Stradale Blu - 4Alfa Romeo 33 Stradale Blu - 3

 

Il motore infatti rimaneva il medesimo, anche nelle tecnologie adoperate per la sua realizzazione: lega di alluminio e magnesio, iniezione meccanica indiretta e carter secco. La distribuzione utilizzava un bialbero a camme in testa con due valvole e due candele per ogni cilindro. 230 cavalli permettevano di raggiungere i 260 km/h di velocità massima e i 100 km/h da fermo in 5,5 secondi, grazie anche al solito peso contenuto. All’epoca si trattava della sportiva più costosa presente sul mercato visto che si poteva acquistare a circa 10 milioni di lire, le Scaglione furono soltanto 12.

Quella Stradale Blu

L’esemplare consegnato nuovo al magnate del trasporto aereo italiano, il Conte Corrado Agusta, può ragionevolmente essere descritto come un vezzo automobilistico, di cui si parla sommessamente tra coloro che ricordano di aver visto fotografie sgranate della medesima vettura su vecchie riviste. L’unica Tipo 33 Stradale consegnata in Blu Reale, il telaio 75033.111 era insolitamente equipaggiata con i sedili dello stesso stile di quelli disponibili sugli elicotteri Agusta e un posacenere disposto tra questi.

Dopo le apparizioni su una manciata di riviste automobilistiche europee e un’apparizione fugace in un museo automobilistico italiano, la Tipo 33 di Agusta venne dipinta di rosso e chiusa in una segreta collezione giapponese. Questo fino a quando Egon Zweimüller ha orchestrato la vendita dell’auto a un importante collezionista svizzero che successivamente ha supervisionato un restauro durato ben 5.000 ore utili a farla tornare alle sue specifiche originali. La misteriosa Blue Wonder era pronta a fare un inchino in pubblico per la prima volta da decenni al Concours d’Elegance di Pebble Beach di quest’anno, dove siamo abbastanza sicuri che avrebbe spazzato via i giudici e gli avventori, soprattutto in questo 110° anno di storia a marchio Alfa Romeo.

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Tuttavia a causa della pandemia da Coronavirus è probabile che questa incredibile Alfa Romeo dovrà attendere ancora un po’ per avere il suo giusto momento sotto i riflettori. In tempi di difficoltà come queste, tuttavia, quando il mondo può sentirsi come un luogo instabile e inquietante, la fuga è più importante che mai. E questa Alfa Romeo 33 Stradale può fare da apripista.

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