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Per Jean Todt è mancata “unità” tra Vettel e la Ferrari

Todt

Con l’annuncio dell’abbandono di Vettel nei confronti della Ferrari, il futuro del tedesco viene messo seriamente in dubbio visto che le possibilità sono più che mai ristrette all’interno del Circus. Vettel è entrato in Ferrari nel 2015 portandosi dietro il sogno di emulare i successi di Schumacher con la Scuderia dei primi anni 2000, ma va via da solo senza aver vinto nemmeno un titolo mondiale.

Jean Todt, attuale presidente della FIA, è stato il caposquadra della Ferrari per tutto il tempo in cui proprio Schumacher ha militato all’interno della Ferrari, supervisionando con la sua carica per cinque titoli mondiali consecutivi.

L’unità ai tempi di Schumacher

Todt ha sottolineato quanto fosse unito il team Ferrari durante i momenti positivi e negativi ai tempi di Schumacher, identificando ciò come la principale differenza rispetto al tempo trascorso da Vettel nel team. “Il risultato, buono o cattivo, può sempre essere spiegato”, ha dichiarato Todt in un’intervista su Sky Sports F1 “insieme a Michael, e con l’intero team Ferrari, abbiamo avuto così tanto successo perché avevamo un team molto unito e forte, che si è supportato a vicenda soprattutto nei momenti difficili rispetto a quelli buoni. È facile stare insieme quando tutto va bene, ma vedi che si tratta di un bravo marinaio in un mare agitato. Quando eravamo nel mare agitato, eravamo tutti sulla stessa barca, e penso che sia quello che ha fatto la differenza”.

Alla domanda se l’eventuale ritiro di Vettel sarebbe una grande perdita per la Formula 1, Todt ha detto che voleva che le persone fossero state “più positive” riguardo alle possibili prospettive del tedesco. “Sebastian Vettel è uno dei più grandi talenti del motorsport”, ha dichiarato Todt “è stato fatto un annuncio, ma non guiderà per la sua squadra reale oltre il 2020. Ci sono molte altre opportunità. Possiamo solo augurargli il meglio, e sento davvero che chiunque lo prenderà sarà molto fortunato. È chiaramente uno dei piloti che con una macchina adeguata, può vincere diversi campionati. Quando Michael è arrivato nel ’96, è riuscito a vincere solo tre gare, non perché non fosse motivato ma semplicemente non aveva la monoposto giusta che gli avrebbe permesso di essere campione del mondo. Lentamente, abbiamo costruito la macchina giusta e costruito la squadra che ha reso possibile tutto questo quindi si tratta di una combinazione. Prendi Lewis Hamilton: se non fosse in grado di guidare una macchina vincente, non potrebbe essere campione del mondo”.