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Ferrari 375 Indianapolis: un debutto disastroso alla 500 Miglia

Con le parole di Mattia Binotto che apre ad un possibile approdo in Indycar, riprendiamo la storia della 375 Indianapolis

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La notizia che in casa Ferrari si sta pensando ad un possibile approdo in Indycar, sulla scia del proposto nuovo limite di budget per la Formula 1 per il 2021 ci ha dato lo spunto giusto per parlarvi qualche giorno fa della splendida 637, che non avrebbe comunque mai corso in Formula CART, nata da una vera e propria sfida indicata da Enzo Ferrari nel 1986. Oggi parliamo invece di quell’unica volta in cui la Ferrari partecipò alla 500 Miglia di Indianapolis, nel lontanissimo 1952. Partendo dal presupposto che allora non andò per niente bene.

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Certamente la 375 Indianapolis sviluppata per appositamente per l’evento americano, aveva tutte le carte in regola almeno per portare a termine la 500 Miglia in maniera dignitosa. Dopotutto, nella sua veste di monoposto da Formula 1, la 375 presentava un rigido telaio tubolare d’acciaio, bracci anteriori indipendenti per le sospensioni e molle a balestra sull’asse posteriore, oltre ai 4.382,09 cc del robusto V12 di Aurelio Lampredi capace di erogare ben 350 CV (un miglioramento di 15 cavalli rispetto alla versione da 4,1 litri montata in precedenza sulla 340 F1). Al suo debutto al Gran Premio d’Italia del 1950, la specifica 375 per la Formula 1 finì in seconda posizione col mitico Alberto Ascari al volante preceduto da Giuseppe Farina. Un anno dopo, la 375 vinse tre volte due volte per mano di Ascari (Reims e Monza) e una volta col suo compagno di squadra, José Froilán González (Spa-Francorchamps). La monoposto ha anche conquistato altri 10 podi e ha perso soltanto contro il campione Juan Manuel Fangio in termini di classifica finale.

Debutto disastroso

Nella sua veste specifica per Indianapolis, la 375 vantava un passo più lungo, sospensioni e telaio rinforzati, e possedeva un peso inferiore di oltre 60 chilogrammi rispetto alla sua controparte da Formula 1 e, soprattutto, ora possedeva 380 cavalli sempre erogati dal V12 di 4382.09 cc leggermente rivisto. Con Ascari ancora una volta al volante le possibilità del debuttante, almeno sulla carta, sembravano abbastanza interessanti.

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Sfortunatamente per la Ferrari, la 500 Miglia di Indianapolis del 1952 si rivelò un disastro. Il Cavallino Rampante riuscì a piazzare quattro 375 ma per la gara soltanto la monoposto di Ascari si era riuscita a qualificare. Tuttavia partiva da una posizione non particolarmente favorevole: diciannovesimo su una griglia di 33 auto. Ascari si stava comunque comportando bene raggiungendo i primi dieci ma una ruota che non riusciva a sopportare il carico instaurato in un tracciato così particolare si ruppe mandando a muro l’ultimo Campione del Mondo di Formula 1 italiano, dopo circa 100 miglia.

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Il fatto che la 500 Miglia di Indianapolis fosse l’unica gara che il futuro due volte campione del mondo non vinse nel 1952, rese il risultato ancora più spiacevole per la Ferrari.

Ipotesi di ritorno

Tuttavia, dopo la disfatta del 1952, a Fiorano si stavano preparando per un ritorno possibile nel 1954. Il progetto avrebbe visto Farina affrontare la 500 Miglia per la prima volta, il campione in carica Ascari era infatti passato in Maserati. Ma ben presto la volontà di affrontare nuovamente la 500 Miglia di Indianapolis venne rapidamente messa da parte e il lavoro sul suo prototipo per la gara fu interrotto. Il prototipo, con telaio 0388, rimase l’unico esemplare realizzato quell’anno, ma sarebbero passati altri 57 anni prima che la Ferrari Monoposto Corsa Indianapolis facesse finalmente il suo debutto ufficiale a Fiorano nel 2009.

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Il prototipo non terminato della Ferrari Monoposto Corsa Indianapolis, venduto all’importatore nordamericano ufficiale della Ferrari Luigi Chinetti nel 1954, venne presentato al Motor Show di New York a gennaio. Poco più di un anno dopo, con Bob Said al volante, la Corsa Indianapolis debuttava nel GP della Daytona Speed ​​Week del 1955. Nel maggio del 1956, il campione del mondo (1950) di Formula 1, Farina, fece il suo debutto alla 500 Miglia di Indianapolis nel test per i Rookies di quell’anno. Solo poche settimane dopo, Carroll Shelby ha guidato il telaio 0388, privatamente, in due cronoscalate officiate dalla SCCA: al Golden Jubilee di Indianapolis e sul Monte Washington.

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La sua ultima gara si è rivelata infausta come la sua prima, il telaio 0388 che ora sfoggiava la livrea rossa, bianca e blu del North American Racing Team, è stato visto alla 500 Miglia di Monza nel 1958 con al volante Harry Schell. Ancora una volta, le cose sono andate male: al solito si configurò un ritiro.

Giunta al limite

Dopo l’evento, la Monoposto Corsa Indianapolis è stata restituita a Maranello per una manutenzione prolungata, la sua vita da corsa era giunta al termine. L’affascinante monoposto di Maranello venne quindi interessata da un profondo restauro 50 anni dopo il ritiro del 1958, iniziarono i lavori di restauro sulla Monoposto Corsa Indianapolis come parte del programma Classiche di Ferrari.

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Lavorando con fogli di assemblaggio esistenti risalenti ai primi Anni ’50 i meccanici della sezione Classiche della Ferrari si misero al lavoro per revisionare l’intera trasmissione, la frizione, le sospensioni, i mozzi il sistema di frenata, il serbatoio del carburante, il radiatore dell’olio, il serbatoio del carburante e gli ammortizzatori riprendendo da casa circa 250 elementi differenti. Il telaio tubolare veniva invece rinforzato sfruttando disegni originali comunque di ausilio limitato.

Il motore? All’inizio del 1953, i disegni progettuali presentavano elementi utili per un’unità ‘Tipo 250 I’ da 2.963,45 cc con un singolo compressore, ma quando il telaio 0388 era arrivato a Chinetti in Nord America nel 1954, gli era stata preferita una versione modificata del V12 da 4.55 litri della 375 Indianapolis. Il potenziale del “Tipo 250” con il telaio 0388 rimarrà per sempre un mistero.

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Dopo un considerevole lavoro svolto, la Ferrari Monoposto Corsa Indianapolis, completamente restaurata fece finalmente il suo debutto a Fiorano nel dicembre del 2009 con a bordo l’ex collaudatore della Ferrari, Marc Gené. Più di mezzo secolo dopo il suo debutto globale a New York, il telaio 0388 stava finalmente rivedendo la luce del sole.

Seguiranno ulteriori momenti dimostrativi. Nel novembre 2010, questa volta con a bordo il due volte campione del mondo di Formula 1 Fernando Alonso, il telaio 0388 ha condotto diversi giri dimostrativi alle Finali Mondiali Ferrari di quell’anno a Valencia. Tre anni dopo, all’interno dei Musei Ferrari di Modena, la Monoposto Corsa Indianapolis era in mostra accanto alla F138 del team F1 2013.

Quindi, in breve, il percorso della Ferrari a Indianapolis si compone di un ritiro nel 1952, un ritorno abbandonato nel 1954, un test Rookies completato nel 1956 e un prototipo rimasto tale del 1986. Ci sarà quindi un futuro in America dopo le parole di Binotto?