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Quella volta che una Maserati vinse la Indy 500, con un team privato

Nel 1939 e nel 1940 la Maserati vince la 500 Miglia di Indianapolis coadiuvata da un team privato che schiera uno dei migliori piloti disponibili in America

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C’è stato un tempo che ha visto trionfare la Maserati anche presso le particolari sopraelevate dell’ovale di Indianapolis. Successe sia nel 1939 che nel 1940, due anni di fila che permisero ad una monoposto del Tridente di aggiudicarsi la 500 Miglia di Indianapolis senza però ottenere la vittoria grazie ad un team ufficiale. La storia è differente e muta nei protagonisti visto che il team che si aggiudicò la doppia vittoria era di estrazione privata, non particolarmente nobile per dirla tutta.

La monoposto che vince ad Indianapolis la sua straordinaria 500 Miglia è una 8 CTF capace di condurre il suo pilota sul gradino più alto del podio. Non si tratta nemmeno di un italiano, visto che Borzacchini che aveva preso parte alla 500 Miglia nel 1930 sempre a bordo di una Maserati (stavolta ufficiale) sembrava ormai relegato ad un ricordo. Peraltro non roseo.

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La prima partecipazione alla prestigiosa gara americana a marchio Maserati non fu un successo. La partecipazione di Borzacchini divenne possibile utilizzando la medesima monoposto che un anno prima gli aveva permesso di ottenere un record di velocità mondiale presso il lungo rettilineo del tracciato di Cremona. Le corse vissute dall’ottimo Borzacchini in questa parte di mondo sono molto differenti da quelle vissute in America.

Michael Joseph Boyle è il protagonista dell’avventura

Proprio Michael Joseph Boyle sarà il protagonista attivo della nuova avventura di Maserati ad Indianapolis. Si tratta di un americano originario dell’Irlanda che possiede una forte passione per le corse. Ha grosse mire già durante la Vanderbilt Cup del 1936, tanto che propone a Tazio Nuvolari di corrervi fornendogli un ingaggio milionario; ma Tazio declina l’offerta e vince con un’Alfa Romeo di Enzo Ferrari. Comincia quindi a credere che forse è meglio accaparrarsi un’ottima vettura, europea perciò meglio ancora se italiana.

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Wilbur Shaw ritratto dopo la vittoria del 1940

Ciò che incuriosisce è la particolare impostazione sociale di Boyle. Ufficialmente è un sindacalista a capo di un sindacato che avrebbe dovuto proteggere i lavoratori del comparto elettrico, ma nella realtà dei fatti si tratta di uno dei gangster più “quotati” della scena criminale di Chicago di quegli anni ben inserito nella mafia irlandese che in quel tempo si era accaparrata mezza Chicago. Il suo soprannome “Umbrella Mike” deriva proprio dall’atteggiamento che sfoggiava quando si recava nelle ricevitorie e nelle sale da gioco per ritirare le mazzette: lo faceva sempre portando con sé un ombrello che utilizzava da saccoccia per contenere il bottino ricevuto. Ma la stampa, nonostante tutto, gli vuole bene forse anche per i suoi modi eleganti e gentili che non lo mettono mai in cattiva luce. E poi amava le corse automobilistiche.

Il team Boyle Special

La passione per le corse gli permette di fondare, già nella seconda metà degli Anni Venti, un team personale denominato Boyle Special. I soldi non mancavano e misti alla passione gli permettono di fare buone cose nel settore delle corse visto che può permettersi l’organizzazione delle attività del team, ma gli mancano le competenze e quelle sono necessarie assolutamente.

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La Maserati 8 CTF che vinse alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1939 e 1940

Decide quindi di chiamare alla sua corte Harry “Cotton” Henning che comunque era un appassionato di corse e uno competente, oltre che al di fuori del giro di Boyle. Lo stesso Cotton consiglia a Boyle di acquistare una Maserati per dedicarsi alle corse. La scelta propende su una 8 CTF a 8 cilindri e 3.0 litri di cilindrata, che si vede gareggiare poco in Europa. La Maserati costa circa il doppio rispetto ad una monoposto americana ma rispetto a queste possiede tecnica ed elementi che la ponevano molti passi avanti rispetto alle concorrenti d’Oltre Oceano. Ma i soldi non sono un problema. La scelta del pilota cade su Wilbur Shaw dopo che il pilota che era stato preso dapprima al suo posto ha un incidente stradale e muore anzitempo. Shaw ha una buona esperienza alla 500 Miglia di Indianapolis, visto che vi ha preso parte per diverse edizioni vincendole o comunque piazzandosi nei primi posti. Il pilota è quindi all’altezza del progetto.

Nel 1939 viene acquistata la Maserati

I primi di marzo del 1939 “Cotton” Henning attraversa l’Atlantico a bordo del transatlantico Conte di Savoia che lo condurrà fino a Genova. Da lì raggiunge Modena dove ad attenderlo c’è proprio la Maserati 8 CTF che collauda assieme a Bertocchi; si convince ad acquistarla. Fornisce un assegno per bloccare l’acquisto e torna in America con la Maserati 8 CTF a bordo del transatlantico Conte di Savoia. Ma giunti in America la Maserati non ne vuole sapere di partire. La sorpresa chiaramente è posta sotto al cofano; qualcuno ha pensato bene di lasciare il liquido di raffreddamento all’interno delle canalizzazioni del motore elemento che durante la traversata si era ghiacciato rompendo il motore.

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Wilbur Shaw

Ma in America non si arrendono e si fanno spedire un motore completamente nuovo dalla Maserati che arriva giusto in tempo per cominciare le prove della 500 Miglia di Indianapolis. Wilbur Shaw ottiene quindi il terzo tempo nella classifica generale che comprende 33 partenti. Si trova in prima fila. La 500 Miglia viene disputata il 30 maggio del 1939 in un clima rocambolesco condizionato da incidenti, anche di grave entità visto che morirà anche Floyd Roberts che aveva vinto l’anno prima. Shaw si comporta bene visto che non indietreggia più indietro del sesto posto ma si trova spesso anche in seconda posizione.

A venti giri dal termine il pilota che conduce la gara finisce in testacoda e Wilbur Shaw coglie l’occasione per balzare in avanti e per restarvi fino alla fine. Vince una 500 Miglia di Indianapolis inaspettata, unica per certi versi. Ma si ripeterà un anno più tardi a bordo della stessa Maserati 8 CTF sempre della Boyle Special. Ci riproverà anche nel 1941 visto che quando è costretto al ritiro si trova un’altra volta perennemente in testa alla gara. È un’avventura mitica, una Maserati privata che vince al di là dell’Oceano una delle gare più straordinarie di questo mondo.