in

Kubica: “L’incidente del 2011 mi ha reso più umile”

Robert Kubica torna al violento incidente del 2011 che gli è quasi costata la vita

Kubica

Giovedì scorso, presso la sede della PKN Orlen, è stato ufficialmente annunciato che nella prossima stagione Robert Kubica non sarà solo un collaudatore del team F1 Alfa Romeo Racing, ma partirà anche nella serie di gare automobilistiche DTM. Dopo l’incontro Przeglad Sportowy, portale polacco gli ha strappato alcune dichiarazioni. Tra i tanti temi trattati, la passione per il ciclismo, il nefasto anno passato alla Williams e gli obiettivi del 2020.

Kubica: passione ciclismo

Strano a dirsi, però il primo argomento toccato dal driver non sono le corse, bensì un’altra sua grande passione: il ciclismo. Ama lo sport delle due ruote oltremisura, più appassionato di uno specialista nel settore. In tal senso, molti addetti ai lavori sono sbocciati nel Paese quando ha iniziato la carriera in Formula 1. E, anziché provare invidia nei confronti degli altri connazionali di successo, Robert sostiene ogni sportivo polacco.

Per quanto riguarda Michał Kwiatkowski o Rafał Majka (menzionati dal giornalista, ndr), crede entrambi meritino un caloroso applauso. Stima corrisposta: i due portano il massimo rispetto nei suoi confronti. Sa com’è il ciclismo o, comunque, se lo immagina. Pur attivo in un’altra disciplina, lo considera una delle più difficili o addirittura la più difficile. Non c’è altra vita lì. Ed è qualcosa di bello.

Alla domanda su cosa sia più impressionante tra superare i 300 km/h in macchina o i 100 km/h in bici, Robert Kubica appare combattuto. Era solito sedersi con gli amici e parlarne. Dicevano che l’auto ha quattro ruote, che le moto sono altrettanto galvanizzanti. Eppure, lui perorava la causa dei ciclisti, descritti come dei cavalieri. E non lo diceva esclusivamente per la velocità. Bisogna tener conto del fatto che gareggiano in abiti sottili, con una gomma sottile e spesso non conoscono il tratto in discesa su cui stanno pedalando.

I piloti sanno a memoria ogni svolta, mentre loro accenderanno – se va bene – la mappa sul display. Non è paragonabile. Una volta gli è venuta pure un’idea. Ha alcuni amici, ex eccellenti corridori. Ha spiegato loro di aver escogitato un sistema che combina le due discipline e aiuta sensibilmente i corridori.

Kubica per la sinergia

Il suo amico Michele Bartoli, oggi allenatore ed ex ciclista con la “c” maiuscola (vincitore, tra gli altri titoli, di due Coppe del Mondo, due Liegi-Bastogne-Liegi e due Giri di Lombardia, ndr), in un’occasione gli ha confidato di aver un solo talento in grado di puntare continuamente ai grandi traguardi.

Peccato che perda sempre una ruota in discesa, soffre parecchio lì. È stato allora che a Kubica è venuta un’intuizione. In seguito la discussione è morta, ciononostante è sicuro: con certi strumenti del motorsport saprebbe dare una mano nel downhill. Si risparmia i dettagli: sta proteggendo il copyright.

Tornando al ciclismo, quando segue le tappe, lo colpisce la guida dei pro in caso di pioggia. Non lo nasconde, gli piaceva andar giù veloce. Soprattutto mentre non era agonista. Una scarica di adrenalina, che sbiadisce dinnanzi ai corridori… Non tutti, naturalmente, hanno il talento necessario, ma c’è chi può fare cose straordinarie.

Ha un interesse sfrenato nella regolazione delle sue apparecchiature. A differenza del telaio o della geometria, ha facoltà di scegliere le ruote o gli pneumatici. Danno un contributo prezioso nelle discese. Invece i ciclisti si trovano con le mani legate perché comandano gli sponsor. Adesso il vento sta cambiando, maggiore attenzione viene riposta su aspetti quali la tecnologia. In passato si contavano già i watt e la forza, poi lasciavano spazio all’improvvisazione.

Gli anni spesi al volante e quelli successivi sono stati per Robert Kubica impegnativi. E spesso, quando usa questa parola, non fa riferimento all’inseguimento, ma a quanto succede fuori dalla pista. Ora ha un anno davanti a sé che lo assorbirà completamente. E non intende solo in squadre e categorie diverse, ma pure dal punto di vista mentale. Non è facile. Tuttavia, andare al lavoro – una passione – gli dà conforto. Non lo ritiene un dovere. Di tanto in tanto ha dei bassi, poi la consapevolezza di fare qualcosa per cui vive lo carica.

La stagione no alla Williams

Certo, la stagione 2019 gli ha arrecato malumore. In teoria alla Williams c’erano i presupposti necessari per togliersi soddisfazioni nella classe regina dei motori. L’esperienza ha però rovinato il sogno. Eppure, in totale onestà nel momento in cui Robert Kubica saliva sulla monoposto in determinati frangenti provava soddisfazione. Ha imparato ad apprezzare cosa gli danno.

Ci sono migliaia di colleghi disposti a soffiargli il posto ed ognuno di loro sarebbe disposto a tutto pur di esserci. E ciò malgrado i tempi difficili. L’idea stessa di presentarsi al Gran Premio, sapere di mancare in competitività – ammette – non è il sogno di un atleta. Viste a maggior ragione le sue ambizioni. Stava riprendendo posto in F1, uscendo da un periodo difficile, in cui molti scommettevano contro di lui. Non pensavano potesse farcela.

Retrocessione dura da digerire

Nella prima parte della propria avventura in Formula Uno, Robert Kubica neanche immaginava la sensazione di lottare nei bassifondi perché di solito occupava le posizioni di testa. Si sentiva in obbligo di prendere la situazione di petto. Il fatto è che nella gara del ritorno, in Australia, lo hanno doppiato più volte di tutta la sua carriera. La parte peggiore è di aver provato a proprie spese le emozioni di essere un pilota doppiato, diversamente dal passato, costellato da eccellenti risultati. Si può perdere o guadagnare un sacco di tempo.

All’inizio si cerca di lasciar spazio a chiunque nel modo più efficace possibile. Poi si arriva alla conclusione che la differenza nella perdita di un secondo o mezzo non fa differenza alcuna. È stato lo stesso agli inizi. Andare avanti, assumersi dei rischi è la scelta migliore. Al peggio, pure se si superano due driver al giro iniziale, è giusto questione di scoprire se ti supereranno in qualche curva o in qualche giro.

La vita può essere crudele. Tornando al filo conduttore, pensa valesse la pena tentare ugualmente. Sebbene non sia stato semplice, gli ha trasmesso un carico di esperienza.

Kubica: cosa gli ha lasciato l’incidente del 2011

Al rientro in Formula 1 dopo un incidente e anni di buio ha acquisito umiltà. Gli eventi del 2011 hanno avuto un impatto su di lui e sul suo carattere. Il tempo trascorso ha permesso di mostrare com’è qualsiasi giorno. Il pubblico ricorda che è un atleta, ma di frequente ci si dimentica il suo spessore umano. Lui però non l’ha mai fatto ed è un vantaggio.

La sua personalità è mutata. Una volta era una macchina programmata per eseguire i compiti e vincere. Oggi nel rivedersi prova nostalgia. Ci sono dei benefici ad essere così oggi, ma in alcune situazioni preferirebbe essere una macchina. In onestà non può dire di essere soddisfatto di questo momento complicato, perché ci sono state varie crisi, ma alcune cose sono cambiate.

Infine, sulle chance di rientrare in Formula 1, il 35enne evita di sbilanciarsi. Cinque-sei anni fa nessuno credeva ci sarebbe riuscito. Non li ha ascoltati, ha tenuto aperto la porta ed ha smentito i critici. Dunque, è consapevole che un bis sia possibile. Allo stesso tempo, è molto probabile che il Gran Premio di Abu Dhabi, conclusivo del campionato 2019, sia il suo canto del cigno in F1.

DTM

Un team di clienti privati competerà con BMW Turbo Power nel DTM per la prima volta nel 2020. Il team francese ART Grand Prix schiererà una M4 DTM. In tal modo il numero di auto da corsa dell’Elica sulla griglia di partenza salirà a sette. Al volante della BMW M4 DTM privata sfreccerà Robert Kubica, all’esordio nella serie di vetture da turismo. La prima esibizione risale al DTM Young Driver Tests di Jerez de la Frontera di dicembre.

Questa è, a detta del Direttore del BMW Group Motorsport Jens Marquardt, una magnifica notizia per il DTM. Sono lieti di dare il benvenuto ad ART Grand Prix  come squadra di clienti privati. Lo scopo è rendere la categoria ancora più prestigiosa e più attraente con le BMW M4 gestite da privati. Ci sono state diverse opzioni e negli scorsi mesi hanno intrattenuto discussioni con le potenziali compagini.

Considerando tutti gli aspetti, hanno optato per il pacchetto fornito da ART Grand Prix. Sostenuto il test in Spagna nel dicembre 2019, Robert Kubica non ha fatto mistero del fatto che se l’aspettasse un futuro nel DTM. Per Marquardt è splendido chiamarlo nella divisione. Robert ha dimostrato durante il test di avervi ottima dimestichezza. È un autentico valore aggiunto per l’intero movimento. Incrociano le dita per ART Grand Prix e Robert, e sperano che la stagione DTM vada benissimo.

Robert Kubica pronto per la nuova avventura

Euforico Robert Kubica, che nel comunicato stampa diramato sul sito ufficiale di BMW si dichiara impaziente di avviare questo nuovo capitolo della carriera sportiva. Crede che il DTM sia una delle serie di gare più spettacolari a livello mondiale. Il DTM gli piace da tanto tempo – e il test di dicembre a Jerez de la Frontera gli ha davvero dato il gusto di fare di più.

Si è immediatamente sentito perfettamente calato nella parte ai test. ART Grand Prix è da anni un grande nome nel panorama internazionale. Sicuramente sono nella posizione di ottenere molto insieme. Lavoreranno sodo per migliorare sempre per accorciare il gap rispetto alle rivali consolidate, nei confronti dei quali pagano in esperienza. Scalpita per scendere in pista.

Non c’è bisogno di presentare BMW, Robert Kubica o il DTM. Le loro favolose carriere parlano da sole, ha detto il direttore del team ART Grand Prix Sébastien Philippe. Questo progetto è importante per loro ed hanno profuso molta energia durante l’inverno. È con grande orgoglio che lo intraprenderanno con l’ambizione di onorare una casa automobilistica storica, che ha vinto diversi titoli nel campionato più impegnativo.

Il loro obiettivo sarà, in aggiunta, quello di accompagnare Robert Kubica, che si appresta a scrivere una nuova pagina nella sua già incredibilmente ricca storia motoristica. L’ultima partecipazione alla serie DTM risale al 2015/16, quindi ART Grand Prix riapprenderà il funzionamento interno della competizione di alta caratura. I traguardi prefissati saranno dapprima modesti. Con la determinazione della squadra sperano di crescere e lottare per le prime posizioni.

La squadra, di Villeneuve-La-Guyard, è stata fondata nel 2005. ART Grand Prix è rinomata nel panorama automobilistico internazionale. La scuderia è conosciuta principalmente per aver trionfato in numerose serie di Formula, fino alla GP2 e alla Formula 2.

L’equipaggio del Team Principal Sébastien Philippe ha dato lo slancio a celebri piloti nella loro scalata verso la vetta. ART Grand Prix ha già battagliato nel DTM nel 2015 e nel 2016, conquistando un totale di quattro podi. In preparazione dell’annata, ART Grand Prix e Kubica concorreranno ai test ITR a Monza dal 16 al 18 marzo. Il via ufficiale è fissato a Zolder dal 24 al 26 aprile.