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Todt: “Troppi Gp di Formula 1? Siamo dei privilegiati”

Jean Todt, presidente della FIA, invita a non lamentarsi dell’aumento dei GP

Jean Todt

Nel 2020 la Formula 1 toccherà il record assoluto di Gran Premi stagionali, con due nuovi appuntamenti – uno inedito in Vietnam, l’altro atteso da decenni in Olanda – e l’uscita del Nurburgring. Alle logiche del mercato si è infine inchinato il Circus e vari addetti ai lavori discutono oggi se sia stata la scelta migliore oppure se, così facendo, si deteriori il lato nobile rimasto della competizione.

Sia i Team Manager sia gli stessi piloti portano avanti opinioni diametralmente diverse e, per qualcuno favorevole (ad esempio il predestinato della Ferrari, Charles Leclerc), altri esprimono totale contrarietà. Mettere d’accordo tutti è praticamente impossibile, come hanno confermato le polemiche insorte riguardo alla rivoluzione del regolamento tecnico varato per il 2021.

Jean Todt: non c’è motivo di piangere

Dopo un lungo periodo di silenzio, in cui gli appassionati si sono chiesti quale fosse la sua opinione, Jean Todt finalmente apre bocca. E non ci va mica leggero. L’attuale presidente della FIA è stato in passato un glorioso rallista e soprattutto brillante dirigente nei paddock della classe regina del motorsport.

Memorabili in particolare i trionfi ottenuti a Maranello nell’era targata Michael Schumacher. Gli anni di dominio incontrastato lo hanno elevato all’esclusivo status di autentica leggenda: pochi altri conoscono il mondo della Formula 1 tanto quanto lui.

Conciliare i differenti interessi presenti metterebbe in difficoltà chiunque: da una parte c’è la pressione degli sponsor e delle emittenti tv, determinate a massimizzare il ritorno economico, sul fronte opposto ci sono i puristi. In questa seconda categoria rientrano i fan e le stesse scuderie, preoccupate di “sporcare” lo spirito della Formula 1. Hanoi, la pista appena introdotta del Vietnam, ha riaperto un dibattito praticamente eterno.

Sulla falsariga di altri moderni circuiti pare abbastanza asettico, impersonale e addirittura pedissequa replica dei modelli ben più celebri. La fastidiosa sensazione di copia-incolla getta allarmismo tra gli appassionati incalliti, i fedelissimi. Un tema complementare al numero di Gran Premi inseriti in calendario: c’era davvero bisogno di “rimpolpare” l’agenda?

Lamentele pretestuose

Jean Todt crede di sì. Le lamentele avanzate sarebbero pretestuose perché in fin dei conti lavorare in Formula 1 deve sempre essere considerato un privilegio, qualunque cosa accada. Via i musi lunghi e largo all’entusiasmo, dunque. Secondo i critici l’aumento delle gare stagionali rischia di portare l’impegno richiesto oltre ogni logica. Al fine di risolvere tale problema, i team hanno già pattuito una rotazione del personale. E forse il peggio (o il meglio) arriverà tra qualche anno, quando l’ammontare dei Gran Premi potrebbe addirittura diventare 25.

Chase Corey, CEO della F1, ha ammesso che il disagio manifestato è concreto e di conseguenza lo stress aggravato sul personale. Dunque, è stato deliberato di sfoltire il fine settimana di gara dal 2021 mediante l’eliminazione delle attività media fissate al giovedì. Eppure, malgrado il sentimento ostile, Jean Todt, presidente della FIA, tenta di raffreddare i bollenti spiriti. È dell’opinione che ne servirà ancora di tempo prima di avere 25 gare in calendario.

Troppa enfasi e speculazione

Forse – continua – si è posta eccessiva enfasi e si è speculato troppo sul provvedimento, mentre sarebbe il caso di focalizzarsi sulle 22 gare presenti. Dall’alto della propria posizione, sente di poter esprimere un punto di vista diverso, anticonvenzionale. Invece di creare un clima negativo, le parti chiamate direttamente in causa farebbero bene a ricordarsi della fortuna che hanno nel trovarsi in un contesto a loro caro. Hanno la passione per la Formula 1, sono dei privilegiati. Chiunque vi operi è un privilegiato, afferma Todt.

I fattori positivi sono dunque numerosi, ma bisogna pure assumersi doveri e responsabilità. In altre posizioni gli è capitato di lavorare 18 ore al giorno, 6 o 7 giorni la settimana, perché era spinto dalla passione e perché desiderava perseguire un risultato. A rimetterci è il tempo ritagliato per la famiglia, che se ti ama però capirà.

Per la campagna di sicurezza stradale delle Nazionali Unite, Todt ha visitato Paesi in via di sviluppo, che gli hanno aperto gli occhi. Si spende parecchio nelle altre attività ed incontra persone, le quali, se sono fortunate, guadagnano 30 dollari al mese. Non è giusto dimenticarsi di simili realtà.

Al momento ci sono 8 miliardi di persone sul pianeta e 800 milioni faticano a reperire cibo, acqua e vaccini. Qui si discute di Formula 1, tuttavia non va scordato cosa succede altrove. Lo ripete per la seconda volta. Tutti quelli che si guadagnano da vivere in Formula 1 guadagnano cifre elevate in confronto ad altre professioni, perciò essere felici sarebbe il minimo. Non intende dire che non sia un lavoro duro, ma è essenziale rivalutare la propria posizione.

 

 

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