Le Alfa Romeo dei Carabinieri

La motorizzazione della società ha progressivamente evidenziato la necessità per le pattuglie di dotarsi di autovetture agili e veloci per contrastare la malavita organizzata che, dagli anni Cinquanta, diveniva un problema sempre meno “locale”. Innegabilmente tale esigenza ha consolidato nel tempo il legame dell’Arma dei Carabinieri all’Alfa Romeo, associando, nella realtà come nell’immaginario collettivo, la celerità di intervento delle mitiche “Gazzelle” dell’Arma, all’innata peculiarità di prestazioni ed affidabilità delle autovetture del Marchio. Da sempre in prima linea nell’espletamento del Servizio Istituzionale cui è quotidianamente chiamata ad adempiere a servizio della collettività, l’Arma sul territorio è stata sempre un punto di riferimento per la cittadinanza con le sue numerose Stazioni dislocate su tutto il territorio.
Grazie, poi, si Nuclei Operativi e Radiomobile, assicura il pronto intervento 24 ore su 24 sviluppando autonome capacità operative di contrasto alle manifestazioni di criminalità alle dirette dipendenze della Centrale Operativa che gestisce le esigenze più disparate tramite il numero di emergenza 112.
Di fatto, il progetto di motorizzazione dell’Arma raggiunge il suo scopo con l’arruolamento della Giulia T.I.,una vettura innovativa che consentiva di coniugare grandi prestazioni motoristiche ad elevate doti di affidabilità necessarie ai gravosi compiti degli allora nascenti “Nuclei Radiomobile”. La Giulia si inserisce perfettamente nel disegno di grande rinnovamento strutturale che l’Arma si stava dando nei primi anni ’60, completato dai nuovissimi apparecchi radiotelefonici che collegati alle predette ed allora avveniristiche Centrali Operative che costituivano il fiore all’occhiello del Comando Generale.

L’elevato numero di pezzi acquistati ed il chilometraggio raggiunto in media da ciascuna delle Giulia T.I. dei Carabinieri e dalla sua derivata Giulia Super (oltre 300.000 Km.) rappresentano la prova lampante di quanto detto. L’auto era motorizzata con un 4 cilindri in linea di 1570 cc. che erogava una potenza di 92 cavalli a 6200 giri/min. con cambio a 5 marce capace di sviluppare una velocità dichiarata di 165 km/h. Venne impiegata dal 1963 al 1968 (poi sostituita dalla Giulia Super), ma anche per questo automezzo si hanno notizie di presenze nell’Arma fino all’anno 1971. La distribuzione ai Nuclei Radiomobile (solo delle principali città), data la premessa, fu subito massiccia, alla media di 200-250 unità all’anno per un totale di quasi 1500 vetture.
A partire dal 1969 arriva per l’Arma la nuovissima Giulia Super, derivata come carrozzeria e telaio dalla T.I.; la Super beneficiava dei rivoluzionari carburatori doppio corpo che la rendevano ancora più veloce e potente. Esternamente riconoscibile dal bagagliaio posteriore su cui trovava posto la scritta cromata, la Super si differenziava comunque di pochissimo dalla T.I., per cui, cessata la produzione di questa, divenne naturale approvvigionarsene per gli stessi compiti di pronto intervento. La potenza erogata saliva a 102 cv a 5500 giri/min. capaci di raggiungere i 175 km/h!

La Giulia Super (nelle sue diverse versioni) entrò a far parte dell’Arma dei Carabinieri in un momento in cui l’autoparco andava ampliandosi per cercare di soddisfare le sempre crescenti richieste di automezzi, specie nell’ambito della prevenzione e repressione dei reati. La particolare situazione ambientale fece in modo che, dalla metà del 1969 a tutto il 1973, l’Arma si approvvigionasse di oltre 2000 di tali veicoli, estendendo la dotazione a tutti i Nuclei Radiomobile del Paese.
Nella primavera del 1973, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri procede all’acquisto di 75 esemplari di Alfa Romeo Alfetta, da assegnare alle Legioni di Torino, Milano, Roma, Napoli e Palermo, nell’ambito della lotta alla dilagante criminalità. L’Alfetta era stata immessa in commercio nell’estate del 1972 e rappresentava un notevole balzo in avanti in materia di autovetture veloci, anche grazie alla sua ragguardevole cilindrata ( il 1800 cc.) e la sua elevata velocità di punta. L’assegnazione iniziale ai predetti Comandi di Legione era dettata non solo dalle ovvie necessità di procedere a cauti acquisti ma anche e soprattutto dal fatto che molti erano titubanti circa la possibilità di rimpiazzare la ormai “mitica” Giulia Super con automezzi che potevano non essere all’altezza del compito da svolgere.

Il Comando Generale dell’Arma profuse un grosso impegno anche in termini di diffusione quasi a livello pubblicitario

per far conoscere a tutti i motivi che avevano portato a questa scelta, dubbi che vengono immediatamente fugati poiché l’Alfetta si dimostra eccellente sotto tutti i punti di vista, tanto da venire assegnata entro l’estate del 1974 a tutti i Comandi di Gruppo in sede di Legione , oltre ai 76 Comandi di Gruppo isolato, fino a sostituire completamente le ormai plurichilometrate Giulia.

Il motore è sempre un 4 cilindri in linea di 1779 cc. che sviluppava una potenza di 122 cavalli a 5500 giri/min ed era capace di raggiungere la velocità massima di 180 km/h. Ebbe un così largo impiego e si trovò in una fase di così grande ampliamento del parco autovetture del Nucleo Radiomobile, che venne acquistata ed impiegata in numero superiore a tutte le autovetture che la precedettero. I39 Nuclei Radiomobile di allora e i 76 Comandi isolati vennero riforniti, dal 1973 al 1977, con 1952 unità di questo modello.
L’Alfetta, pur mantenendo l’ormai consolidata livrea blu e bianca, introduce una importante novità di allestimento: il doppio faro lampeggiante sul tetto. Tale innovazione – che rimarrà immutata negli anni fino ad oggi – viene dettata dalla necessità di far notare l’automezzo da lontano in condizioni di traffico caotico.
A partire dalla metà del 1981, anche il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri decide di adeguare la dotazione dei mezzi del Nucleo Radiomobile con le nuove Alfetta 2.0 (seconda serie). Oltre ad un evidente restyling (fanaleria rettangolare, ampi fascioni in plastica antiurto), la vettura apporta anche alcuni miglioramenti al motore. La maggiore brillantezza del 2000 cc aspirato, rispetto al vecchio 1800, offre ulteriori garanzie sulla potenza e l’affidabilità di un mezzo ormai affidato a sempre più gravosi compiti di radiopattugliamento e pronto intervento. La cilindrata sale a 1962 cc. per una potenza di 130 cavalli a 5400 giri/min. capace di sviluppare la velocità massima di 185 km/h.
Gli acquisti vennero ripartiti negli anni come segue: 472 acquistate nel 1981, 446 nel 1982, 370 nel 1983 e 435 nel 1984, per un ammontare globale di 1723 unità, che assommate alle Alfetta prima serie indicano che l’Arma dei Carabinieri ha acquistato, per un periodo di oltre 10 anni, ben 3675 modelli Alfa Romeo Alfetta, decretandone un enorme successo sia in termini di affidabilità che di immagine stessa del Nucleo Radiomobile che ebbero indiscutibilmente ripercussioni anche sulle vendite del modello negli autosaloni di tutta Italia.
Tutte le Alfetta di questa serie hanno avuto la verniciatura “classica” dei moderni mezzi del Nucleo Radiomobile, di colore blu uniforme brillante e tetto bianco lucido, con scritte laterali, doppio lampeggiante e faro di emergenza sul tetto.
Fino a tutto il 1987 il parco macchine del Nucleo Radiomobile dell’Arma dei Carabinieri era pressoché uniformemente dotato di Alfa Romeo Alfetta, in piccola parte ancora motorizzate di 1.8 cc e per il resto di 2.0 cc. Tale dotazione cominciava a risultare ormai obsoleta ed in parte necessitava di costosi e frequenti manutenzioni. D’altro canto il panorama nazionale dei produttori automobilistici aveva giàpresentato (1985) l’erede operativa della “mitica” Alfetta che vantava pari motorizzazioni:l’Alfa 75 1.8.
Nata dalla casa di Arese come modello sostitutivo della Giulietta, l’Alfa 75 racchiudeva caratteristiche e soluzioni tecniche di gran lunga superiori a quest’ultima, meritandosi un posto di rilievo nel pubblico internazionale tanto da divenire – un fatto non previsto – l’erede dell’Alfetta stessa anche sul mercato. In questa situazione, il Comando Generale, che progettava il rinnovo del parco auto del Radiomobile, intervenne con un cospicuo acquisto di unità. Il modello prescelto fu quello con motorizzazione 1800 cc aspirato, che vantava addirittura una velocità superiore all’Alfetta 2.0 (ben 190 km/h contro i 185 km/h dell’Alfetta), con un evidente risparmio in termini di consumi ed emissioni in atmosfera. I suoi 4 cilindri longitudinali di 1779 cc. sviluppavano una potenza di 120 cavalli a 5300 giri/min.
Le 75 acquistate non raggiunsero gli stessi successi di numero ed impieghi riservati alle precedenti Giulia Super e Alfetta, ma raggiunsero le 2073 unità complessive, ripartite in 705 unità nel 1988, 703 nel 1989, 665 nel 1990.
Tutti gli esemplari acquistati hanno avuto la verniciatura “classica” dei moderni mezzi del Nucleo Radiomobile, di colore blu uniforme brillante e tetto bianco lucido, con scritte laterali, doppio lampeggiante e faro di emergenza sul tetto.
Introdotta dall’Alfa Romeo nel mercato come sostituta dell’Alfetta, l’Alfa 90 1.8 viene presentata nel dicembre 1984 ed arruolata nel Nucleo Radiomobile nel febbraio 1985, continuando naturalmente la linea degli acquisti dall’Alfa Romeo da parte del Comando Generale dell’Arma. L’impiego rimane pressoché identico a quello dell’Alfetta, della quale mantiene intatta l’aggressività della linea e la vivacità del motore. Anche la cilindrata su cui cade la scelta dell’Arma rimane quella del 1800 cc., il più piccolo dei motori ma senz’altro ricco di spunto e di elasticità nell’impiego cittadino.
Le 90 hanno equamente diviso gli acquisti dei mezzi del Nucleo Radiomobile alla fine degli anni Ottanta con le Alfa 75. Le Alfa 90 furono acquistate in 514 unità nel 1985, 510 nel 1986, 529 nel 1987, 615 nel 1988.
Anche loro hanno vestito la livrea dei moderni mezzi del Nucleo Radiomobile, di colore blu uniforme brillante e tetto bianco lucido, con scritte laterali, doppio lampeggiante e faro di emergenza sul tetto.
Siamo negli anni Novanta e l’Alfa Romeo 155 1.8 Twin Spark rappresenta la naturale continuazione tecnico-operativa della linea “autovetture veloci” con gravosi impegni operativi. In altre parole la sostituzione delle precedenti Alfa 90 e delle Alfa 75, era resa necessaria dall’usura delle due autovetture, trovava l’erede nell’Alfa 155, nata dalle nuove sinergie del gruppo Fiat. Autovettura moderna nel senso vero del termine era dotata di motorizzazioni veloci, resistenti e per la prima volta un po’ più economiche. In questi termini è rilevante la scelta effettuata non sul modello di punta (il 2.0 Twin Spark) ma sul modello con motorizzazione leggermente inferiore (il 1.8 appunto) ma sensibilmente più economico. Se da quanto detto la 155 presenta notevoli assonanze con la linea seguita per gli acquisti di mezzi per il Nucleo Radiomobile, non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la strategia di immissione adottata. Difatti occorre segnalare che le Alfa 155 acquistate dal Comando Generale per l’impiego nel Radiomobile sono state ben 3.483, la cifra più alta in assoluto mai raggiunta da un automezzo del Nucleo Radiomobile, e – ancora più rilevante – occorre segnalare che sono state acquistate in soli cinque anni (dal 1992 al 1996). Appare quindi evidente il disegno strategico messo in atto per la sostituzione globale del parco macchine esistente, attuando una rivoluzione del tutto simile a quella realizzata alla fine degli anni Cinquanta con le note Giulia TI. Il motore 4 cilindri in linea di 1747 cc. sviluppava una potenza di 106 cavalli a 6400 giri al minuto per una velocità massima di ben 210 km/h. Il mezzo, di cui tutt’ora si conta ancora qualche raro esemplare in servizio. Gli acquisti furono 618 nel 1992, 849 nel 1993, 542 nel 1994, 674 nel 1995 e 800 nel 1996.
La Storia del binomio Alfa Romeo e Arma dei Carabinieri prosegue nel corso del tempo…in tempi più recenti entrano a farne parte anche le innovative (soprattutto dal punto di vista della tecnologia a bordo e degli strumenti a tutela dell’equipaggio che vi trova posto) l’Alfa 156 2.0 Twin Spark 16v (150 cv) l’Alfa 156 2.0 Jts 16v (165 cv) “restyling Giugiaro 2003” e l’Alfa Romeo 159 2.4 Jtdm (prima e seconda serie). Curiosità: quest’ultima ” vettura veloce” è la prima Alfa Romeo diesel impiegata ed allestita per il servizio di Pronto Intervento.
Curiosità sulla colorazione. L’Alfa Romeo Giulia Super dell’Arma dei Carabinieri vive in pieno il passaggio dalla colorazione del dopoguerra, il prettamente militare color kaki-oliva, alla colorazione dei giorni nostri: il blu-bianco. La Giulia fece anche da cavia per numerosi esperimenti fatti prima di trovare la colorazione definitiva; poco noto ai più, ma non agli appassionati, è l’esperimento fatto da Comando Generale nel 1970 con una Giulia Super di colore integralmente bianco, con le insegne e le scritte sulle fiancate di colore blu.

  • umberto

    un bel riepilogo del legame tra le Alfa e l’Arma dei Carabinieri. Un solo appunto, le Alfette “fascioni” non erano 2.0 ma 1.8, in quanto le prime 2.0 in dotazione ai nuclei radiomobile sono state le 156. Le poche Alfette 2.0 erano in uso al nucleo Banca di Italia.