La prima GTI elettrica di Volkswagen è anche la più lenta della storia del modello. Non un’opinione: la ID. Polo GTI debutta con una velocità massima di 175 km/h, meno di quanto riuscisse a fare la Golf GTI originale del 1976 con i suoi 110 CV a benzina. Cinquant’anni di progresso per arrivare dove si era già.
Il paradosso non è passato inosservato e non solo agli appassionati sui forum, perché è arrivato direttamente alle orecchie di Kai Grünitz, membro del consiglio di amministrazione di Volkswagen, che in un’intervista ad AutoWeek ha ammesso che il tema è sul tavolo. “Ci sono alcuni punti critici, in particolare da parte dei clienti tedeschi che trovano la velocità massima un po’ limitata. Stiamo valutando se possiamo ancora fare qualcosa al riguardo”.
Il problema tecnico c’è ed è reale. Alzare il tetto di velocità su un elettrico non è banale come spostare un cursore nel software, ma ha impatti sulla batteria e, soprattutto, sul cambio. Grünitz ha spiegato che un veicolo elettrico deve essere in grado di sostenere quella velocità massima per un periodo prolungato, non raggiungerla per un secondo e poi scalare. La sfida ingegneristica resta molto seria, oltre al fatto che il lancio è previsto per inizio 2027.
Nel frattempo, i numeri dell’ID. Polo nel suo stato attuale lasciano qualche perplessità. Lo 0-100 km/h in 6,8 secondi è un tempo onesto per un’utilitaria, non per una GTI, elettrica o meno. Su quel fronte, la concorrenza della Peugeot e-208 GTI, che copre lo stesso sprint in 5,5 secondi, con una velocità massima di 180 km/h, si fa sentire. Non molto di più, certo, ma abbastanza da mettere in imbarazzo il confronto diretto.
Volkswagen insiste che il cuore di questa versione sarà l’esperienza di guida complessiva, non i numeri bruti. Non facilissimo interpretare il concetto. L’argomentazione è legittima, purché quell’esperienza regga all’altezza di un badge che porta con sé cinquant’anni di aspettative.
La soglia dei 185 km/h sarebbe già sufficiente a battere le rivali Stellantis e a rimettere la narrazione sui binari giusti. Servirebbe solo non essere più lenti dei propri antenati.


