Il Gruppo Volkswagen ha chiuso i primi quattro mesi del 2026 con un utile in calo del 14%, sceso a 2,5 miliardi di euro, confermando una fase di difficoltà che il costruttore tedesco attribuisce principalmente alla pressione dei dazi statunitensi e alla concorrenza sempre più aggressiva dei marchi locali in Cina. Proprio il mercato cinese, che tra gennaio e aprile ha rappresentato il 23,06% delle unità vendute dal gruppo a livello globale, ha fatto registrare una contrazione del 17,3%, il dato peggiore tra tutte le principali aree geografiche e superiore anche ai cali osservati in Stati Uniti e Canada.
Volkswagen potrebbe portare in Europa le sue auto cinesi

In occasione della presentazione dei risultati agli investitori, il gruppo ha delineato le linee guida della nuova strategia, attraverso la quale Volkswagen intende concentrare gli investimenti su architetture avanzate, sistemi di assistenza alla guida, piattaforme modulari dalla maggiore flessibilità e nuovi sistemi di infotainment. A questo percorso tecnologico si affianca un rafforzamento della gestione regionale, con centri decisionali dotati di maggiore autonomia e in grado di reagire con più rapidità alle specificità dei singoli mercati. Tra gli aspetti più delicati figura anche il ridimensionamento della capacità produttiva, che il gruppo considera inevitabile per adeguare gli stabilimenti a una domanda globale profondamente mutata rispetto agli anni precedenti, con l’obiettivo di ridurre complessità, costi fissi e sovraccapacità.
Il CEO Oliver Blume, intervenuto dopo la presentazione dei conti, ha indicato come primo passo una drastica riduzione del numero di modelli e varianti a listino, considerata indispensabile per semplificare una gamma oggi ritenuta troppo articolata e onerosa da sostenere. All’interno di questa razionalizzazione si inserisce però anche un’apertura strategica di particolare rilievo, ovvero la possibilità di portare in Europa modelli sviluppati originariamente per il mercato cinese, sfruttando la piattaforma CMP nata dalla collaborazione con Xpeng e pensata per veicoli elettrici a batteria progettati direttamente in Cina.

Tra i primi modelli destinati a utilizzare questa architettura figurano la Volkswagen ID. Aura T6, crossover sviluppato dall’alleanza FAW-VW, e la berlina sportiva ID. Unyx 09, entrambi attesi sul mercato cinese a partire dal 2027. Blume ha tuttavia precisato che un eventuale trasferimento di questi modelli in Europa non sarà automatico e dipenderà in primo luogo dai risultati commerciali ottenuti in Cina, sottolineando che il gruppo porterà nel mercato europeo soltanto quei prodotti capaci di offrire un reale valore aggiunto, senza limitarsi a semplici operazioni di riposizionamento geografico.
Per Volkswagen, attingere a tecnologie sviluppate insieme a Xpeng consentirebbe di ridurre i costi di sviluppo, accelerare i tempi di lancio e migliorare i margini operativi in Europa, in un momento in cui la competitività sui prezzi rappresenta una delle sfide principali per i costruttori tradizionali. Al tempo stesso, una simile operazione segnerebbe un’inversione di prospettiva rilevante per l’intero settore, perché significherebbe non limitarsi più a esportare tecnologia tedesca verso la Cina, ma iniziare a utilizzare piattaforme nate nel mercato cinese per rafforzare la propria posizione competitiva a livello globale.
