Per il sesto anno di fila, Toyota chiude in testa alla classifica mondiale delle vendite. Un primato costruito su ibridizzazione, gamma vastissima e una presenza geografica che pochi costruttori possono permettersi. I veicoli elettrici, in tutto questo, contano ancora poco. Non sono stati loro a tenere a bada il Gruppo Volkswagen, e Toyota non ha mai finto il contrario.
C-HR, Urban Cruiser, Highlander, qualcosa si muove, lentamente, nella direzione che il mercato sembra indicare. Ma la casa di Nagoya resta strutturalmente più a suo agio tra le piastre di un ibrido che tra i moduli di una batteria agli ioni di litio. Lo dice la strategia, e soprattutto lo dice Akio Toyoda, ex presidente e CEO, con schiettezza.

In un’intervista a Carwow, Toyoda ha dichiarato di sentirsi “molto solo”. Tutti stanno abbracciando l’elettrico, e lui continua ad amare suoni, odori e meccanica dei motori termici. Vuole che i fornitori di motori conservino i loro posti di lavoro. Tre o quattro anni fa, racconta, era l’unico a dirlo ai media. Oggi ha l’impressione che lo sia ancora.
Quel che è certo è che il suo scetticismo non è soltanto nostalgico. L’anno scorso Toyoda ha stimato che i 27 milioni di ibridi venduti dal gruppo fino a quel momento avessero un’impronta carbonica equivalente a quella di nove milioni di elettriche, tenendo conto di produzione delle batterie e dei veicoli stessi. I calcoli partivano dall’ipotesi di produzione in Giappone, dove le centrali termoelettriche pesano ancora molto nel mix energetico: in quello scenario, un’elettrica vale tre ibride in termini di impatto ambientale.

Toyota, intanto, non smette di investire sui motori termici. Gazoo Racing lavora a un quattro cilindri turbo da 2.0 litri per i futuri modelli GR, incluso il ritorno della Celica. Parallelamente, è in sviluppo un nuovo V8 per la supercar ibrida GR GT. E sul fronte dei carburanti alternativi, il progetto TR LH2 Racing, il motore a combustione alimentato a idrogeno, debutta proprio questa settimana alla 24 Ore di Le Mans.
