Smart torna a fare la cosa che sa fare meglio: com’è la piccola #2

Smart torna alle origini con la nuova #2: una microcar elettrica da 2,7 metri pronta a debuttare al Salone di Pechino 2026. Basterà?
Smart #2 2026 Smart #2 2026

Hanno dovuto sbattere il muso contro i numeri impietosi del mercato cinese, ovvero meno di tremila unità consegnate in due mesi, praticamente un arrotondamento per i colossi orientali, per capire che una Smart lunga cinque metri è un controsenso non solo commerciale.

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Dopo anni passati a inseguire SUV e berline extra-large, culminata nel paradosso della Smart #6 EHD, il brand sembra aver finalmente imboccato la via della redenzione. Si chiama Smart #2 ed è il tentativo disperato, ma tecnicamente interessante, di tornare a casa, ovvero in quella nicchia di microcar elettrica che non avrebbe mai dovuto abbandonare.

Smart #2 2026
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Avvistata durante i test su strada lo scorso 6 aprile, la nuova creatura della joint venture tra Mercedes e Geely si presenterà ufficialmente al Salone dell’Auto di Pechino 2026. Le dimensioni parlano la lingua della ragione: 2,7 metri di lunghezza e un passo di 1,9. È, a tutti gli effetti, l’erede spirituale della ForTwo di seconda generazione, quella che infilavi ovunque e che non pretendeva di scalare l’Everest.

Il design, firmato dal centro stile Mercedes, non nasconde l’atto di riconciliazione: sbalzi ridotti al minimo e un carattere deciso che ammicca al passato, pur nascondendo sotto la pelle l’architettura modulare ECA di matrice cinese.

Smart #2 2026

Il CEO globale di Smart, Tong Xiangbei, ha cercato di indorare la pillola sostenendo che costruire una piccola auto sia tecnicamente più complesso che sfornare un transatlantico su ruote. Un’affermazione che suona come una giustificazione tardiva per gli anni sprecati a inseguire margini di profitto su segmenti che non appartengono al DNA del marchio. La Smart #2 è un concentrato di pragmatismo, motore posteriore singolo e una batteria da 30 kWh che promette l’autonomia necessaria per la giungla urbana.

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Resta da capire se questo “ritorno al futuro” basterà a risollevare le sorti di un marchio che, tra maniglie a scomparsa e cerchi in lega, ha rischiato di perdere la propria identità. La sfida vera si gioca in Cina, dove le microcar a basso costo stanno riscrivendo le gerarchie sociali e industriali. Il lancio è previsto per la fine del 2026.