In Italia, il passaggio alla mobilità sostenibile sembrava destinato a restare un esercizio per pochi temerari o per chi ha una pazienza infinita davanti ai costi di ricarica al kWh. Giorgia Meloni (almeno con le belle parole) ha però deciso che è giunto il momento di dare una scossa al mercato delle auto elettriche.
Il problema non è tanto la mancanza di modelli appetibili, quanto il paradosso tutto italiano per cui fare il pieno di elettroni rischia di costare più di una cena in un ristorante stellato. Mentre il resto d’Europa viaggia su tariffe energetiche umane, il Belpaese detiene il poco invidiabile primato di una delle ricariche pubbliche più care del Continente, un ostacolo che sta letteralmente paralizzando le vendite e mettendo in crisi l’intera filiera.

L’intervento governativo punta dritto al cuore del problema: il prezzo della ricarica. L’obiettivo è calmierare i costi per rendere l’auto a batteria non solo una scelta ecologica, ma finalmente logica per il portafoglio. Non si tratta solo di amore per l’ambiente, ma di una necessaria operazione di salvataggio industriale.
Con la scadenza europea del 2035 che incombe come una ghigliottina, il Governo sembra aver capito (finalmente?) che senza un abbattimento dei costi energetici, gli incentivi all’acquisto rimangono poco più che un palliativo. Il piano prevede una regolamentazione più severa dei margini degli operatori e possibili sussidi diretti per ridurre l’impatto delle tariffe di rete, che oggi pesano come macigni sulla bolletta di chi sceglie la spina.

Abbiamo promosso per anni la transizione ecologica dimenticandoci che, se l’energia costa come il platino, il cittadino medio preferirà sempre il caro vecchio motore termico. Il provvedimento atteso per il 2026 mira a riequilibrare questo squilibrio, cercando di allineare l’Italia ai partner europei dove la mobilità elettrica è già una realtà quotidiana.
Tutto da vedere dunque. Se l’operazione avrà successo, potremmo finalmente smettere di guardare le colonnine di ricarica con lo stesso timore con cui si guarda un esattore delle tasse. In caso contrario, l’auto elettrica in Italia resterà un bellissimo e silenzioso oggetto d’arredamento urbano.
