Circa 60mila auto consegnate in tre mesi possono sembrare un risultato di cui molti costruttori andrebbero fieri. Per Porsche, invece, sono la fotografia di un trimestre da archiviare in fretta. Nel primo quarto del 2026 la casa di Stoccarda ha consegnato 60.991 veicoli, il 15% in meno rispetto agli stessi mesi del 2025, quando il contatore si era fermato a 71.470 unità. Un passo indietro che non si può spiegare con una sola causa e che racconta, in realtà, qualcosa di più grande della semplice performance trimestrale.
I numeri più dolorosi arrivano dal fronte elettrico. La Taycan, berlina elettrica che Porsche ha costruito come simbolo della propria transizione, ha trovato solo 3.420 acquirenti, segnando un calo del 19% rispetto a un primo trimestre 2025 che non era già stato memorabile. Situazione analoga per la Macan full electric, ferma a 8.079 unità, mentre la versione a benzina della stessa Macan, incredibilmente, ancora in vendita altrove nonostante non lo sia più in Europa, ha raggiunto quota 10.130 esemplari. Il mercato continua a fare quello che vuole, indipendentemente dai piani industriali.

Il totale dei veicoli completamente elettrici consegnati nel periodo si è assestato a 11.499 unità, pari a una quota del 18,8%, meno del 22,2% registrato sull’intero 2025. Un arretramento che l’arrivo della Cayenne elettrica, attesa nelle prossime settimane, proverà a invertire. Difficile immaginare che basti.
A pesare sui numeri complessivi ha contribuito anche lo stop alla produzione della 718 con motore a combustione, oltre all’eliminazione degli incentivi per i veicoli elettrificati negli Stati Uniti, un mercato che per Porsche vale quanto un asse portante.
In questo scenario, c’è un’eccezione che vale la pena sottolineare: la 911 ha segnato un +22%, con 13.889 unità consegnate. Il motore tradizionale, il sound, la purezza sportiva che nessun software può sintetizzare. La 911 continua a essere la risposta a domande che il mercato non smette di porsi.

Infine, la Cina. Anche Porsche si aggiunge alla lista dei marchi premium tedeschi che guardano al mercato cinese con crescente preoccupazione. Un -21% nel trimestre, con i produttori locali che continuano a guadagnare terreno a ritmi che, fino a pochi anni fa, sembravano fantascienza.
