Porsche sempre più sotto pressione: qualcosa sta cambiando

Michael Leiters guida Porsche verso una svolta strategica: rilancio del brand, nuovi obiettivi e sfide tra Cina ed elettrico.
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Con l’arrivo di Michael Leiters alla guida di Porsche, il marchio tedesco si prepara a voltare pagina dopo un lungo ciclo che, se da un lato ha portato profitti record, dall’altro lascia in eredità nodi difficili da sciogliere. Il decennio di Oliver Blume ha fatto crescere volumi e margini come mai prima, ma il 2025 si è rivelato un anno complicato, segnato dal crollo del mercato cinese e da una transizione elettrica che non ha dato i risultati sperati.

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Porsche si trova oggi a fare i conti con una realtà meno brillante di quanto il brand sia abituato a mostrare. I conti del terzo trimestre mostrano un calo registrato che rappresenta un campanello d’allarme serio. La stessa dirigenza ha ammesso che il 2025 si sarebbe chiuso senza crescita. Una prospettiva impensabile fino a pochi anni fa.

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Il principale problema arriva dalla Cina, un mercato che fino a poco tempo fa vedeva una quota enorme della produzione Porsche e che oggi sta rapidamente cambiando volto. I clienti più facoltosi guardano sempre meno ai marchi europei tradizionali e sempre di più ai costruttori locali, percepiti come più avanzati sul piano tecnologico. In questo scenario, anche un nome forte come Porsche fatica a mantenere il suo appeal.

Porsche macan

A complicare ulteriormente il quadro c’è la strategia elettrica. La Porsche Macan a batteria, chiamata a diventare il pilastro della nuova era, non sta incontrando il favore sperato. Le vendite sono deboli e lo stabilimento di Lipsia ha già rallentato i ritmi. Il prestigio del marchio non basta più a convincere clienti sempre più prudenti davanti all’elettrico.

Michael Leiters arriva quindi in un momento delicatissimo. Non dovrà gestire una fase di espansione, ma rimettere ordine, riportare attrattività ai prodotti e allo stesso tempo ridurre i costi. E infatti Porsche ha già iniziato a cambiare rotta. Il piano industriale è stato rivisto, con una svalutazione da 1,8 miliardi di euro e una decisione che fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile: allungare la vita dei motori termici e ibridi. Il futuro SUV a sette posti, inizialmente previsto solo elettrico, verrà ripensato, mentre Cayenne e Panamera resteranno in produzione ben oltre il previsto.

porsche cayenne electric off road
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Questo cambio di strategia, però, ha un prezzo. Per finanziare la svolta e rassicurare gli investitori, l’azienda ha avviato una politica di risparmio che include tagli ai premi, riduzione dei bonus e limiti più rigidi al lavoro da remoto. I sindacati sono già sul piede di guerra e temono che, nel lungo periodo, una parte consistente dei posti di lavoro possa andare persa.

Per difendere margini e immagine, Porsche punta ora con decisione sull’ultra-lusso e sulla personalizzazione estrema. Il programma Sonderwunsch diventa centrale, con l’obiettivo di trasformare lo storico impianto in una sorta di atelier per modelli esclusivi e ad altissimo valore. In questo contesto, la Taycan rischia di diventare l’anello debole della gamma, con una carriera che potrebbe accorciarsi ulteriormente.

Le prossime settimane saranno decisive. Leiters dovrà trovare un equilibrio, evitando tensioni interne che potrebbero sfociare in conflitti aperti. Solo dopo potrà concentrarsi sul dimostrare che Porsche può restare un marchio desiderabile e redditizio anche in un mondo in cui la Cina rallenta e l’elettrico non è più una promessa automatica di successo.