C’è un paradosso bello grosso che sta attraversando i Pirenei: la Spagna sta diventando, nel silenzio quasi assoluto, la “catena di montaggio” delle elettriche del Continente, mentre gli spagnoli, di fatto, continuano a guardare alle colonnine con molta diffidenza. Mentre a Madrid e dintorni si continua a sgasare con diesel e benzina come se fossimo nel 2010, i colossi mondiali hanno deciso che il futuro a zero emissioni passerà per le linee di produzione di Martorell, Saragozza e Vigo.
Dobbiamo parlare qui di quel puro e crudo realismo industriale. Ai piani alti di Stellantis, Renault e persino ai vertici dei giganti cinesi come BYD e Geely, del mercato interno spagnolo interessa meno di zero. Quello che conta è la capacità di sfornare auto e batterie a costi che in Germania o in Francia si sognano.

Ecco dunque come suonano appetitose fabbriche moderne sottoutilizzate dopo il declino del gasolio, manodopera qualificata che costa il giusto, energia rinnovabile a pioggia grazie a sole e vento, e una logistica che tra porti e ferrovie fa sempre gola. E poi, ovviamente, ci sono i sussidi pubblici, quel miele che fa ronzare le api del business.
Stellantis ha già piantato le tende pesantemente. Tra la Citroën ë-C4 prodotta a Madrid e le varie Opel Corsa-e o la nuova Lancia Ypsilon a Saragozza, il gruppo di Filosa ha trasformato da tempo la Spagna nel suo feudo elettrico. Dal 2026 arrivano pure i cinesi di Leapmotor e le gigafactory di CATL. Volkswagen non sta a guardare e punta tutto su Martorell e Pamplona per quelle city car elettriche economiche, come la Cupra Raval o la ID. Polo, che servono, a quanto pare, disperatamente all’Europa.

Più di tutti, si deve segnalare l’invasione silenziosa del Dragone. BYD e Geely puntano la penisola per aggirare i dazi di Bruxelles, pronti a riconvertire siti storici come quello Ford di Valencia. Mentre il cittadino medio di Siviglia rabbocca il serbatoio della sua vecchia vettura diesel, la sua fabbrica dietro l’angolo sforna auto a batteria per i vicini del Nord. Un cortocircuito logico che, alla fine della fiera, produce solo una cosa: soldi. Almeno, fin quando i piani di elettrificazione hanno un senso.
