Godzilla non è in pensione. Sarebbe semplicemente in officina. Al Salone dell’Auto di New York 2026, Ponz Pandikuthira, uno degli uomini chiave di Nissan in Nord America, ha rotto un silenzio che durava da troppo tempo: la nuova GT-R non è un’ipotesi romantica da forum di appassionati, ma un progetto concreto con una scadenza precisa. Entro la fine del decennio, la R36 esisterà. E non sarà quello che molti temevano.
La svolta più importante non è l’arrivo della nuova generazione, ma quello che non sarà: un’elettrica pura. La strategia di sviluppo ha cambiato rotta durante il percorso, virando verso una soluzione ibrida che rimette al centro l’anima del mostro senza ignorare il mondo che è cambiato attorno a lui. I fan possono smettere di stringere i denti.

Il cuore del progetto è il motore VR38, il leggendario biturbo V6 che ha reso la GT-R un’icona tra i preparatori di ogni latitudine. Non verrà archiviato. Verrà trasformato. Testate e pistoni nuovi gli permetteranno di dialogare con un sistema ibrido, aggiungendo quella risposta istantanea che solo l’elettrico sa dare senza tradire il carattere meccanico della vettura. Un monoblocco quasi indistruttibile che cambia abito senza cambiare natura.
Dietro questa scelta c’è anche la matematica delle normative. Per sopravvivere come global car sui mercati europeo e americano, la R36 deve fare i conti con Euro 7. L’elettrificazione non è quindi una concessione ideologica, ma il prezzo necessario per permettere a Godzilla di continuare ad esistere su strada. E possibilmente, di farlo nel modo che gli è più congeniale: dominando l’asfalto del Nürburgring. Il nome dell’Inferno Verde è già tornato a risuonare nelle dichiarazioni dei vertici Nissan, a confermare che questo non sarà un esercizio sostenibile, ma una belva affinata sul Ring.

La Nissan GT-R R36 nascerà su un telaio completamente inedito. Gli annunci ufficiali sono attesi per il 2028, il lancio reale si avvicina al 2030. L’attesa è ancora lunga, ma almeno ora ha una direzione. E un motore che batte ancora.
