Vale 200 milioni di euro il via libera che la Commissione europea ha appena accordato alla Spagna per sovvenzionare la produzione di batterie per veicoli elettrici e tecnologie all’idrogeno. Un’approvazione non scontata, dato che gli “aiuti di Stato” richiedono il placet di Bruxelles, arrivata con una formula che, nel lessico comunitario, suona quasi come una standing ovation. Il programma è stato giudicato “necessario, appropriato e proporzionato”.
Il finanziamento rientra nel programma PERTE, il piano spagnolo per la filiera dei veicoli elettrici, ed è formalmente aperto alle aziende del settore fino al 30 giugno 2026. Copre l’ampliamento delle capacità produttive di celle e pack per EV, componenti a idrogeno, ma anche il recupero e la produzione di materie prime critiche, quelle stesse materie prime su cui l’Europa ha costruito la sua dipendenza dalla Cina con una coerenza degna di miglior causa.

L’approvazione si inserisce nel quadro del Clean Industrial Deal, il nuovo framework normativo UE per gli aiuti di Stato nei settori strategici della transizione, adottato a metà 2025 e operativo fino al 2030-31. Un’architettura pensata per accelerare i processi burocratici e, soprattutto, per non lasciare campo libero agli americani e ai cinesi.
Ma i 200 milioni approvati dall’UE sono solo una fetta del mosaico spagnolo. La Spagna ha in cantiere un piano ben più ambizioso, articolato attorno a “España Auto 2030”. Il programma “Plan Auto+” eroga 400 milioni direttamente ai consumatori nel 2026 per abbattere i prezzi di acquisto dei veicoli elettrici; “Moves Corredores” stanzia 300 milioni per l’infrastruttura di ricarica; e altri 580 milioni confluiranno nel PERTE durante lo stesso anno.

In totale, si parla di oltre 1,4 miliardi di euro mobilitati nel solo 2026. Non male per un Paese che deve ancora pubblicare i criteri definitivi di accesso ai fondi, in attesa, pare, di integrare un sistema di calcolo dell’impronta di CO2 ispirato al modello francese.
Come ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione Teresa Ribera, in un momento di “crescente incertezza geopolitica” investire in batterie e idrogeno non è solo una questione di competitività industriale, ma di “resilienza e sovranità”. Parole giuste. Adesso bisogna vedere se i fondi arriveranno prima che la finestra si chiuda.
