Servono dieci secondi, un cacciavite, una leva decisa sotto il bordo della griglia, e la tua Volkswagen si ritrova con un buco al posto del logo e fili che penzolano nell’aria (che diventa improvvisamente gelida, anche se l’estate è torrida) del mattino. Non è vandalismo, ma un furto chirurgico, e il bersaglio vero non è certo la plastica cromata.

Dietro il badge del marchio, su Golf, Polo e buona parte della gamma Volkswagen, si nasconde il modulo radar del cruise control adattivo e del sistema di frenata automatica d’emergenza. Un componente piccolo e sufficientemente prezioso da giustificare un’intera rete di traffico organizzato.
L’operazione richiede poco, troppo poco. Il ricavato, per chi ruba, è di circa cento euro a pezzo. Per chi subisce il furto, il conto in concessionaria supera facilmente i 1.500 euro, badge, modulo radar e calibrazione obbligatoria su banco elettronico inclusi. In alcuni casi si arriva vicini ai 2.000, a seconda del modello.

L’auto continua a funzionare. Supera la revisione senza problemi, porta ancora da A a B. Il cruscotto però lampeggia, il cruise control non risponde, il limitatore di velocità ignora qualsiasi input. Guidare con un messaggio di errore fisso davanti agli occhi, sapendo che qualcuno ha guadagnato cento euro mentre tu ne perdi duemila, è un’esperienza che lascia il segno.
Volkswagen sostiene che ogni modulo è protetto da un codice elettronico univoco, legato al numero di serie del veicolo originale, e che dovrebbe renderlo inutilizzabile altrove. Con il software diagnostico giusto, però, riprogrammare un sensore rubato non è impossibile, e le reti di rivendita informale ci hanno messo poco a capirlo. I moduli ricompaiono nel giro di ore su piattaforme di ricambi usati o finiscono nei retrobottega di officine compiacenti.
Il costruttore ha attivato programmi di assistenza parziale, abbattendo il conto di circa 500 euro per alcuni clienti, ma l’accesso dipende dal profilo del proprietario e dalla sua fedeltà alla rete ufficiale. Chi non rientra nei parametri giusti paga tutto.
Nel frattempo, i proprietari si arrangiano: coperture di plastica fissate con stucco adesivo, loghi incollati dal retro, e nei casi più creativi, o più esasperati, lamette da barba nascoste dietro la griglia.
