Il nitrato di ammonio non è gentile con il passare del tempo, proprio per niente. Calore e umidità lo degradano fino al punto in cui un impatto, quello stesso impatto che l’airbag dovrebbe assorbire per proteggere gli occupanti in un veicolo, può trasformare l’involucro in acciaio in un lanciatore di schegge dirette verso il volto del conducente. È questa la natura del difetto Takata, noto da anni, e ancora irrisolto per centinaia di migliaia di automobilisti francesi.

L’associazione dei consumatori CLCV in Francia ha deciso che non basta aspettare e ha avviato due procedimenti distinti presso il tribunale di Parigi. Nel mirino ci sono il Gruppo Volkswagen e BMW. L’obiettivo è far riconoscere la responsabilità dei costruttori nella gestione di una crisi prolungata e ottenere un risarcimento per il disagio subito dagli automobilisti a bordo di veicoli con airbag Takata. Si parla di oltre 260.000 proprietari coinvolti per BMW, circa 230.000 per il gruppo di Wolfsburg, e solo in Francia.
Quel che emerge dalle testimonianze raccolte dalle sedi CLCV è uno schema preciso: lettera allarmante recapitata per posta, seguita da mesi di attesa perché i pezzi di ricambio non ci sono. I clienti si trovano stretti tra il timore fondato che il volante nasconda qualcosa di pericoloso e l’impossibilità concreta di ottenere un appuntamento in tempi ragionevoli. Tempi di attesa che in alcuni casi si estendono dai due ai sei mesi.

Jeudi 4 novembre 2025
Société
La MMA (Mutuelles du Mans Assurances) a organisé un crash-test entre en vehicule leger lancé à 50 khm/l et une voiture sans permis.
Pascal Dragotto, cascadeur explique que les airbags ne se déclenchent pas tous et qu’il n’a pour l’instant pas rencontré de probléme lié au aribas défectueux Takata.
LP/Olivier Arandel
Nel frattempo, la normativa ha smesso di essere indulgente con i difetti Takata sui veicoli. I centri di revisione applicano ora linee guida rigide: se il veicolo è soggetto a un richiamo ufficiale di tipo Stop Drive e la sostituzione non risulta convalidata nei registri del produttore, la revisione non viene superata e l’auto viene ritirata dalla circolazione quella stessa sera. Una misura comprensibile nella logica della sicurezza stradale, ma che scarica il peso dell’inefficienza industriale direttamente sugli automobilisti che agiscono in buona fede.
Il cerino, inevitabile, finisce sempre in mano a chi ha meno colpe. I costruttori gestiscono i tempi, i tribunali iniziano a muoversi, e nel mezzo ci sono 490.000 persone con un’auto ferma o potenzialmente pericolosa. Difficile immaginare una definizione più precisa di crisi mal gestita.
