Porsche e la praticità non si sono mai frequentate molto. Il marchio di Stoccarda ha costruito la sua reputazione su curve prese troppo forte, motori boxer urlanti e la guida come atto (quasi) irrazionale. Il modello più versatile mai uscito da Zuffenhausen? La Cayenne, il che già la dice lunga.
C’è però chi ha voluto spingersi oltre, con quella particolare combinazione di visione e incoscienza che di solito produce, il più delle volte, disastri costosi. Un neozelandese, dove pare abbiano molto tempo e fantasia, ha preso un Cayenne diesel del 2011 e l’ha trasformata in un pick-up. Omologato, su strada pubblica e con ben 80.000 dollari investiti.

Prima di scandalizzarsi, vale la pena ricordare che Porsche e i veicoli da lavoro hanno una storia più lunga di quanto si pensi. Tra il 1950 e il 1963, circa 125.000 trattori agricoli girarono per le campagne tedesche e austriache con motori diesel raffreddati ad aria firmati Porsche. Non erano auto Porsche, tecnicamente, ma poco importa.
Dal 2002 a oggi, la Cayenne ha superato il milione di unità prodotte, dieci volte il totale di quei trattori. Ed è stata anche la prima Porsche di serie con un diesel sotto il cofano, un dettaglio che oggi suona quasi vintage, considerato che dal 2018 Stoccarda ha archiviato per sempre questi motori, puntando di più sull’elettrificazione.
Questo pick-up Cayenne è oggi in vendita da una concessionaria di Christchurch, la stessa città in cui ha vissuto tutta la sua vita. Il contachilometri segna 204.000 km, la guida è a destra e la meccanica è sostanzialmente quella di serie: V6 3.0 diesel da 240 CV, 550 Nm di coppia, cambio automatico a otto rapporti, trazione integrale. Nessuna modifica al powertrain, solo la carrozzeria trasformata con una certa convinzione.

Il prezzo richiesto è di circa 30.000 dollari. Meno della metà di quanto è costato costruirlo. Una perdita secca, quella che si accetta solo quando si è fatto qualcosa per il gusto di farlo, o quando ci si rende conto, troppo tardi, che il mercato per un pick-up Porsche artigianale è, diciamo, di nicchia.
