Ventisei anni di joint venture, e il futuro vale comunque la pena di essere firmato. Honda e Guangzhou Automobile Group (GAC) hanno prolungato l’accordo che governa GAC Honda fino al 2038, una mossa che dice tutto sulla volontà nipponica di non mollare il mercato più grande del mondo, anche quando quel mercato ti sta divorando.
Nella prima metà del 2026, GAC Honda ha venduto 64.150 unità, il 53% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una joint venture che dall’avvio, nel 1999, ha cumulato oltre 11 milioni di veicoli prodotti, si ritrova a fare i conti con una Cina che ha decisamente cambiato passo. La transizione verso i veicoli a nuova energia (NEV) è andata troppo veloce, e i modelli tradizionali di Honda hanno perso terreno a favore dei costruttori locali che nei segmenti elettrificati dominano ormai per prezzo, tecnologia e software.

Honda non si fa illusioni sul contesto. Nel comunicato ufficiale parla esplicitamente di “concorrenza che si intensifica a fronte del rapido progresso dell’elettrificazione e delle tecnologie intelligenti”, un’ammissione velata che la strada fin qui percorsa non basta più.
Il piano, almeno nelle intenzioni, è sfruttare le risorse incrociate di Honda e GAC per offrire prodotti in grado di rispondere alle esigenze dei clienti cinesi, che oggi significa quasi esclusivamente clienti che vogliono elettrici connessi, aggiornabili, competitivi sul prezzo.

GAC Honda è solo una delle due joint venture cinesi di Honda: c’è anche Dongfeng Honda Automobile Company a Wuhan, e insieme le due strutture contano sei impianti di assemblaggio per una capacità combinata di 1,2 milioni di veicoli. Troppa capacità per i volumi attuali, e probabilmente anche per quelli a breve termine.
Secondo indiscrezioni dei media locali, Honda starebbe valutando di fermare la produzione termica in almeno uno degli stabilimenti GAC Honda, convertendo le risorse verso i veicoli elettrici a batteria destinati sia al mercato interno che all’export.
Rinnovare l’accordo fino al 2038 è un segnale di continuità, d’altronde, smontare una joint venture di questa dimensione ha costi e tempi enormi. Meglio restare e trasformarsi, evidentemente, che uscire e ricominciare altrove.
