Grafite sintetica, la soluzione per sfidare la Cina nel mercato delle batterie per auto elettriche

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A battere questa strada sono per ora le aziende statunitensi
Batterie auto elettriche

La posizione di preminenza della Cina nel settore dell’auto elettrica è dovuta ad una serie di fattori, indicati in un recente studio di UBS. Tra di essi anche la leadership detenuta nella produzione di batterie, resa possibile dalla costruzione di una rete di approvvigionamento adeguata. Una rete che consente al settore industriale di avere materie prime e semilavorati in quantità e prezzi tali da rendere possibile un vantaggio competitivo nei confronti di Stati Uniti ed Europa.

Tra gli elementi che hanno contribuito in maniera determinante in tal senso, occorre sottolineare la grande disponibilità di grafite, materiale indispensabile per gli anodi delle batterie. Forma cristallina di carbonio, pur non considerato come litio e cobalto, è però molto più utilizzato rispetto ad essi: quasi quattro volte più del primo, quasi nove più del secondo.

Dopo essere rimasti sostanzialmente fermi dal 2020, i prezzi di questo materiale hanno iniziato a correre nel corso del 2022, dando luogo ad un rincaro del 25%, raggiungendo gli 812,50 dollari per tonnellata. Proprio tale corsa ha spinto molti produttori ad attivarsi per bloccare sin da ora il prezzo. Nel corso degli ultimi mesi, di conseguenza, aziende come Tesla e il gigante delle batterie Panasonic hanno deciso di firmare accordi con fornitori emergenti al fine di assicurarsi forniture adeguate.

Di fronte a questa realtà, per la concorrenza occidentale diventa comunque fondamentale percorrere strade alternative. L’ultima in tal senso è rappresentata dalla grafite sintetica. Andiamo quindi a cercare di capire cosa sia e, soprattutto, perché potrebbe incrinare in qualche modo il dominio della Cina nel settore delle auto elettriche.

Batterie per auto elettrica

Grafite sintetica: di cosa si tratta

Per grafite sintetica si intende l’elemento a base di carbonio che è stato sviluppato alla fine del XIX secolo al fine di essere utilizzato per una serie di processi produttivi. Dai quali, sino a qualche anno fa, era escluso quello dell’automotive.

Per capire meglio la sua importanza, occorre ricordare che all’interno di una batteria utilizzata per le auto elettriche è presente una quantità di grafite oscillante tra 50 e 100 chilogrammi. In pratica, ognuna di esse presenta grafite in quantità doppia rispetto al litio. L’estrazione della grafite naturale vede in questo momento un vero e proprio monopolista, se si pensa che il 90% della stessa è condotta all’interno del territorio cinese.

Una presenza destinata, come è facile prevedere, ad avvantaggiare i produttori cinesi di modelli green. Per provare a spezzare questa vera e propria rendita di posizione, in molti hanno iniziato a guardarsi intorno. Una necessità derivante dai dati nudi e crudi e da una impetuosa crescita della sua utilizzazione negli anodi delle batterie agli ioni di litio.

Si calcola infatti che entro il 2025 il 65% di esse potrebbe essere realizzato proprio utilizzando questo materiale. Un dato che è stato avanzato all’interno di uno studio pubblicato da Benchmark Mineral Intelligence cui si aggiunge quanto affermato dagli analisti di Mordor Intelligence, secondo i quali nel corso dei prossimi cinque anni il mercato di riferimento darà vita ad una crescita globale pari al 40%. Che tradotta in soldoni, vuol dire 4,2 miliardi di dollari entro il 2028.

La risposta delle aziende occidentali

La possibile chiave di volta per cercare perlomeno di riequilibrare una situazione estremamente problematica, è stata individuata dalle aziende occidentali nella grafite sintetica. Paradossalmente, per procedere su questa strada lo strumento più adatto sono quei sussidi governativi stigmatizzati dall’Unione Europea nel caso dei produttori cinesi.

In particolare, sono i sussidi dell’Inflaction Reduction Act, voluto da Joe Biden per calamitare aziende straniere, a fungere da grimaldello in tal senso. In base ai dati disponibili, infatti, è ormai assodato che utilizzando i fondi federali è più conveniente la costruzione di un impianto per la produzione di grafite sintetica che il possesso di una miniera in cui estrarre quella naturale.

Le tante aziende che hanno deciso di praticare questa strada, peraltro, hanno scoperto che la grafite sintetica comporta un abbattimento delle emissioni nocive pari al 90% nei confronti della raffinazione di grafite naturale che avviene lungo il territorio cinese. Un fatto da non sottovalutare, in un momento storico che vede la spasmodica attenzione dell’opinione pubblica nei confronti dell’ambiente.

L’importanza dei costi

I vantaggi carattere ambientale si vanno poi a sommare ad una maggiore purezza della grafite sintetica, tale da permettergli di conseguire prestazioni più elevate. Naturalmente, però, quando si parla di concorrenza nel settore delle auto elettriche, come dimostra del resto l’annuncio di un’inchiesta UE su quelli troppo bassi dei modelli cinesi, la questione fondamentale è rappresentata dai prezzi.

Per quanto riguarda la grafite sintetica, dopo inizi in cui i costi erano molto elevati, ora la differenza con quella naturale si è ridotta nell’ordine del 10%. Un maggior costo che va comunque a sminuire i vantaggi garantiti in termini di prestazioni, rendendola di fatto non del tutto competitiva.

A ribadire questo dato di fatto è Chris Burns, amministratore delegato di Novonix, una società australiana operante nella fornitura di materiali per batterie. Secondo lui, infatti, la Cina continuerà a rappresentare l’attore maggioritario nella produzione di grafite ancora per uno o due decenni. Un giudizio che non sembra lontano dalla realtà.

Gli Stati Uniti puntano sulla grafite, sintetica o naturale

A percorrere la strada della grafite sintetica sono per ora soprattutto gli Stati Uniti. Anche se la strategia di Washington è molto più articolata, prevedendo allo stesso tempo la caccia alla grafite naturale. Lo scorso anno, infatti, il governo statunitense non ha esitato a concedere mezzo miliardo di dollari di sovvenzioni a tre produttori di grafite: Syrah Resources, Novonix e Anovion.

Ha poi deciso di concedere oltre 200 milioni di dollari nel quadro dell’IRA a Syrah, balzata agli onori delle cronache per la stipula di un accordo di fornitura di grafite con Tesla. L’azienda prevede di spedire quella estratta da un sito di produzione in Mozambico a un impianto di lavorazione posizionato in Louisiana e delegato alla sua trasformazione in materiale pronto per le batterie. Un dinamismo che ha spinto il Dipartimento dell’Energia ad approvare un prestito da 107 milioni di dollari.

Inoltre, l’amministrazione Biden ha aumentato l’attenzione nei confronti della grafite vincolando i nuovi crediti d’imposta per le auto elettriche alla quantità di materiale proveniente da fonti nazionali o da partner commerciali.

Sembra quindi abbastanza evidente come gli Stati Uniti non abbiano alcuna intenzione di vedersi distruggere il settore dell’automotive dalla Cina. Per farlo, hanno però deciso di rispondere alla sfida non solo con dazi commerciali, ma anche con la ricerca di nuovi materiali. A partire proprio dalla grafite.

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