La divisione Model E di Ford, quella che avrebbe dovuto portare il colosso di Dearborn dritto nel futuro elettrico, ha chiuso il 2025 con perdite operative per 4,8 miliardi di dollari. Non è un refuso. Quasi cinque miliardi bruciati in un solo anno su un fatturato di appena 6,7 miliardi. Praticamente, per ogni dollaro incassato, Ford ne ha persi altri in quella che sembra più un’operazione di beneficenza involontaria che un business sostenibile.
Il parco macchine della Model E è, sulla carta, rispettabile: Mustang Mach-E, il pick-up F-150 Lightning (la cui produzione è stata “sospesa” nella seconda metà del 2025), e i modelli Capri ed Explorer prodotti a Colonia per il mercato europeo.

Ma aspettate, c’è di più. Oltre ai 4,8 miliardi di perdite operative, Ford ha dovuto registrare svalutazioni per 10,7 miliardi di dollari solo nell’ultimo trimestre del 2025. Cancellazione di programmi e attività che non vedranno mai la luce, come il progetto T3, un pick-up elettrico di nuova generazione ora definitivamente abortito. In totale, le svalutazioni annunciate a dicembre hanno toccato quota 19,5 miliardi di dollari. Una ristrutturazione completa, si dice.
Il paradosso è che la divisione Model E ha mostrato “segnali di miglioramento”. I ricavi sono cresciuti del 73%, raggiungendo appunto i 6,7 miliardi. Peccato che le perdite siano calate solo del 9,4%. In pratica, Ford vende di più ma continua a perdere quasi tutto, schiacciata da costi fissi insostenibili che nemmeno volumi di vendita più alti riescono a compensare.

Guardando il quadro generale, la situazione è grottesca. La Model E rappresenta appena il 3,6% del fatturato totale di Ford (187,3 miliardi nel 2025), ma presenta perdite che le altre divisioni, tutte redditizie, devono coprire. Per il 2026, Ford prevede un “lieve miglioramento”. Le perdite scenderanno tra i 4,0 e i 4,5 miliardi. E poi ci sono ancora 7 miliardi di svalutazioni da spalmare tra il 2026 e il 2027. Benvenuti nella transizione elettrica secondo Ford.
