La Tesla Roadster compie dieci anni di ritardi e finalmente qualcuno parla chiaro. Non un bel compleanno, almeno, non di quelli che si celebrano davvero.
Jon McNeill, ex presidente di Tesla, ha rotto il silenzio su CNBC spiegando perché l’auto più attesa, e più rimandata, della storia recente non si vede ancora. Il colpevole ha un nome preciso: SpaceX, anzi, la sua tecnologia di propulsori a gas freddo, quella roba che spinge i razzi nello spazio e che qualcuno ha deciso di infilare sotto al cofano di una berlina.
Il progetto, noto internamente come A71, prevede propulsori a gas compresso orientati verso il suolo. Servono a due cose, tenere la Roadster incollata all’asfalto durante accelerazioni estreme e, stando alle parole di McNeill, forse anche a farla levitare. “Non so se vedremo il volo, ma potremmo vederla rimanere sospesa in aria”, ha detto l’ex presidente. Frase che lascia aperta ogni interpretazione, e probabilmente è proprio questo il punto.
L’obiettivo dichiarato è uno 0-100 in meno di un secondo. Numero che fa effetto sulla carta ma che nella realtà quotidiana vale molto poco. Le auto moderne sono già talmente veloci da essere inutilizzabili su strada: un’accelerazione sotto i quattro secondi è già roba da circuito con pilota professionista. Andare oltre è puro marketing.
La Roadster era stata presentata nel 2017 con consegne promesse per il 2020. Da allora, un milione di rinvii per un milione di motivi. Nel 2021 Tesla ha rimosso dal sito le stime ufficiali di consegna. Le proiezioni più recenti parlano di fine 2026 per gli aggiornamenti sul debutto, produzione vera forse tra il 2027 e il 2028.
McNeill ha però aggiunto un dettaglio. Secondo lui, l’integrazione con SpaceX non sarà un episodio isolato: i due universi di Musk potrebbero convergere in modo sempre più strutturato, fino a una fusione vera e propria. “Elon si rende conto che Tesla ha bisogno di nuova energia”, ha detto, “e questo sarà probabilmente un tentativo neanche troppo velato di unire il futuro delle due aziende”.






